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Maltempo, i sindaci: si rivedano regole su allerta meteo, cambiamenti climatici impongono un dibattito alto

di Giuseppe Pellicanò

«È evidente che i cambiamenti climatici hanno prodotto nel Sud Europa fenomeni di tropicalizzazione, basti pensare a i numerosi eventi registrati in Italia anche in queste ultime settimane e al disastro registrato in Francia. Di fronte a questa situazione i sindaci, che sono i diretti referenti dei cittadini, devono far fronte comune per ottenere da una parte regole certe per l'allarme e l'intervento e dall'altro il progressivo risanamento del territorio». Lo sottolinea Enzo Bianco, sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale dell'Anci, che già questa settimana incontrerà il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti e poi il responsabile nazionale della Protezione civile in vista della riunione che si svolgerà a Catania il 12 novembre, con l'obiettivo di testare le nuove regole per l'allerta meteo proprio nella area etnea.
Il sindaco ha raccontato quanto avvenuto nella città etnea, con «danni incalcolabili provocati da terribili mareggiate e temporali ripetuti con 400 centimetri d'acqua in poche ore e autentici fiumi che si riversavano dai paesi pedemontani allagando la circonvallazione e il centro storico». «Abbiamo sopportato tutto questo con grande dignità, ma adesso Stato e Regioni devono dare tutto il loro sostegno e la loro attenzione ai Comuni che hanno subito gravi danni dalla nuova ondata di maltempo. Penso – chiosa l'esponente Anci non solo a Catania ma anche a quanto accaduto in questi giorni a Reggio Calabria e a Benevento».

Necessarie nuove regole
Sulla necessità di definire nuove regole di fronte ad eventi meteo estremi, era intervenuto ieri il presidente dell'Anci. Piero Fassino, dopo aver espresso la solidarietà dell'associazione al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà e ai cittadini, per le violente alluvioni degli ultimi giorni nel reggino, ha chiesto l'avvio un confronto serrato su questi temi con il Governo e nella sede della conferenza Unificata. Tutto questo, «ritenendo inderogabile adeguare i sistemi di allertamento, di pronto intervento e dei sistemi locali di protezione civile nonché della pianificazione nella gestione dei rischi locali», ha argomentato.
Una posizione condivisa dal sindaco di Benevento Fausto Pepe, che paragona l'alluvione che ha colpito Benevento e provincia, prima il 15 e poi il 19 ottobre, al terremoto dell'80. «Non potevamo aspettarci ciò che è accaduto il 14 ed il 15 ottobre scorsi. Per quella notte la Protezione civile aveva diramato un codice arancione, come già altre 30 volte era accaduto nel corso dell'anno, compreso il 15 agosto, e mai si erano verificati eventi di tale intensità e con tali ripercussioni», ricorda il sindaco. «È chiaro che qualcosa è andato storto. Il 19 ottobre, giorno della secondo evento calamitoso, il codice diramato è stato rosso e ci ha messo in condizione di preparare adeguatamente la città e i cittadini. Per questo – conclude Pepe - è inderogabile l'adeguamento dei sistemi di allerta nonché della pianificazione nella gestione dei rischi locali».

Il sostegno di interlocutori nazionali
Punta, invece, sul sostegno dei massimi interlocutori nazionali il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, per fare uscire il territorio metropolitano dall'emergenza dopo giorni di intensa pioggia sull'intera provincia reggina. «La vicinanza di governo ed Anci, sostanziale e non solo formale, ci consentirà di procedere velocemente all'opera di ripristino di tutte le criticità e subito dopo alla programmazione degli interventi necessari affinché episodi del genere non si verifichino più«, sottolinea il giovane sindaco.
«Le condizioni meteo sono stabili e non sono previste precipitazioni. Le emergenze sono tante – spiega ancora il sindaco - ma stiamo lavorando per risolvere le criticità principali, come il ripristino della corrente elettrica e dell'erogazione dell'acqua". "Si devono ripristinare i collegamenti viari e ferroviari, molti centri della provincia sono rimasti isolati. Ma la situazione – rimarca - è ancora dinamica: i geologi ci hanno avvisato del rischio di ulteriori eventi franosi sui costoni più colpiti. In 48 ore é piovuta una quantità d'acqua pari alla metà di quella di un intero anno».

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