Home  › Territorio e sicurezza

Ripetitori televisivi: la Regione fissa i limiti alla localizzazione

di Tiziana Krasna

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Secondo la normativa regionale di settore le aree sottratte all’installazione degli impianti relativi all’emittenza radio televisiva fanno riferimento ad ambiti territoriali più densamente abitatati o frequentati oppure caratterizzati dalla presenza di specifiche tipologie di edifici o attrezzature, secondo uno schema di selezione delle cosiddette “aree sensibili” che, sempre che non si risolva in un generico e indeterminato divieto, è da ritenere non costituzionalmente illegittimo perché identificabile con la fissazione di criteri di localizzazione (in negativo) degli impianti, a tutela di interessi la cui cura è comunque di pertinenza delle Regioni in sede di regolazione dell’uso del territorio, quali l’introduzione di vincoli peculiari negli ambiti maggiormente frequentati dalla popolazione o destinati a particolari attività, o la salvaguardia del valore paesistico di singole zone.
Lo ha ribadito la seconda sezione del Tar Emilia Romagna con la sentenza 24 giugno 2015, n. 622, rifacendosi alla precedente sentenza 23 giugno 2009 n. 545.

Il principio di diritto
In tale contesto, la determinazione della fascia di rispetto è, da parte sua, espressione di un potere di disciplina della localizzazione degli impianti e delle reti tecnologiche già previsto nell’articolo 23 della legge regionale n. 30 del 2000, che detta la generale normativa sulla tutela del territorio e nel quale sono anche fissati i criteri per l’individuazione delle aree per gli impianti e le reti di comunicazione, con richiamo all’esigenza di garantire la funzionalità, la razionalità e l’economicità dei sistemi, parametri in cui è evidentemente insita la fondamentale osservanza dei vincoli della programmazione nazionale delle reti e che risulta quindi ascrivibile, a fronte di una sfera di attività che non è, di conseguenza, del tutto libera e indeterminata, alle competenze tipiche delle Regioni, oltre tutto nel necessario rispetto della “(…) normativa statale in materia di tetti di radio frequenza compatibili con la salute umana (…)”, e senza che ciò appaia di per sé suscettibile di pregiudicare la realizzazione delle reti di comunicazione, potendo le singole scelte essere poi sindacate, a mezzo dei rimedi giustiziali offerti dall’ordinamento, in ragione della loro effettiva adeguatezza rispetto agli obiettivi perseguiti (anche di compatibilità con la pianificazione nazionale).
Anche il successivo comma 2 dell’articolo 4 della Lr n. 30 del 2000 - che individua sia gli edifici nei quali si svolgono determinate attività qualificate anch’esse quali “sensibili”, sia quelli classificati di interesse storico artistico o che, comunque, risultano vincolati ex lege - si sottrae ai denunciati profili di illegittimità costituzionale, perché anche in esso si rinvengono ulteriori criteri localizzativi, in negativo degli impianti e, pertanto, anche alla luce della loro sostanziale coerenza e corrispondenza con le limitazioni contenute nel comma 1 - di cui rappresentano il naturale completamento - costituiscono il risultato del legittimo esercizio di una competenza che si è vista riservata alle Regioni.

Il caso
Nella specie, veniva contestato il Piano territoriale per la localizzazione dell’emittenza radio e televisiva (Plert) della provincia di Bologna, limitatamente alle parti ove sono disposte limitazioni alla localizzazione degli impianti relativi all’emittenza radio televisiva.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia Romagna persuade.
Secondo una metodica che si è andata progressivamente diffondendo anche in altri ambiti, si tende oggi a gestire le operazioni di localizzazione non attraverso l’identificazione in positivo dei siti idonei, bensì, in negativo, di quelli inidonei. In questo senso, deve aversi riguardo ad ambiti territoriali, come anticipato, più densamente abitatati o frequentati oppure caratterizzati dalla presenza di specifiche tipologie di edifici o attrezzature.
Ciò lascia alla politica la responsabilità di una scelta finale che non è solo fatto tecnico, ma anche sintesi fra istanze e interessi (in senso alto) talora solo parzialmente conciliabili.


© RIPRODUZIONE RISERVATA