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Bonifiche dei siti inquinati, dalla Pa controlli rigorosi per individuare i responsabili

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La sezione V del Consiglio di Stato si è pronunciata (sentenza 30 luglio 2015, n. 3756) sulle indagini da svolgere sull'identità del responsabile dell'inquinamento, prendendo le mosse dall'articolo 239 del Testo unico dell'ambiente, che, nel formulare i principi generali in materia di rifiuti e di bonifiche dei siti contaminati - applicabili anche alla procedura semplificata qui in questione in ragione della superficie coinvolta inferiore a 1000 metri quadrati - richiama i principi e le norme comunitarie con particolare riferimento al principio <chi inquina paga>, ora contenuto anche dall'articolo 3-ter del Tua.

Il principio di diritto
Il cardine di tale principio consiste nell'imputazione dei costi ambientali al soggetto che ha causato la compromissione ecologica, così come affermato dalla Corte di giustizia nell'ordinanza 9 marzo 2010 nelle cause riunite C-478/08 e C. 479/08 (<<conformemente al principio "chi inquina paga", l'obbligo di riparazione incombe agli operatori solo in misura corrispondente al loro contributo al verificarsi dell'inquinamento o al rischio di inquinamento>>). (Nello stesso senso anche la sentenza della Corte di Giustizia 24 giugno 2008, causa C. 188/07, Comune di Mesquer).
In conformità a tale principio, gli articoli 242, comma 1 e 244, comma 2 del Tua stabiliscono che, riscontrato un fenomeno di potenziale contaminazione di un sito, gli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza (d'emergenza o definitiva), di bonifica e di ripristino ambientale possono essere imposti dalla pubblica amministrazione solamente ai soggetti "responsabili dell'inquinamento", quindi ai soggetti che abbiano in tutto o in parte generato la contaminazione tramite un proprio comportamento commissivo od omissivo, legato all'inquinamento da un preciso nesso di causalità.
L'articolo 244 del Tua è inequivoco nell'affermare che, individuato un fenomeno di contaminazione, devono essere svolte le "opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell'evento di superamento". Coerentemente con il suddetto principio del "chi inquina paga" l'allegato 4 pone gli obblighi di caratterizzazione, analisi rischio e di bonifica e messa in sicurezza in capo al soggetto "responsabile". Nessun dubbio sussiste in conseguenza sul fatto che il soggetto obbligato alla caratterizzazione, all'analisi di rischio e alla bonifica o alla messa in sicurezza debba essere l'autore del comportamento che ha causato la contaminazione, che è concettualmente distinto dagli altri possibili soggetti coinvolti o interessati e segnatamente dal proprietario delle aree contaminate (cfr. tra le tante, Consiglio di Stato, sezione VI, 18 aprile 2011, n. 2376).
E' quindi necessario un rigoroso accertamento al fine di individuare il responsabile dell'inquinamento, nonché del nesso di causalità che lega il comportamento del responsabile all'effetto consistente nella contaminazione. Tale accertamento presuppone una adeguata istruttoria non essendo configurabile una sorta di responsabilità oggettiva facente capo al proprietario o al possessore dell'immobile in ragione di tale sola qualità. Il che implica la ricerca di prove certe e inequivoche, non potendo l'accertamento basarsi su mere presunzioni (si veda Consiglio di Stato, sezione VI, 9 gennaio 2013, n. 56; 5 settembre 2005, n. 4525).

Il caso
Nella specie, in contestazione era un provvedimento con il quale la Regione Valle d'Aosta ha individuato nei proprietari di alcuni immobili, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 242 del Dlgs n. 152 del 2006, i soggetti obbligati all'applicazione della procedura di analisi del rischio sito specifica per la determinazione delle concentrazioni soglia di rischio nelle aree di pertinenza limitrofe.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Consiglio di Stato persuade. Si è infatti ormai consolidato l'indirizzo secondo il quale il soggetto obbligato alla caratterizzazione, all'analisi di rischio e alla bonifica o alla messa in sicurezza debba essere l'autore del comportamento che ha causato la contaminazione, che è concettualmente distinto dagli altri possibili soggetti coinvolti o interessati e segnatamente dal proprietario delle aree contaminate (si veda tra le tante, Consiglio di Stato, sezione VI, 18 aprile 2011, n. 2376).
E' quindi necessario un rigoroso accertamento, attraverso una rigorosa istruttoria, al fine di individuare il responsabile dell'inquinamento, nonché del nesso di causalità che lega il comportamento del responsabile all'effetto consistente nella contaminazione.
Occorrono, dunque, prove certe e inequivoche, non potendo l'accertamento basarsi su mere presunzioni (si veda Consiglio di Stato, sezione VI, 9 gennaio 2013, n. 56; 5 settembre 2005, n. 4525). Va di conseguenza esclusa l'ammissibilità di una sorta di responsabilità oggettiva facente capo al proprietario o al possessore dell'immobile in ragione di tale sola qualità.


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