Home  › Territorio e sicurezza

Proventi delle multe utilizzabili per acquistare le tecnologie per la sicurezza stradale

di Giovanni G.A. Dato

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Sindaco di un Ente locale ha formulato un quesito in ordine alla destinazione che potrebbe essere impressa ai proventi derivanti dall’applicazione delle sanzioni amministrative per violazione delle prescrizioni contenute nel decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo Codice della strada), a copertura di spese connesse con l’obbligo degli Enti locali di assumere misure di carattere generale, oltre che interventi specifici, atti a migliorare e potenziare la sicurezza stradale. In particolare, il quesito si incentra sull’individuazione del corretto bilanciamento fra le funzioni comunali di assicurare la massima sicurezza della circolazione delle strade, la necessità di reperire risorse finanziarie utili allo scopo e l’obbligo di rispettare la destinazione specifica di particolari risorse, che non presentano il carattere della ricorrenza in termini di entrata.

La disciplina normativa
Secondo la deliberazione della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Basilicata, 15 luglio 2015, n. 36/2015/PAR, la sicurezza stradale e la tutela dell’integrità fisica della persona non sono interessi comprimibili in ragione della limitatezza delle risorse finanziarie dell’Ente.
L’ente locale ha l’obbligo ineludibile di garantire la sicurezza delle strade di sua spettanza; pertanto, deve impostare la propria azione amministrativa in modo tale da eliminare o da contenere le cause che si rivelino capaci di generare contenzioso, attingendo non solo alle risorse disponibili che derivano dagli introiti delle sanzioni pecuniarie per violazione delle norme della circolazione stradale, ma anche a risorse straordinarie individuate ad hoc mediante economie di bilancio e compressione di altre spese correnti non necessarie.
All’uopo, l’articolo 208, comma 4, del c.d. Codice della strada ha previsto un’apposita parziale destinazione dei fondi derivanti dalle sanzioni irrogate, in deroga al principio di unità del bilancio.
In particolare, la suddetta disposizione definisce quattro aspetti:
1) le risorse interessate (“i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni previste dal presente Codice”);
2) la loro devoluzione “ai Comuni (ma analoga previsione riguarda lo Stato e gli altri Enti territoriali) quando le violazioni siano accertate da funzionari, ufficiali ed agenti dei Comuni”;
3) la destinazione per il 50% di tali proventi sulla base di una puntuale articolazione: a) interventi riguardanti la “segnaletica delle strade di proprietà dell’ente”, per almeno un quarto del predetto 50%; b) il “potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale”, per almeno un altro quarto del predetto 50%; c) un’ampia congerie di fattispecie per la quota residuale, fra cui il miglioramento della sicurezza stradale e la tutela degli utenti stradali “deboli”;
4) la determinazione annuale da parte degli Enti Locali, con apposita delibera di Giunta, delle quote da destinare alle finalità di cui al comma 4, con “facoltà dell’ente di utilizzare in tutto o in parte la restante quota del 50 per cento dei proventi per le finalità di cui al citato comma 4” (comma 5).

La soluzione
Secondo la deliberazione in esame, qualsiasi strada - a qualunque livello di governo del territorio appartenga - deve essere gestita in maniera tale da non arrecare danno a chi la utilizza (persone e veicoli); occorre inoltre evitare che la strada presenti anomalie che possano arrecare pregiudizio all’utente. Il perseguimento della sicurezza stradale diventa così il canone fondamentale di valutazione dei comportamenti (processi decisionali) cui i responsabili delle diverse istituzioni sono tenuti. In posizione di complementarietà si pongono altri principi: quello della razionale gestione della mobilità (che interessa una molteplicità di utenti e che, oggi, non può essere gestita se non ricorrendo a sistemi informatici la cui manutenzione non può essere né sporadica né eccezionale); quello della protezione dell’ambiente; quello, infine, del risparmio energetico.
Risulta, allora, condivisibile l’orientamento giurisprudenziale secondo cui nel termine “attrezzature” vadano ricomprese categorie di beni (ad. es., apparecchiature informatiche, comprese quelle portatili) la cui utilità va misurata in ragione dell’inerenza della spesa rispetto alle finalità individuate dalla legge. In tale logica, le destinazioni impresse alle risorse finanziarie di cui trattasi non possono che essere interpretate in senso evolutivo e, comunque, nel senso in cui il costo del rimedio approntato in astratto dalla legge può trovare una fonte di finanziamento anche nelle risorse finanziarie suindicate, valutabili come rimedio sostanziale a situazioni particolari (di tal che, cessata la situazione di eccezionalità, non si può che rientrare nell’alveo della normalità).
In considerazione di ciò, mentre è da escludere alcuna destinazione di tali risorse finanziarie alla copertura di spese quali quelle per l’acquisizione di “mobili ed arredi” per gli uffici del Comando della Polizia locale, o per la “manutenzione e l’assistenza” della fotocopiatrice in uso, si può ritenere che altre ipotesi (quali la manutenzione ed assistenza software varchi Ztl, i personal computer in dotazione agli uffici di Polizia locale, la radio e centrale operativa in dotazione al Comando) possano trovare giustificazione nel riconosciuto perseguimento di un obiettivo fondamentale di rafforzamento dell’organizzazione dell’Ente esposto ad approntare misure eccezionali.


© RIPRODUZIONE RISERVATA