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Attività off shore sotto la lente delle Regioni

di Pietro Verna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Dall'entrata in vigore del decreto legislativo 18 agosto 2015 n. 145(Attuazione della direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e che modifica la direttiva 2004/35/CE), le attività off shore sono sotto la lente delle Regioni. È l'effetto dell'articolo 8, comma 2, del decreto in forza del quale alle riunioni delle articolazioni sul territorio dell'Autorità responsabile dell'attuazione della direttiva in parola (Comitato per la sicurezza delle operazioni a mare) partecipa un tecnico competente in materia ambientale o mineraria, in rappresentanza della Regione interessata o da essa designata. Ciò – recita la relazione illustrativa del decreto - allo scopo di garantire una più completa valutazione degli aspetti socio-economici delle comunità costiere eventualmente impattate da incidenti o da potenziali rischi.

La partecipazione nel comitato per la sicurezza
La disposizione, che tiene conto del parere della Conferenza unificata Stato–Regioni del 30 luglio 2015 («la valutazione delle operazioni in mare e dei rischi potenziali connessi deve essere affrontata e valutata in stretta correlazione con le peculiarità locali dell'area ove sono presenti gli impianti e gli eventuali impatti di incidente») consente, dunque, alle Regioni di partecipare, attraverso i propri rappresentanti, ai lavori delle articolazioni periferiche ( Comitati territoriali) del Comitato per la sicurezza delle operazioni in mare di cui quest'ultimo si avvale per:
a) valutare le operazioni che potrebbero causare un rilascio accidentale di materiali tale da causare un incidente grave, ossia un'esplosione, un incendio, la perdita di controllo di un pozzo, la fuoriuscita idrocarburi e/o di sostanze pericolose, il danneggiamento di impianti o infrastrutture, che possono provocare incidenti mortali o lesioni personali gravi, ovvero «qualsiasi altro incidente che provoca un decesso o lesioni gravi a cinque o più persone che si trovano sull'impianto in mare o sulle infrastrutture ad esso connesse» ( articolo 2, lettera t);
b) vigilare sul rispetto della direttiva 2013/30/Ue da parte degli operatori, attraverso ispezioni, indagini e misure di esecuzione, all'esito delle quali il predetto Comitato può:
• vietare l'avvio di operazioni di qualsiasi impianto o infrastruttura a esso connessa, nei casi in cui le misure proposte nella relazione sui grandi rischi per la prevenzione o la limitazione delle conseguenze degli incidenti gravi siano considerate insufficienti;
• abbreviare, in casi eccezionali, i termini tra la presentazione della relazione sui grandi rischi e l'avvio delle operazioni, a condizione che non sia compromessa la tutela ambientale;
• imporre il miglioramento degli standard di sicurezza e, all'occorrenza, vietare il prosieguo delle attività;
c) valutare le attività di perforazione/riparazione/modifica dei pozzi petroliferi e i documenti sottoposti al vaglio dello stesso Comitato, quali:
• la politica aziendale di prevenzione degli incidenti gravi;
• il sistema di gestione della sicurezza e dell'ambiente applicabile agli impianti, quali: le modalità organizzative per il controllo dei grandi rischi, le modalità di preparazione e presentazione delle relazioni sui grandi rischi ed i sistemi di verifica indipendente istituiti ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo;
• il piano interno di sicurezza delle emergenze di tutti gli impianti, inclusi quelli non destinati alla produzione.

Aspetti operativi
L'operatività del decreto legislativo è legata a una serie adempimenti. In primis, la nomina da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri del Presidente del comitato per la sicurezza delle operazioni in mare. In secondo luogo, la designazione dei rappresentanti delle Regioni che dovranno partecipare alle riunioni del comitato territoriale, costituito dal direttore della Sezione dell'Ufficio minerario nazionale per gli idrocarburi e le geo- risorse (Umnig), dal direttore regionale dei Vigili del fuoco, dal comandante della Capitaneria di porto (o da un suo rappresentante) e da un Ufficiale Ammiraglio/Superiore designato dallo Stato Maggiore della Marina Militare. Ed, infine, l'emanazione di un decreto ad hoc del Presidente del Consiglio dei ministri, recante le modalità di funzionamento del comitato. Decreto, quest'ultimo, che definirà anche le funzioni che i rappresentanti delle Regioni dovranno assolvere, alla luce delle procedure indicate nell'allegato III del decreto legislativo in questione, quali, ad esempio, le priorità di azione, il modus operandi dei controlli ed «i meccanismi necessari per il funzionamento del Comitato, compresi la supervisione, il monitoraggio delle sue articolazioni sul territorio, le programmazioni e ispezioni congiunte e la ripartizione delle responsabilità per la gestione delle relazioni sui grandi rischi».


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