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Ogm: l'Italia bandisce le coltivazioni su tutto il territorio nazionale

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L’Italia ha notificato ufficialmente alla Commissione dell’Unione europea la richiesta di esclusione dell’intero territorio del Paese dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo, come previsto dalla nuova Direttiva 2015/412/UE dell'11 marzo 2015, che consente agli Stati membri di limitare o vietare integralmente al proprio interno la coltivazione degli organismi geneticamente modificati autorizzati dall’Unione.

La notifica
Il ministero delle Politiche agricole e forestali, con una nota ufficiale del 1 ottobre 2015, ha annunciato di aver inviato le formali richieste, di concerto con il Ministri dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro della Salute, nell’ottica della preservazione e promozione della qualità e della peculiarità del modello agricolo italiano e della salvaguardia del patrimonio di biodiversità del territorio italiano.
La scelta operata dal Governo italiano si aggiunge a quelle notificata, entro il termine previsto del 3 ottobre 2015, dal altri Stati Membri dell’Unione europea, quali Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Slovenia, e Ungheria, nonché la Scozia, il Galles e l’Irlanda del nord per la Gran Bretagna, oltre alla Regione della Vallonia per il Belgio.
L’area dei paesi contrari, in tutto in o parte, alla coltivazione di organismi geneticamente modificati, rappresenta quindi quasi i due terzi del territorio dell’Unione Europea, riguardando più della metà dei cittadini europei.

La Direttiva
La recente Direttiva Ue 2015/412 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell' 11 marzo 2015 , «che modifica la direttiva 2001/18/Ce per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul loro territorio», mira a garantire agli Stati membri, conformemente al principio di sussidiarietà, una maggiore flessibilità nel decidere se desiderino oppure no coltivare Ogm nel loro territorio, senza conseguenze per la valutazione del rischio prevista dal sistema dell'Unione di autorizzazione degli Ogm e indipendentemente dalle misure che gli Stati membri che coltivano Ogm sono autorizzati o tenuti a prendere per evitare la presenza involontaria di Ogm in altri prodotti o il pericolo di contaminazioni transfrontaliere.
Ai sensi del nuovo articolo 26-quarter della Direttiva 2001/18/Ce, recante “Misure transitorie”, dal 2 aprile 2015 al 3 ottobre 2015, ciascuno Stato membro ha potuto richiedere di adottare misure motivate che limitano o vietano in tutto il loro territorio o in parte di esso la coltivazione di un Ogm o di un gruppo di Ogm, adeguando l'ambito geografico di una notifica/domanda presentata, o di un'autorizzazione concessa, a norma della Direttiva o del Regolamento sugli Ogm anteriormente al 2 aprile 2015.
Tenuto conto che la legislazione europea adotta un livello di protezione della salute umana o animale e dell'ambiente che consente una valutazione scientifica uniforme in tutta l'Unione, ai sensi della Direttiva sugli Ogm, come di recente modifica, gli Stati Membri dovrebbero motivare le proprie richieste di divieto di coltivazione di Ogm in base a: «a) obiettivi di politica ambientale; b) pianificazione urbana e territoriale; c) uso del suolo; d) impatti socio-economici; e) esigenza di evitare la presenza di Ogm in altri prodotti, fatto salvo l'articolo 26 bis; f) obiettivi di politica agricola; g) ordine pubblico».

La normativa europea
Il quadro legislativo europeo in materia, è dettato dalla Direttiva 2001/18/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio e dal Regolamento (Ce) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio che disciplinano l'autorizzazione degli organismi geneticamente modificati (Ogm), pienamente applicabile agli Ogm da utilizzare nell'Unione ai fini della coltivazione come sementi o altri materiali di moltiplicazione delle piante («Ogm destinati alla coltivazione»).

Gli Ogm
Ai sensi di tale quadro normativo, per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio dell'Unione, ciascun Ogm destinato alla coltivazione deve essere sottoposto a una valutazione del rischio ai sensi dell'allegato che tenga conto degli effetti diretti e indiretti, immediati e differiti, nonché degli effetti cumulativi a lungo termine, sulla salute umana e l'ambiente, attraverso pareri scientifici che possano orientare il processo decisionale da parte delle istituzioni europee preposte.
La procedura di autorizzazione a livello Ue è tesa a garantire un elevato livello di tutela della vita e della salute umana, della salute e del benessere degli animali, dell'ambiente e degli interessi dei consumatori, assicurando al contempo l'efficace funzionamento del mercato interno, attraverso il raggiungimento di un livello uniforme ed elevato di protezione della salute, dell'ambiente e dei consumatori su tutto il territorio dell'Unione, in applicazione del “principio di precauzione”.
Una volta ottenuta la formale autorizzazione di ogni singolo Ogm alla coltivazione, conformemente al quadro normativo dell'Unione e purché soddisfi, per quanto concerne la varietà da immettere in commercio, le prescrizioni del diritto dell'Unione sulla commercializzazione delle sementi e dei materiali di moltiplicazione delle piante, gli Stati membri non sono autorizzati a vietarne, limitare o ostacolare la sua libera circolazione nel loro territorio, salvo che alle citate condizioni definite dalla medesima Direttiva Ogm.


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