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Nelle operazioni di bonifica l'intervento pubblico è solo sussidiario

di Massimiliano Atelli

Solo il responsabile dell'inquinamento ha un obbligo legale di provvedere alla bonifica dei terreni che ha inquinato. L'attivazione di questo obbligo può discendere dal riconoscimento spontaneo della responsabilità ambientale, oppure da un accertamento d'ufficio. Mentre un coinvolgimento diretto della pubblica amministrazione nell'esecuzione degli interventi necessari è previsto solo in via sussidiaria.
Lo ha stabilito la terza sezione del Tar Lombardia, con la sentenza 14 luglio 2015, n. 1652, ribadendo, per quanto attiene ai soggetti privati esecutori degli interventi di bonifica, la giurisprudenza interna (Cons. Stato, Ad. plen. 13 novembre 2013 n. 25) e comunitaria (Cge, sez. III, 4 marzo 2015 in causa C-534/13) in materia. I giudici amministrativi hanno ricordato inoltre che la giurisprudenza di merito ha spesso adottato una concezione sostanzialistica di soggetto responsabile, per evitare facili aggiramenti degli obblighi legali (ex multis, Tar Abruzzo, Pescara, sez. I, 30 aprile 2014 n. 204).
È possibile che un obbligo di bonifica sorga a carico di soggetti privati non autori dell’inquinamento anche da fonte contrattuale o negoziale in senso lato, in particolare attraverso l’approvazione di piani urbanistici, dai quali derivi per il privato un obbligo di bonifica a fronte spesso di vantaggi riconosciuti dall’amministrazione sull’utilizzo futuro dell’area.
In mancanza del riconoscimento spontaneo della responsabilità ambientale o al di fuori di un obbligo giuridico, legale o negoziale, a bonificare, nessun soggetto può essere costretto a bonificare un’area, quand’anche ne sia il proprietario.
Dal carattere sussidiario del coinvolgimento diretto della pubblica amministrazione nell'esecuzione degli interventi necessari discende che l’amministrazione, in mancanza di un’ammissione di responsabilità oppure di un intervento spontaneo, deve individuare il responsabile dell’inquinamento e solo se questo non sia individuabile e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, scatta l’obbligo dell’amministrazione pubblica di provvedere alla bonifica, come ben chiarisce l’articolo 250 del Dlgs 3 aprile 2006, n. 152.

Il caso

Nella specie, parte ricorrente impugnava l’approvazione del documento progetto di messa in sicurezza d'emergenza (Mise) delle acque di falda nell'area di cui è proprietaria parziale, proposto anche a suo nome, deducendo l’illegittimità dei provvedimenti gravati per palese violazione delle norme ambientali che individuano la bonifica d'ufficio quale unico strumento mediante cui ovviare alle passività ambientali riscontrate su un sito, qualora i proprietari del sito non vi provvedano e i responsabili della contaminazione non siano individuabili. A ciò si aggiungerebbe che nessuno obbligo graverebbe sulla ricorrente non essendo essa responsabile dell’inquinamento.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar Lombardia persuade. Essa è infatti in linea con i precedenti giurisprudenziali interni e comunitari già citati, secondo le quali, come visto, allo stato attuale della legislazione italiana in materia solo il responsabile dell’inquinamento ha un obbligo legale di provvedere alla bonifica dei terreni che ha inquinato. Ne consegue anche il carattere sussidiario del coinvolgimento diretto della pubblica amministrazione nell'esecuzione degli interventi necessari, da cui deriva l’obbligo per l’amministrazione di individuare il responsabile dell’inquinamento, in mancanza di un’ammissione di responsabilità o di un intervento spontaneo.
Qualora il responsabile non sia individuabile e il proprietario del sito e gli altri soggetti interessati non provvedano, spetta all’amministrazione pubblica provvedere alla bonifica, secondo il disposto dell’articolo 250 del Codice dell’ambiente.


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