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Mobilità sostenibile: gli interventi dei Comuni restituiscono aria più salubre nelle città

di Matteo Valerio

Meno auto, meno inquinanti, più piste ciclabili e aria più salubre. L'impegno dei Comuni per la mobilità sostenibile taglia i primi traguardi. Ma soprattutto disegna un trend destinato a confermarsi nei prossimi anni, con ricadute positive sulla qualità della vita di chi abita in città.
Dopo gli impegni ribaditi dai Comuni italiani lo scorso giugno, in occasione della prima Conferenza nazionale sulla mobilità sostenibile organizzata dall'AnciI a Catania, Ifel ha messo insieme i dati più recenti forniti dall'Istat e relativi ai Comuni capoluogo di provincia, a partire da quelli riguardanti il parco auto: ebbene, tra il 2008 ed il 2012 il tasso di motorizzazione è sceso di quasi un punto percentuale (-0,9%), con 609 vetture per ogni mille abitanti nell'ultimo anno di rilevazione, contro le 615 del 2008. Ancora più incoraggiante il dato sulle auto ecologiche (da euro 4 in su): erano il 33% del totale nel 2008, diventano il 50,1% nel 2012, con una variazione positiva del 51,8%.

Gli interventi
Tra gli interventi più incisivi adottati dai Comuni per promuovere la mobilità sostenibile nelle città, c'è l'aumento delle piste ciclabili e delle aree pedonali. Nel primo caso parliamo di 924 chilometri in più di piste ciclabili tra il 2008 ed il 2012, che coprono una distanza complessiva di 3.597 chilometri. Le aree pedonali, nello stesso periodo, si sono invece estese per ulteriori 436 chilometri quadrati, una superficie quasi equivalente a quella del Parco nazionale dell'Abruzzo. Se nel 2008 gli spazi delle città interdetti ai veicoli a motore equivalevano in tutto a 5.662 chilometri quadrati, nel 2012 si è dunque sfondata la soglia dei 6 mila (6.098, per l'esattezza).

Gli effetti
L'impatto più evidente di queste misure si concretizza nel dato che vede diminuire in modo sensibile, tra il 2003 ed il 2013, la concentrazione di polveri sottili (pm10) oltre il livello di guardia nelle città capoluogo: se appunto nel 2003 ogni anno erano in media 75 i giorni in cui il limite veniva superato nelle città capoluogo, nel 2013 si passa a 44 giorni, con un calo del 42% in 10 anni.


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