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Enti territoriali legittimati ad agire nei procedimenti per reati ambientali

di Mauro Calabrese

Nei procedimenti penali per reati ambientali spetta agli enti locali territoriali la legittimazione a esercitare l’azione civile per il risarcimento del danno effettivamente collegato da un nesso di causalità con l’azione o l’omissione del responsabile del danno ambientale, qualora l’ente lamenti di aver subito un danno diverso da quello ambientale, avente natura anche non patrimoniale.

La pronuncia
La Corte di cassazione, sezione terza penale, con sentenza n. 26182 del 22 giugno 2015, ha statuito che soggetto legittimato all’esercizio dell’azione civile nel procedimento penale non è soltanto il soggetto passivo del reato, quale titolare dell’interesse protetto della norma incriminatrice, ma anche il danneggiato dal reato, in altre parole chiunque abbia subito un danno collegato effettivamente, in virtù di un provato nesso di causalità, all’azione od omissione del responsabile penale, compresi, nei processi per reati ambientali, gli enti locali territoriali.
In via definitiva, sono stati quindi confermati i risarcimenti in favore della Provincia di Milano, identificata come luogo di commissione dei reati, disposti con la sentenza di condanna in un procedimento penale per illecita gestione di ingenti quantitativi di rifiuti al fine di procurarsi un ingiusto profitto, redigendo falsamente i formulari di trasporto, gestendo rifiuti di diversa provenienza e documentando, mediante formulari falsi, viaggi mai avvenuti per opere di bonifica gonfiandone i costi. Le condotte decisive la consumazione del reato erano state poste in essere tra diverse località ricomprese nel territorio della Provincia di Milano, legittimandone la costituzione di parte civile nel processo.

Il risarcimento del danno ambientale
L’ordinamento oggi vigente, a seguito dell’abrogazione dell’articolo 18, comma 3, della legge 8 luglio 1986, n. 349, istitutiva del ministero dell’Ambiente e in materia di danno ambientale, sostituito dalle disposizioni della Parte VI del Dlgs 3 aprile 2006 n. 152, cosiddetto Codice dell’Ambiente, non riconosce più agli enti territoriali la legittimazione ad agire in giudizio per far valere il danno ambientale subito dalla collettività, riservandola allo Stato in via esclusiva.
Ai sensi dell’articolo 311, dedicato all’“Azione risarcitoria in forma specifica”, soltanto lo Stato, attraverso il ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, è legittimato a costituirsi parte civile nel procedimento per reati ambientali, per ottenere il risarcimento del danno ambientale di natura pubblica, considerato come lesione dell’interesse pubblico e generale all’ambiente, salva la facoltà di intervento, ad adiuvandum, riconosciuto alle associazioni ambientali.
Inoltre, le somme ottenute a titolo di risarcimento del danno all’ambiente ai sensi degli articoli 311 e seguenti del Codice, debbono essere direttamente versate nel bilancio dello Stato e quindi assegnate a un fondo di rotazione costituito presso lo stesso ministero dell’Ambiente e destinate al finanziamento di interventi di prevenzione e riparazione ambientale nelle aree per le quali ha avuto luogo il risarcimento del danno ambientale o in altre aree inquinate, ai sensi dell’articolo 317, comma 5, del Dlgs n. 152/2006.

Gli Enti locali
In via residuale, quindi, ai sensi del comma 7, ultimo inciso, dell’articolo 313 del Codice dell’Ambiente, gli Enti locali territoriali, come qualunque soggetto danneggiato dal fatto produttivo di danno ambientale, nella salute o nei beni proprietà, sono legittimati a ricorrere al giudice ordinario ovvero a costituirsi parte civile nei processi per reati ambientali, per ottenere il risarcimento dei danni ulteriori e concreti, aventi natura anche non patrimoniale, subiti sui beni appartenenti al patrimonio o al demanio o alla collettività, purché diversi da quello ambientale, secondo il generale principio della responsabilità aquiliana ex articolo 2043 c.c.


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