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La zona residenziale impone sempre i limiti al rumore

di Paola Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con il superamento dei 45 decibel nelle immissioni sonore scatta il reato di disturbo delle attività e del riposo delle persone per il gestore del chiosco che, per quanto si trovi su un noto e turistico lungomare, rientri però in un'area comunale classificata a destinazione «prevalentemente residenziale».
La Corte di cassazione con la sentenza n. 38523/15, depositata ieri, pur rigettando il ricorso per inammissibilità, non manca di svolgere osservazioni interessanti sull'inquadramento della fattispecie penale della condotta stigmatizzata dai giudici di merito.

La fattispecie penale
Dichiarata dai giudici di appello la prescrizione del reato di cui all'articolo 659 del Codice penale all'autore del disturbo veniva comunque comminato in via provvisionale il pagamento di 2mila euro a ciascuna delle parti civili, in attesa della determinazione in autonomo giudizio dell'esata quantificazione del danno. Veniva comminata l'ammenda, pari a 300 euro.
Nel ricorso il gestore aveva comunque contestato l'applicabilità del primo comma dell'articolo 659 del Codice penale, ritenendo corretto l'inquadramento della vcicenda nell'ambito del secondo comma che riguarda l'esercizio di mestieri normalmente rumorosi quale appunto sarebbe l'esercizio commerciale di un chiosco. Ma come chiarisce la Cassazione il rispetto dei limiti delle immisioni rumorose legate a un mestiere è indipendente dalla collocazione che invece qui rileva pienamente. Quel che sottolineano i giudici è che si rientra nella previsione del comma 1 che appunto punisce chi nell'emettere rumore superi il valore massimo consentito in orario nootturno per le zone prevalentemente residenziali quali quella del Poetto di Cagliari.

La norma sui decibel
Inoltre, il ricorrente contestava nel caso specifico che fossero state applicate le classificazioni previste dal Comune nel '94 con apposita delibera, cioé prima del Dpcm 14 novembre 1997 che attua la vigente legge quadro 447/1995. Ma la Cassazione sul punto precisa al ricorrente che anche non volendo tener conto di tale classificazione nel caso specifico erano comunque stati superati i limiti dei 45 decibel di immissioni rumorose in linea con quanto stabilisce il Dpcm del '97 per le zone di classe II cioè prevalentemente residenziali.



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