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Telefonia mobile, i Comuni non possono vietare l'installazione delle antenne

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sono illegittime le disposizioni del regolamento comunale per le telecomunicazioni che, prevedendo limiti inderogabili alle distanze tra infrastrutture per le telecomunicazioni e centro abitato ed edifici pubblici e privati ritenuti sensibili, rendono di fatto impossibile la realizzazione degli impianti di telefonia mobile necessari per la copertura di rete su tutto il territorio nazionale.

La decisione del Tar Sicilia
Il Tar Sicilia, Catania, Sezione I, con la sentenza 1 settembre 2015 n. 2186, ha dichiarato illegittimo il provvedimento di diniego all’istanza autorizzatoria per la realizzazione di una infrastruttura di telefonia mobile, da parte dello Sportello unico per le attività produttive di un Comune, fondato sul parere tecnico negativo del Dirigente del Settore urbanistica ai sensi dell’articolo 2 del locale regolamento per le telecomunicazioni.
I Giudici amministrativi, nell’accogliere il ricorso presentato da una società di telefonia mobile internazionale, hanno annullato il provvedimento di rigetto dell'istanza di autorizzazione alla realizzazione di una stazione radio base, dichiarando, al tempo stesso, l’illegittimità del regolamento per le telecomunicazioni adottato dal Comune, nella parte in cui prevede un divieto assoluto di localizzare tali infrastrutture di comunicazione entro una distanza minima da tutte le aree urbanizzate del territorio comunale stesso.

Il divieto del Comune
Nonostante il presupposto della assenza di vincoli paesaggistici, certificata dalla Soprintendenza regionale, e la presenza di parere favorevole espresso dall’Arpa Sicilia (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) circa il rispetto dei valori di emissione ed esposizione ai campi elettromagnetici, l'istanza autorizzatoria veniva, una prima volta, rigettata dal responsabile dello Sportello unico attività produttive, dato “il ragionevole dubbio che il lobo di irradiazione […] possa intercettare delle aree destinate o da destinare a edificazione o aree intensamente frequentate ovvero attrezzature permanentemente per il soddisfacimento di bisogni sociali sanitarie e ricreativi” e data la presenza nella zona di una chiesa, distante 80 m, e di un edificio scolastico, distante 120 m.
Il vigente regolamento comunale prevedeva, infatti, l’ubicazione degli impianti all’interno di siti idonei, prioritariamente su aree di proprietà comunale e all’interno dell’agglomerato urbano della città, in ogni caso a non meno di 50 m da aree sensibili, quali scuole, ospedali, case di cura e riposo e altre, all’esterno dei siti urbani, a non meno di 50 m dal perimetro urbano della città.
Nel corso del giudizio, sulla base del provvedimento cautelare emesso dal Tar Sicilia, la Giunta comunale adottava una delibera di modifica del regolamento per cui, pur affermandosi, in linea di principio che le installazioni in questione non sarebbero soggette a divieti generalizzati, veniva confermato, in maniera ancora più ferma, il divieto di localizzazione di infrastrutture di telecomunicazione a meno di 200 metri da aree sensibili e dal perimetro urbano della città, rigettando quindi, una seconda volta, la medesima istanza autorizzatoria.

Il carattere di pubblica utilità
Nel rilevare l’illegittimità dei provvedimenti comunali, i Giudici amministrativi hanno, infatti, ricordato, come le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione siano assimilate alle opere di urbanizzazione primaria e che gli impianti in questione e le opere accessorie occorrenti per la loro funzionalità rivestono carattere di opere di pubblica utilità, ai sensi del Dlgs 1 agosto 2003, n. 259, cd Codice delle comunicazioni elettroniche, che, pertanto, ne prevede la possibilità di localizzazione in qualsiasi parte del territorio comunale, in quanto compatibili con tutte le destinazioni urbanistiche.
La giurisprudenza amministrativa costante, riconosce, invero, la competenza delle Amministrazioni locali in merito al governo del territorio e agli strumenti di natura edilizia-urbanistica, compresa la facoltà di prevedere specifiche aree deputate all’insediamento delle infrastrutture di telecomunicazione, che in sostanza costituiscano una deroga ai limiti di esposizione ai campi elettromagnetici fissati dallo Stato, purché ciò non determini un ostacolo effettivo all’insediamento e al funzionamento delle stesse, come senz’altro il divieto generalizzato di installare stazioni radio-base per telefonia cellulare in intere zone territoriali omogenee, ovvero l’introduzione di distanze fisse da osservare rispetto alle abitazioni e ai luoghi destinati alla permanenza prolungata delle persone o al centro cittadino.

La tutela della salute
Infatti, la tutela della salute dai rischi dell'elettromagnetismo è materia riservata allo Stato, regolata dalla legge 22 febbraio 2001 n. 36, “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”, attraverso l'individuazione di puntuali limiti di esposizione alle emissioni dei campi elettromagnetici e alle frequenze non ionizzanti, valori di attenzione e obiettivi di qualità, introdotti con Dpcm 8 luglio 2003 (recante “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz”), su proposta del ministro dell'Ambiente di concerto con il ministro della Salute.
La normativa statale, operando il necessario bilanciamento tra protezione ambientale, tutela della salute, governo del territorio e diffusione sull'intero territorio nazionale della rete per le telecomunicazioni, fissa già dei limiti alle emissioni dei campi elettromagnetici e alle frequenze non ionizzanti, come nel caso delle antenne per la telefonia mobile, che non fanno riferimento a distanze dalle emittenti, ma a valori limite del campo elettromagnetico che garantiscono la salute alla popolazione.


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