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Impianti eolici near shore, l'autorizzazione unica spetta allo Stato

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Anche se da un punto di vista tecnico-progettuale è possibile individuare una terza tipologia di impianti eolici, detti “near-shore”, perché realizzati sulla terraferma a poca distanza dalla costa oppure in mare, ma in prossimità della costa, la competenza amministrativa per il rilascio dell’apposita autorizzazione unica alla costruzione e all’esercizio degli impianti situati in mare spetta sempre allo Stato, anziché alla Regione.

La sentenza
Il Consiglio di Stato, sezione IV, con la sentenza del 1 luglio 2015 n. 3252, ha confermato la pronuncia di primo grado contro l’impugnazione della autorizzazione a costruire ed esercitare un impianto eolico da ubicare nella rada esterna del porto di Taranto, riconoscendo la competenza dell’amministrazione statale in ordine al rilascio dell’autorizzazione unica alla realizzazione e all’esercizio del progettato impianto da fonti rinnovabili.
I giudici amministrativi hanno riconosciuto, seppure esclusivamente da un punto di vista tecnico, la possibilità di distinguere, in aggiunta alle note tipologie “on-shore” e “off-shore” di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, come appunto gli impianti eolici, anche una terza categoria, cosiddetta “near-shore”, ricomprendente le centrali di produzione elettrica situate sulla terraferma, ma a una distanza inferiore a 3 km dalla costa, e quelle posizionate sul mare, ma a una distanza compresa tra i 7 e i 10 km dalla costa.
Tuttavia, prosegue la pronuncia di Palazzo Spada, nonostante in alcuni passaggi del procedimento autorizzatorio si faccia esplicito riferimento a tale categoria di impianti, come nella procedura di Via, la normativa in vigore prevede esclusivamente due tipologie di impianti autorizzabili, la cui competenza amministrativa spetta, per quelli sulla terraferma, alla Regione o alle Provincie delegate, e per quelli situati in mare, in via esclusiva, allo Stato centrale e in particolare al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a prescindere dalla distanza dalla costa.
Né maggior pregio assume, secondo il Consiglio di Stato, la circostanza che la realizzazione di una tale tipologia di impianto richieda la realizzazione di cavidotti, oltre che sul fondale marino, anche sulla terraferma, poiché, in omaggio al principio di celerità e concentrazione del procedimento, il disposto dell’articolo 12 del Dlgs 29 dicembre 2003, n. 387, espressamente, prevede che l’autorizzazione unica statale riguardi non soltanto la costruzione e l’esercizio degli impianti, bensì anche delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi.

L’autorizzazione unica
L’iter del procedimento amministrativo per la localizzazione e la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, finalizzato alla concessione dell’autorizzazione unica, è delineato come un procedimento complesso, suddiviso in sub-procedimenti autonomi e spesso attribuiti alla competenza concorrente di diverse autorità e di diversi livelli di governo, statale o regionale, per attuare il necessario contemperamento dei differenti interessi pubblici coinvolti.
Ai sensi della formulazione originale dell’articolo 12 del Dlgs n. 387 del 2003, la competenza per la concessione dell’autorizzazione unica, compresa la Valutazione di impatto ambientale (Via), di ogni tipologia di impianto eolico, era in origine attribuita alla Regione, salva la partecipazione in conferenza di servizi del ministero per i Beni e le Attività Culturali e del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; successivamente, con la modifica apportata dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244, la competenza, compresa quella per la Via, relativamente agli impianti “off-shore” è passata allo Stato, tramite il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; infine, con il Dlgs 16 gennaio 2008 n. 4, è tornata alle Regioni la sola competenza in ordine alla Via, per ogni tipologia di impianto eolico.
Nella formulazione attuale, quindi, del citato articolo 12 del Dlgs n. 387/2003, l’autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi, per gli impianti off-shore, è rilasciata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sentiti il ministero dello Sviluppo Economico e il ministero dell’Ambiente, all’interno di una apposita Conferenza dei Servizi e previa concessione d’uso del demanio marittimo da parte della competente autorità marittima.

Il silenzio assenso
In tale contesto normativo, conclude la sentenza del Consiglio di Stato, il parere della Provincia interessata che abbia acquisito la veste di Amministrazione partecipante e non abbia espresso formalmente il proprio motivato e circostanziato dissenso, potrà essere acquisito anche sotto forma di silenzio assenso al progetto, ai sensi dell’articolo 14 ter, comma 7, della legge 241/1990, così come quelli delle altre autorità invitate a intervenire alla Conferenza dei servizi prevista, a esclusione dell’esplicito atto di assenso in tema di interessi ambientali.


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