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Bonifiche, la posizione del proprietario del sito va distinta da quella di chi inquina

di Massimiliano Atelli

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Con la sentenza n. 1529 del 2 luglio 2015, la Sezione IV del Tar Lombardia-Milano ha chiarito che l’interpretazione coordinata degli articoli 242, 244, 245 e 250 del Dlgs n. 152/2006, consente di evidenziare, in coerenza con la giurisprudenza dominante, che l’obbligo di adottare le misure, tanto urgenti, quanto definitive, idonee a fronteggiare la situazione di inquinamento incombe solo sul soggetto responsabile dell’inquinamento medesimo, che sia individuato come tale per avervi dato causa (di recente cfr. Tar Lombardia Milano, Sez. IV, 09 gennaio 2015 n. 24 e Tar Lombardia Milano, Sez. IV, 8 luglio 2014, n. 1768 che richiamano un orientamento consolidato).

Il principio di diritto
La fonte dell'obbligo a provvedere alla messa in sicurezza e all'eventuale bonifica del sito inquinato va ritrovata nella responsabilità dell'autore dell'inquinamento, a titolo di dolo o di colpa, sicché l’obbligo di bonificare o di mettere in sicurezza un sito non grava sul proprietario incolpevole, che però può intraprendere spontaneamente le operazioni di ripristino, secondo il richiamato meccanismo dell’articolo 245 del Dlgs 2006 n. 152 (cfr., oltre alla giurisprudenza già richiamata, anche Tar Lombardia Milano, sez. IV, 30 maggio 2014, n. 1373; Tar Lombardia Milano, sez. IV, 13 gennaio 2014, n. 108; Tar Lombardia, sez. IV, 31 gennaio 2012, n. 332; Tar Toscana, sez. II, 6 maggio 2009, n. 762).
Ne consegue che l'amministrazione non può imporre lo svolgimento di attività di recupero e di risanamento ai privati che non hanno responsabilità diretta sull’origine del fenomeno contestato e che vengono individuati solo in quanto proprietari del bene.
Si tratta di affermazioni coerenti con il principio “chi inquina paga”, cui si ispira la normativa comunitaria (art. 174, ex art. 130/R, Trattato CE), che impone a chi provoca un rischio di inquinamento o a chi causa un inquinamento di sostenere i costi della prevenzione o della riparazione.
A carico del proprietario dell'area inquinata non responsabile della contaminazione non grava alcun obbligo di porre in essere gli interventi ambientali in argomento, ma solo la facoltà di eseguirli, al fine di evitare l'espropriazione del terreno interessato gravato da onere reale per le spese sostenute per gli interventi di recupero ambientale, assistite da privilegio speciale immobiliare ex art. 253 del Dlgs n. 152/2006.
La normativa citata prevede, infatti, che, in caso di mancata esecuzione degli interventi in argomento da parte del responsabile dell'inquinamento, ovvero in caso di mancata individuazione del predetto, le opere di recupero ambientale vanno eseguite dall'amministrazione competente, la quale potrà rivalersi, nei limiti del valore dell'area bonificata, anche esercitando, nel caso in cui la rivalsa non vada a buon fine, le garanzie gravanti sul terreno oggetto dei suddetti interventi.
Insomma, l’amministrazione non può imporre al proprietario di un'area inquinata, che non sia anche l'autore dell'inquinamento, l'obbligo di porre in essere le misure di messa in sicurezza di emergenza e bonifica, di cui al Dlgs n. 152/2006, in quanto gli effetti a carico del proprietario incolpevole restano limitati a quanto espressamente previsto dal successivo art. 253 in tema di oneri reali e privilegio speciale immobiliare.
Ne consegue che le disposizioni contenute nel Titolo V della Parte IV, del Dlgs n. 152/2006 (artt. da 239 a 253) operano una chiara e netta distinzione tra la figura del responsabile dell’inquinamento e quella del proprietario del sito, che non abbia causato o concorso a causare la contaminazione (cfr. Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 13 novembre 2013, n. 25 e Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 25 settembre 2013, n. 21).

Il caso
Nella specie, parte ricorrente contestava l’ordinanza comunale con cui, ai sensi dell’art. 192, comma 3, del Dlgs n. 152/2006, in qualità di proprietario, gli era stato intimato di rimuovere autonomamente, entro 60 giorni dalla data di notifica del provvedimento, i materiali inerti, i materiali vari, i blocchi di muro presenti nel torrente Ripiantino e il muro pericolante sovrastante il torrente stesso, nonché di smaltire tali materiali presso un centro di raccolta autorizzato e ripristinare lo stato dei luoghi, con l’avvertimento che in mancanza “si provvederà d’ufficio addebitando all’interessato tutte le spese sostenute”.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar Lombardia è in linea con l’orientamento ormai consolidato al più alto livello, riguardo alle disposizioni contenute nel Titolo V della Parte IV, del Dlgs. n. 152/2006 (artt. da 239 a 253), nel senso che esse operano una chiara e netta distinzione tra la figura del responsabile dell’inquinamento e quella del proprietario del sito, che non abbia causato o concorso a causare la contaminazione (cfr. Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 13 novembre 2013, n. 25 e Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 25 settembre 2013, n. 21). Questa essendo l’impostazione, appare consequenziale che l’amministrazione non possa imporre al proprietario di un'area inquinata, che non sia anche l'autore dell'inquinamento, l'obbligo di porre in essere le misure di messa in sicurezza di emergenza e bonifica, di cui al d.l.vo n. 152/2006, in quanto gli effetti a carico del proprietario incolpevole restano limitati a quanto espressamente previsto dal successivo art. 253 in tema di oneri reali e privilegio speciale immobiliare.


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