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Dissesto idrogeologico: pronti i criteri per selezionare gli interventi delle Regioni

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Prima di tutto viene la sicurezza per le persone poi l'impatto economico dei beni a rischio e la velocità di completamento delle opere. Il Dpcm, che fissa i criteri per stabilire le priorità di finanziamento degli interventi proposti dalle Regioni in materia di dissesto idrogeologico, ha passato il vaglio degli organi di controllo e aspetta solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Raggiunta dunque una tappa fondamentale del percorso per definire gli investimenti del programma annunciato dal Governo che ha previsto 7 miliardi in 7 anni per la sicurezza dei cittadini e del territorio: proprio in questi giorni l'Unità di missione #italiasicura contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio è in procinto di varare il Piano stralcio per le aree metropolitane e le città a maggior rischio e sulle aree più critiche del Paese, per un intervento complessivo di circa 1 miliardo e 250 milioni di euro per 152 progetti da avviare nel corso del 2015 e del 2016.

Gli otto criteri
Gli otto parametri individuati nel decreto, emanato su proposta del ministero dell'Ambiente e di concerto con il ministero delle Infrastrutture, determinano i principi per la composizione delle graduatorie degli interventi che verranno ammessi a finanziamento in base alle risorse disponibili con un successivo provvedimento.
Il decreto assegna ai criteri un peso, ovvero un valore massimo attribuito a ciascuno: priorità regionale (peso 20), livello della progettazione approvata (10), completamento (10), persone a rischio diretto (60), beni a rischio grave (30), frequenza dell'evento (30), quantificazione del danno economico atteso (10), riduzione del numero di persone a rischio diretto (30), presenza di «misure di compensazione/mitigazione» (5).

Gli interventi prioritari
Tra gli interventi urgenti segnalati dalle Regioni che avranno una priorità ci saranno dunque le opere più necessarie alla comunità, che potranno salvare persone e beni, e quelle con progetti già approvati o con lavori già completati. Importanza verrà data anche alla frequenza dell'evento, alla quantificazione del danno economico e agli impatti positivi che la messa in sicurezza potrebbe avere.
Le «infrastrutture verdi», ovvero gli interventi integrati (introdotti dal Dl n. 133/2014) per la riduzione del rischio idrogeologico e la tutela degli ecosistemi godono di una corsia preferenziale. A questi progetti sono dedicate risorse pari ad almeno il 20% della dotazione finanziaria complessiva dell'Accordo di programma. I requisiti degli «interventi integrati» sono i seguenti: devono contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE; devono realizzare specifiche condizioni di riduzione del rischio e di incremento della biodiversità.

Le procedure di ammissione
Per poter essere ammesse alla fase di selezione, le richieste di finanziamento delle Regioni, corredate da documenti amministrativi, geografici, finanziari e tecnici, dovranno essere caricate nella piattaformaRendis (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo). È richiesta la puntualità, la completezza dei dati e la finalità di difesa del suolo.
Il cronoprogramma e la cantierabilità degli interventi saranno altri passi fondamentali per ottenere i finanziamenti: questi elementi infatti non saranno valutati prima della composizione della graduatoria ma «in itinere» ovvero in base «allo sviluppo del progetto ed alla sopraggiunta acquisizione dei necessari pareri/autorizzazioni/visti/nulla osta per dare corso all'apertura del cantiere».


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