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Emergenza rifiuti in Campania, nuova condanna per l'Italia

di Alessandro Vitiello

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La questione dei rifiuti in Campania torna d'attualità. Ieri, infatti, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato l'Italia a pagare 20 milioni come una tantum e 120mila euro al giorno per non aver eseguito correttamente la sentenza del 4 marzo 2010 n. C-297/08, che aveva accertato irregolarità e inadempienze della Regione nel recupero e nello smaltimento dei rifiuti. Così causando pericoli per la salute dei cittadini e per l'ambiente, in violazione della direttiva 2006/12/Ce.
La penalità giornaliera di 120mila euro è formata da tre parti, ciascuna di 40mila, calcolate per categoria di impianti (discariche, termovalorizzatori e impianti di trattamento dei rifiuti organici). L'una tantum di 20 milioni, invece, è stata motivata dalla corte di Lussemburgo tenendo conto del fatto che più di venti sono state le infrazioni a carico dell'Italia sui rifiuti, i cui inadempimenti quindi giustificano una misura dissuasiva come il pagamento di una somma forfettaria.

La sentenza del 2010
Per la gravissima emergenza vissuta dalla Regione Campania nel 2007, tra interessi della criminalità organizzata e incapacità amministrative locali, la Commissione europea aveva aperto una procedura di infrazione verso l'Italia per non aver saputo assicurare la raccolta dei rifiuti e non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti che garantisse l'autosufficienza nello smaltimento «in prossimità geografica».
Principio previsto dalla "direttiva rifiuti" (2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio), in base alla quale gli Stati membri devono anche limitare la loro produzione, promuovendo tecnologie pulite e prodotti riciclabili e riutilizzabili, così tutelando la salute dei propri cittadini e l'ambiente.
La condanna era arrivata puntuale con la sentenza del 4 marzo 2010 n. C-297/08, da eseguire entro il 15 gennaio 2012.

La nuova condanna
La mancata esecuzione della sentenza del 2010 è ora sanzionata dalla Corte di giustizia. Bruxelles, infatti, dopo aver valutato negativamente le misure adottate dall'Italia e il piano regionale per la gestione dei rifiuti solidi urbani della regione Campania, aveva proposto una seconda procedura d'infrazione contro il nostro Paese dopo aver verificato nuovi disagi nella raccolta dei rifiuti tra il 2010 e il 2011, soprattutto nelle zone periferiche di Napoli e di altre importanti città, nonché il mancato smaltimento di sei milioni di tonnellate di vecchie "ecoballe".
Temi sui quali è arrivata la nuova sentenza della Corte di giustizia Ue, che in particolare dà ragione alla Commissione sull'eliminazione delle «ecoballe» e sul numero insufficiente di impianti con la capacità necessaria per il trattamento dei rifiuti urbani nella Regione. Incapacità che tra l'altro potrebbe compromettere la rete nazionale di impianti di smaltimento dei rifiuti e la capacità dell'Italia di raggiungere l'obiettivo dell'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti.

L'autosufficienza
Proprio sul principio dell'autosufficienza, la Commissione Ue ha precisato nella sentenza di ieri che "i tentativi della Repubblica italiana di spostare la discussione dal livello regionale a quello nazionale sono inutili, in quanto tale questione è già stata chiarita nella sentenza Commissione/Italia C 297/08, secondo la quale, tenuto conto della scelta di procedere a una gestione dei rifiuti a livello regionale, le regioni devono dotarsi, in una misura e per un periodo significativi, di infrastrutture sufficienti per soddisfare le proprie esigenze in termini di smaltimento dei rifiuti. Se ciascuna regione facesse affidamento sulla cooperazione delle altre regioni e su quella dell'insieme del sistema nazionale di smaltimento dei rifiuti, il rischio di crisi di tale sistema aumenterebbe".


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