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Gas serra, le quote di emissione possono essere «ereditate» dagli impianti produttivi

di Mauro Calabrese

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Le quote di emissione di gas a effetto serra assegnate a impianti produttivi chiusi possono essere contabilizzate e utilizzate dallo stesso gestore per il ciclo 2008-2020, in base alla regola della razionalizzazione, che abbia trasferito la produzione in altre strutture di identica tipologia, anch’esse dotate di autorizzazione alle emissioni.

Il Tar del Lazio
Il Tribunale Amministrativo Regionale Lazio, Roma, Sezione II bis, con la sentenza del 2 settembre 2015, n. 11010 ha pertanto annullato la Deliberazione n.6 del 26 febbraio 2014, adottata dal Comitato Nazionale di Gestione e Attuazione della Direttiva 2003/87/CE e per il Supporto nelle Attività di Progetto del Protocollo di Kyoto, recante la “Adozione della tabella contenente la quantificazione dei diritti di credito internazionali utilizzabili per il periodo 2008-2020 dagli impianti fissi nazionale e dagli operatori aerei amministrati dall’Italia ai sensi del Regolamento (UE) 1123/2013 della Commissione del 9 novembre 2013”.
La censura riconosciuta dai giudici amministrativi riguarda la mancata attribuzione dei crediti internazionali Cer ed Eru in relazione all’assegnazione originaria di quote di emissione per impianti chiusi, a seguito dell’applicazione della regola della razionalizzazione delle produzioni, a favore di una società leader nella produzione di cemento, calcestruzzo e prodotti affini, gestore in Italia di otto cementifici a ciclo completo, compresi tra gli impianti di cui all’Allegato I della Direttiva 2003/87/CE e smi, che rientrano nel campo di applicazione dell’Ets (Emission Trading System) e sono sottoposte ai relativi obblighi.

I cementifici
Gli impianti cementifici, per operare, necessitano dell’autorizzazione a emettere gas a effetto serra ai sensi degli articoli 4 e seguenti del Dlgs n. 216/2006 e del successivo Dlgs 30/2013, dovendo restituire ogni anno un determinato ammontare di quote EUA (European Union Allowances), calcolato sulla base delle emissioni di gas a effetto serra prodotte nel corso dell’anno.
Per ottemperare agli impegni di riduzione delle emissioni nei Paese industrializzati e ai fini del meccanismo di restituzione delle quote Eua, corrispondenti alla quantità di emissioni rilasciate dagli impianti nell’anno solare precedente, sulla base della normativa europea delle Direttive 2003/87/CE, 2009/29/CE e del Regolamento 1123/2013/UE della Commissione Europea (recepite in Italia con i Dlgs n. 216/2006 e n. 30/2013), i gestori degli impianti autorizzati possono, in alternativa, anche utilizzare le tipologie di crediti internazionali, cosiddetti Eru (Emission Reduction Units) e Cer (Certified Emissions Reductions) che gli stessi abbiano ottenuto implementando progetti previsti dai meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto.

Joint Implementation (Ji) e Clean Development  Mechanism (Cdm)
I meccanismi flessibili supplementari perseguono un principio di efficienza, attraverso investimenti in interventi di mitigazione: con l’Implementazione Congiunta (Ji), i Paesi industrializzati possono realizzare progetti di abbattimento delle emissioni in un altro Paese dell’Allegato I del Protocollo di Kyoto, acquisendo Unità di Riduzione delle emissioni (Eru), che possono essere usate in detrazione delle emissioni nazionali, corrispondenti alla differenza tra la quantità di gas serra emessa con il progetto e quella che sarebbe stata emessa in assenza del progetto (cd baseline).
Con il Cdm, invece, si incentiva la realizzazione di progetti a elevata efficienza energetica o volti all’utilizzo di energie rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo (non soggetti ai vincoli Kyoto), con l’attribuzione di Riduzioni delle Emissioni Certificate (Cer), corrispondenti alla differenza fra la quantità di gas serra emessa con il progetto e quella che sarebbe stata emessa senza la realizzazione dello stesso.

La regola della razionalizzazione
In tale contesto normativo, rilevano i giudici amministrativi, occorre tenere conto, nel calcolo dei diritti di credito internazionali utilizzabili per il periodo 2008-2020 da parte dei cementifici operati dalla ricorrente, che la stessa ha beneficiato della regola che, nell’ambito di processi di razionalizzazione delle produzioni, consente ai gestori degli impianti in stato di chiusura totale, oltre che rimanere titolari delle quote assegnate e già rilasciate, altresì, di richiedere all’Autorità Nazionale Competente la titolarità per le quote assegnate ma non rilasciate in funzione della produzione trasferita dall’impianto in chiusura ad altro impianto autorizzato operato dallo stesso gestore.
Così opinando, prosegue il Tribunale Amministrativo di Roma, la stessa sorte deve riguardare i crediti internazionali Cer ed Eru che sono percentualmente correlati alle quote di emissioni di gas serra relative a determinati impianti o a determinate produzioni del medesimo gestore, comprese quelle originariamente assegnate agli impianti in chiusura e trasferite agli impianti riceventi, allo scopo di consentire al gestore di disporre, in via sostitutiva, dei crediti e delle quote necessarie per la produzione trasferita.

Conclusioni
In conclusione, la sentenza annulla la deliberazione del Comitato Nazionale per il Protocollo di Kyoto, per avere illegittimamente calcolato i crediti internazionali riconosciuti alla ricorrente, nella misura corrispondente all’11% delle quote assegnate nel 2008 – 2012, esclusivamente sulla  base delle quote originariamente assegnate agli impianti riceventi e attivi, senza tenere conto della assegnazione integrativa a seguito della chiusura, per razionalizzazione, degli altri menzionati impianti gestiti dalla medesima società e senza considerare, altresì, che anche gli impianti chiusi avevano, quindi, diritto a ottenere il relativo quantitativo di crediti internazionali, non essendo venuta meno l’assegnazione a essi di quote Eua.


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