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Task force Demanio, Stato ed enti locali per valorizzare i luoghi culturali abbandonati

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Palazzo Madama in Piazza Castello a Torino, ma anche il museo Santa Caterina di Treviso sono solo gli ultimi due esempi di trasferimento del patrimonio pubblico dallo Stato al Comune con il fine ultimo della valorizzazione. Un passaggio di consegne reso possibile dal federalismo demaniale culturale che conta richieste per 642 beni, di cui 430 accolte e 46 già concluse. Ieri il Direttore dell'Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, nel corso dell'audizione al Senato nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sulla mappa dell'abbandono dei luoghi culturali, ha illustrato le opportunità di recupero degli immobili appartenenti al demanio storico-artistico e di tutti i beni in cui è possibile realizzare attività culturali. «È ormai evidente - ha affermato Reggi - che le risorse pubbliche non sono più sufficienti a garantire la manutenzione di tutti gli immobili. Solo con la collaborazione virtuosa tra Stato, Enti locali e privati è possibile individuare nuove funzioni e garantire la conservazione degli immobili pubblici». Una politica di recupero dunque che, accantonata l'ottica della cessione o vendita delle prime dismissioni, insegue attraverso alcune disposizioni la valorizzazione del nostro patrimonio. Tant'è che, oltre al federalismo demaniale istituito dal comma 5 dell'articolo 5 del Dlgs 85/2010, un altro strumento normativo utilizzato è il progetto chiamato proprio "Valore Paese".

Il patrimonio
Il portafoglio dello Stato conta 47.386 immobili, compresi i 5.921 beni del demanio storico-artistico, per un valore complessivo di 59,7 miliardi di euro: 19.138 sono disponibili per un ammontare di 2,7 miliardi di euro. Oltre il 65% (3.906) dei beni del demanio storico-artistico è usato dalle Pa centrali tra cui il Mibact che cura la gestione dei possedimenti di più elevato pregio artistico come quelli archeologici, gli altri (2.015) sono in uso a enti locali, religiosi, scuole, università, associazioni, accademie, fondazioni e privati: di questo patrimonio una parte di immobili è proprio inserita nei percorsi di valorizzazione dedicati soprattutto, come ha sottolineato il direttore Reggi, «al riuso degli immobili abbandonati». L'agenzia del demanio è infatti costantemente impegnata nel promuovere «le iniziative di partecipazione da parte degli Enti territoriali, dei cittadini e del mercato privato al recupero sia di beni dello Stato che di immobili pubblici di proprietà di altri Enti».

Il federalismo demaniale
Il federalismo demaniale culturale è stato il primo strumento che ha previsto il trasferimento dallo Stato agli enti locali di immobili di pregio storico-artistico a fronte dell'attuazione di un Programma di valorizzazione inteso a garantire la conservazione e la tutela, in accordo con il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. Dopo l'invio da parte dei Comuni delle richieste, i 226 Tavoli tecnici ora attivi istituiti dagli uffici territoriali del Mibact, avviano l'iter di trasferimento. L'ente locale deve a questo punto elaborare il Programma di valorizzazione sulla base delle linee guida predisposte da ministero e Agenzia nel quale vanno evidenziati la sostenibilità economica e i tempi di realizzazione dell'iniziativa. Se il programma è approvato si procede alla sottoscrizione dell'Accordo di valorizzazione e poi al trasferimento a titolo non oneroso del bene.
A oggi su 132 Programmi presentati dai Comuni ne sono stati approvati 87 e trasferiti definitivamente 46 immobili. Delle 642 domande, 91 istanze sono state inviate dalla Toscana, seguita dal Veneto (81), dall'Emilia Romagna (71) e dalla Liguria (68). Ma anche se alcune Regioni hanno presentato poche domande (Basilicata, Umbria e Molise), proprio in questi giorni il piccolo Comune di Riccia, in provincia di Campobasso, ha ottenuto il trasferimento di un immobile di antica costruzione che verrà utilizzato per finalità pubblico-sociali a beneficio della cittadinanza.

Valore Paese
Un altro strumento è quello denominato "Valore Paese" che «ha l'obiettivo di ridar vita a immobili di pregio in disuso attraverso la concessione di lungo periodo al mercato privato, a fronte di investimenti per la ristrutturazione degli immobili». All'interno del progetto è stato lanciato un altro programma "Valore Paese – Dimore" dedicato alla valorizzazione dei beni di pregio in aree strategiche per finalità turistiche e culturali, nell'ambito del quale ha visto la luce a giugno il progetto "Fari" in cooperazione con Mibact, ministero della difesa, Mise ed enti territoriali: per ora 11 fari situati nel Centro-Sud d'Italia sono al centro di una consultazione pubblica, che si chiuderà a breve (10 agosto), per raccogliere i contributi di quanti sono interessati (Pa, cittadini, associazione e operatori di mercato) all'utilizzazione e valorizzazione dei beni che verranno concessi in uso dopo l'espletamento di procedure a evidenza pubblica.

Sblocca Italia
Gli ultimi strumenti messi in campo per la gestione efficiente del patrimonio sono quelli definiti dall'articolo 26 del Dl 133/2014 (Sblocca Italia) che indica nuovi percorsi per valorizzare i beni di proprietà dello Stato in uso alla Pa e in modo particolare al ministero della Difesa ma non più utili a fini istituzionali. Vengono assicurate forme di semplificazione per giungere al recupero urbanistico degli immobili. L'Agenzia del Demanio avrà il compito di valutare e gestire le richieste di assegnazione dei Comuni, anche per conto di privati interessati all'utilizzo dei beni, mentre le amministrazioni locali diventeranno protagoniste attraverso la presentazione di proposte progettuali. I Comuni possono così incoraggiare operazioni di partenariato istituzionale, funzionali al soddisfacimento delle esigenze dei territori, sia in termini di riutilizzi per finalità di interesse pubblico (social housing), sia in termini di individuazione di nuove funzioni. Anche l'articolo 24 dello Sblocca Italia fornisce ai cittadini nuovi strumenti di partecipazione per il recupero di immobili e aree inutilizzate di proprietà degli Enti e, in generale, per la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano, a fronte della definizione da parte dei Comuni di criteri e condizioni di realizzazione degli interventi.


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