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Radioattività nell'acqua potabile, l'Italia si adegua alle norme Euratom

di Pietro Verna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Mantenere le radiazioni ionizzanti presenti nell'acqua potabile entro il valore più basso ragionevolmente ottenibile. È l'obiettivo dell'articolo 15 della legge 6 luglio 2015 n. 11 (Legge di delegazione europea 2014)che delega il Governo a recepire, entro il 28 novembre 2015, la direttiva 2013/51 Euratom (Requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano) sulla base di due criteri direttivi specifici:
a) introduzione di misure di protezione della popolazione più rigorose rispetto alle norme minime stabilite dalla direttiva in parola;
b) introduzione dell' obbligo di informare le popolazioni interessate sulla presenza di «acque esentate» da controlli ex articolo 3 della stessa direttiva («gli Stati membri possono prevedere esenzioni per le acque destinate al consumo umano provenienti da una singola fonte che ne eroghi in media meno di 10 metri cubi al giorno o che approvvigioni meno di cinquanta persone») ed obbligo di informare le popolazioni «sul diritto ad ottenere dalle autorità competenti lo svolgimento di verifiche atte a escludere, in concreto, rischi per la salute connessi all'eventuale presenza di sostanze radioattive».
Criteri che – recita la relazione illustrativa del disegno di legge - tengono conto della raccomandazione 200/473 Euratom (Applicazione dell'articolo 36 del Trattato direttiva riguardante il controllo del grado di radioattività ambientale allo scopo di determinare l'insieme della popolazione) e che si conformano alla giurisprudenza della Corte di giustizia, secondo cui il compito di stabilire norme di sicurezza uniformi in materia di protezione sanitaria imposto dall'articolo 2, lettera b), del Trattato Euratom, non preclude agli Stati membri la possibilità di prevedere misure di protezione più rigorose.

Contenuto della nuova direttiva
La direttiva 2013/51 Euratom stabilisce i valori di parametro, la frequenza e i metodi per il controllo dei livelli di sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano, fatte salve le acque minerali riconosciute e delle acque medicinali, che continuano ad essere assoggettate alle direttive 2009/54 CE e 2001/83 CE, recepite, rispettivamente dai Dlgs 8 ottobre 2011 n. 176 e 24 aprile 2006 n. 219.
Di qui l'obbligo degli Stati membri di informare la popolazione «in modo adeguato ed appropriato» sulla qualità delle acque e di adottare un programma di controllo delle acque destinate al consumo umano che deve prevedere anche la messa in campo di provvedimenti correttivi per migliorare la qualità dell'acqua fino a un livello conforme ai requisiti per la tutela della salute umana sotto il profilo della radioprotezione. Programma che ogni Stato membro deve associare alla predisposizione di una serie di misure volte ad accertare il rispetto delle prescrizioni contenute negli articoli 5 e 6 della direttiva e nei relativi allegati tecnici, ossia:
• il controllo dei valori di parametro di radon, di trizio e di altre sostanze radioattive;
• i controlli relativi alla quantità di radiazione assorbita dal corpo umano causata dall'ingestione di sostanze radioattive artificiali e naturali contenute nell'acqua, la cosiddetta "dose indicativa" ("DI");
• la creazione di un sistema di controllo analitico di qualità delle acque consumate nel corso dell'anno posto sotto la sorveglianza di un'organizzazione esterna riconosciuta dall'autorità competente.

Aspetti applicativi della direttiva 2013/51/Euratom
Il recepimento della direttiva neo introdotta implica la rivisitazione del decreto legislativo 2 febbraio 2001 n.3 (Attuazione della direttiva 98/83 CE relativa alla qualità delle acque destinate all'uso umano) e del decreto legislativo 17 marzo 1995 n. 230, che recepisce le direttive 89/618 Euratom, 90/641 Euratom, 96/29 Euratom in materia di radiazioni ionizzanti, nonché il riordino delle competenze in materia di protezione sanitaria della popolazione attribuite al ministero dell'ambiente e della tutela del mare e del territorio e al Ministero della salute, con affidamento all'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) delle funzioni di coordinamento tecnico. Istituto che attualmente provvede a:
• coordinare i rilevamenti sulla radioattività effettuati dalle Regioni, a mezzo delle "reti di sorveglianza regionale";
• promuovere l'installazione di stazioni di prelevamento di campioni;
• trasmettere alle Istituzioni europee le informazioni relative ai rilevamenti effettuati, in ottemperanza all'articolo 36 del Trattato Euratom;
• diffondere i risultati delle misure rilevate a livello nazionale.


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