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Alla Consulta lo «spalma-incentivi» per il fotovoltaico

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sarà la Corte costituzionale a pronunciarsi sulla legittimità del meccanismo obbligatorio di rimodulazione degli incentivi per l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 kW, confrontando gli obiettivi di riduzione delle tariffe elettriche perseguiti dal legislatore, al fine di “ottimizzare la gestione dei tempi di raccolta ed erogazione degli incentivi e favorire una migliore sostenibilità nella politica di supporto alle energie rinnovabili”, con la frustrazione delle aspettative imprenditoriali degli operatori del settore.

Le ordinanze del Tar Lazio
Con diverse ordinanze emesse in pari data (Tar Lazio, Roma, sezione III ter, 1 settembre 2015, n. 10985 e 10987), il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità sollevata nei numerosi ricorsi proposti dagli operatori del fotovoltaico avverso il meccanismo di rimodulazione degli incentivi, rimettendo la causa alla Corte costituzionale, previsto dall’articolo 26, comma 3, del Dl 24 giugno 2014, n. 91, c.d. Decreto competitività (convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116), recante “Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea”.
I Giudici amministrativi di primo grado hanno infatti rilevato profili di illegittimità costituzionale in relazione agli articoli 3, 11, 41, 77 e 117, 1° comma, della Costituzione, nonché 1, Protocollo addizionale n. 1 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e 6, paragrafo 3, Trattato UE, censurando l’irragionevolezza e mancanza di proporzionalità della riduzione delle agevolazioni previste dal c.d. ‘Conto Energia’, che attribuisce una tariffa incentivante in ragione e proporzione dell'energia elettrica prodotta, nei confronti degli operatori del fotovoltaico.

Lo «spalma-incentivi»
Il contestato meccanismo previsto dall’articolo 26, comma 3, del Dl 91/2014 interviene sulle tariffe incentivanti riconosciute ai titolari di impianti fotovoltaici con potenza superiore a 200 kW in base alle convenzioni stipulate con il GSE all’interno dei diversi Conti Energia succedutisi nel tempo, imponendo agli operatori l’obbligo di scegliere, entro il 30 novembre 2014, fra tre modalità alternative di rimodulazione che prevedono, nel primo caso l’estensione della durata dell’incentivazione sino a 24 anni, decorrenti dalla data di entrata in esercizio dell’impianto, nel secondo caso, tenendo ferma la durata dell’incentivazione di 20 anni, questa viene suddivisa in due periodi, uno di fruizione di un incentivo ridotto rispetto all’attuale e uno di fruizione di un incentivo incrementato in ugual misura, infine, nel terzo caso, sempre ferma la durata ventennale dell’incentivazione, con l’applicazione di una riduzione dell’incentivo riconosciuto, per la durata residua del periodo di incentivazione, secondo percentuali determinate in relazione alla potenza (6% per gli impianti con potenza nominale maggiore di 200 e inferiore a 500 kW; 7% per quelli con potenza superiore a 500 e inferiore a 900 kW; 8% per gli impianti con potenza superiore a 900 kW), meccanismo, questo ultimo, che si applica d’autorità in caso di mancato esercizio della scelta.

Il Conto Energia
Il meccanismo premiale dei successivi Conti Energia, sulla scorta delle disposizioni Europee e che ha garantito la crescita e il sostegno economico del settore delle rinnovabili, si fonda sulla erogazione dei benefici delle tariffe incentivanti attraverso la stipula di apposite convenzioni e relativi contratti di diritto privato fra il GSE e il soggetto responsabile dell’impianto, assicurando il carattere di stabilità non tanto dell’accesso agli incentivi, quanto della promessa invarianza degli stessi, una volta riconosciuti, per l’intera durata del rapporto.

I dubbi di costituzionalità
Sottolineano pertanto le ordinanze del Tar Lazio che l’articolo 26, comma 3 in discussione, avendo carattere auto-applicativo, costituisce una vera e propria legge-provvedimento, esercitando competenze di natura amministrativa, riguardante solo i titolari di impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 kW sulla base di convenzioni ancora in corso, che disciplina puntualmente l’entità della rimodulazione degli incentivi e, infine, disciplina direttamente le modalità di esercizio dell’opzione e la conseguenza riferibile al mancato esercizio dell’opzione.
In tale modo il meccanismo di rimodulazione incide direttamente sulle posizioni soggettive degli operatori, riconosciute sulla base di strumenti giuridici di diritto privato, frustrando il legittimo affidamento degli operatori industriali sulla base degli impegni presentati come stabili e duraturi, mettendo in discussione la salvaguardia e l’equa remunerazione degli investimenti effettuati, a causa dell’imposto prolungamento del periodo di tempo per la percezione dell’incentivo, che però resta invariato nella misura complessiva, senza tenere conto della vita media convenzionale degli impianti.

Gli Enti locali
La censura di irragionevolezza e violazione degli articoli 3 e 41 della Costituzione, si fonda, inoltre, sulla distinzione in base alla sola potenza degli impianti accanto alla previsione di specifici esoneri dall’applicazione del meccanismo di rimodulazione, ai sensi del medesimo Dl 91/2014, come quello in favore degli impianti i cui soggetti responsabili erano, alla data di entrata in vigore della legge di conversione, “Enti locali o scuole”: in tal modo, infatti, la norma criticata minaccia anche la libertà di concorrenza e costituisce una lesione della libertà di iniziativa economica dei produttori di energia elettrica i quali, sebbene operanti in un settore economico favorito dal sostegno pubblico, subiscono una perdita concorrenziale sul mercato rispetto a tutti gli altri operatori energetici del solare e ancor di più rispetto al generale mercato energetico da fonti rinnovabili.


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