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Rumori notturni, riconosciuto il risarcimento del danno esistenziale e biologico

di Lorenzo Camarda

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Non è consentito disturbare la vita delle persone che, di notte, intendono riposare. Senza se e senza ma. E non risulta sufficiente invocare ragioni di impresa dell'intrattenimento musicale e danzante. E' quanto sancisce la Corte di cassazione che si allinea alla Corte di Strasburgo nella tutela della vita privata e familiare dei cittadini (Cassazione civile, sezione III, n.20927, del 16 ottobre 2015). E, così, condanna i disturbatori notturni anche al risarcimento del danno esistenziale e di quello biologico.

Il caso
Alcuni cittadini, lamentando immissioni acustiche notturne intollerabili a carico delle loro abitazioni, chiamano in giudizio una società a responsabilità limitata, un consorzio intercomunale di sviluppo industriale e il comune di Pessano con Bornago. Rispondono in giudizio gli interessati asserendo che: la zona incriminata è qualificata zona esclusivamente industriale; l'attività si configura di intrattenimento musicale e danzante; l'attività, programmata per la sola stagione estiva, è in regola sotto il profilo amministrativo.
Il Tribunale di Milano, giudice di prime cure, accoglie la domanda dei cittadini e riconosce loro il risarcimento del danno esistenziale ed anche, per una di questi, il danno biologico. Oltre a stabilire il divieto di tenere trattenimenti musicali danzanti al di fuori di un determinato immobile.
Successivamente, la Corte di appello di Milano rigetta integralmente l'appello proposto dalla Società a responsabilità limitata e la Corte di cassazione civile rigetta anche l'appello in terzo grado con spese di lite in capo al ricorrente.

I motivi della decisione della Corte di cassazione
Le ragioni della decisione della Corte di cassazione si articolano in cinque punti.
Con il primo punto la Corte smonta le deduzioni poste da parte della srl ricorrente con le quali sosteneva che la zona presa in considerazione appartiene alla classe VI di zonizzazione acustica (esclusivamente industriale). Il giudice di terzo grado evidenzia che, nella fattispecie concreta presa all'esame, la qualifica non risulta essere in vigore in quanto la delibera di approvazione del piano di zonizzazione, che la prevedeva, è stata annullata dal Tar. Pertanto, allo stato attuale, non esistendo alcun piano, vale esclusivamente quanto prevede l'articolo 844 codice civile che regola i rapporti tra i proprietari di fondi vicini.
Con il secondo punto la Corte smonta le deduzioni poste da parte della srl ricorrente con le quali sosteneva che, pur vigendo l'articolo 844 codice civile, sono fatte salve, in ogni caso, le disposizioni di legge e di regolamento vigenti che disciplinano specifiche sorgenti rumorose. E, nella fattispecie concreta all'esame, varrebbe il Dpcm 19 novembre 1997. Anche questo motivo risulta infondato in quanto la stessa Corte costituzionale con ordinanza 103/2011 ha ritenuto che non può aprioristicamente riconoscersi una portata derogatoria rispetto alla disciplina del codice in tema di immissioni.
Con il terzo punto la Corte respinge le violazioni degli articoli 115 e 116 cpc in quanto la srl ricorrente non critica la motivazione della sentenza del giudice di appello, ma censura i criteri di calcolo adottati dallo stesso consulente.
Con il quarto punto la Corte respinge le critiche avanzate dalla srl ricorrente che deduce la violazione dell'articolo 844 codice civile, comma 2, in relazione al mancato contemperamento delle ragioni della produzione con quelle della proprietà, nonché l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sulle misure di mitigazione del suono adottate dalla stessa ricorrente. La Corte evidenzia che il giudizio di contemperamento degli interessi è una tipica valutazione di fatto, non censurabile se non sotto il profilo del vizio di motivazione.
Con il quinto punto la Corte respinge le critiche avanzate dalla srl ricorrente che denuncia la violazione e falsa applicazione degli articoli 2056, 2059, 1223, 1226 codice civile per mancanza di nesso causale tra le immissioni ed il danno lamentato dai cittadini e ad essi liquidato (danno esistenziale e biologico). La Corte ribadisce che, in tema di risarcibilità del pregiudizio per immissioni che superino la soglia di tollerabilità, la Corte ha più volte affermato che, pur quando non risulti integrato un danno biologico, la lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria abitazione e del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane sono pregiudizi apprezzabili in termini di danno non patrimoniale.


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