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Sicurezza stradale, le esperienze territoriali sui piani urbani di mobilità e traffico

di Federica Demaria

Il ddl di riforma del Codice della strada, la necessità da parte del Governo di dettare le priorità di intervento sulle quali destinare le poche risorse a disposizione, l'importanza della diffusione di una cultura della sicurezza legata al rispetto delle regole. Sono i punti cardine dell'Anci in tema di sicurezza stradale, ribaditi dal Segretario Generale dell'Anci Veronica Nicotra che ieri pomeriggio è intervenuta alla presentazione delle «Indicazioni per la gestione della sicurezza stradale urbana», realizzate dall'Associazione dei Comuni con il contributo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
«La materia della sicurezza stradale – ha detto il Segretario Generale Nicotra - è ricca e multisettoriale e l'Anci con questa Guida auspica si facciano passi avanti nel dibattito in atto, sapendo che la nostra priorità è la massima tutela del cittadino».
Ad oggi i Comuni utilizzano due strumenti, indicati dalla legge, per organizzare la mobilità e la gestione dei trasporti in ambito urbano: il piano urbano della mobilità e il piano urbano del traffico.
Era stato previsto anche un piano per la sicurezza stradale urbana che, però, è rimasto uno strumento poco in uso presso le amministrazioni comunali italiane sebbene, chi l'ha realizzato, dimostra come la creazione di una strategia di medio-lungo periodo, coordinata con altre politiche di gestione della città, dia effetti positivi ed efficaci.
La guida Anci «Indicazioni per la gestione della sicurezza stradale urbana», realizzata con il contributo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presenta cinque delle più significative esperienze territoriali in tema di Piani per la sicurezza urbana (Roma, Bologna, Ravenna, Firenze, Torino), caratterizzati da un approccio multisettoriale degli interventi e da una analisi anche sociologica dell'incidentalità.

Roma
Il Piano Comunale della Sicurezza Stradale di Roma Capitale (Pcss) (2011-2020) ha l'obiettivo, in linea con le direttive europee, di arrivare ad un tasso di incidentalità non superiore a 3,8 morti ogni 100 mila abitanti.
Il piano è uno strumento di programmazione frutto del lavoro sinergico di tutti i soggetti e operatori che per propria competenza contribuiscono ad innalzare gli standard di sicurezza stradale (istituzioni, forze dell'ordine, scuola, strutture sanitarie, eccetera), e si concreta in programmi annuali con obiettivi e azioni prioritarie.
Tra le principali, nel 2012, è stato costituito il «Centro di Competenza sulla Sicurezza Stradale» che monitora i dati sull'incidentalità e sugli interventi posti in essere ed è referente per le iniziative di formazione/informazione. Inoltre, attraverso il Siss (Sistema informativo sicurezza stradale), analizza i dati forniti dalla Polizia locale di Roma Capitale e fornisce elaborazioni in tempo reale, a supporto dei tecnici e degli operatori del settore.
Tra gli altri strumenti attivati, si ricordano: la consulta cittadina per la sicurezza stradale (organo di partecipazione democratica e attiva dei cittadini) e i piani particolareggiati in attuazione del Piano urbano del traffico (Pgut), per la riqualificazione e messa in sicurezza di specifici tratti e punti nevralgici della rete stradale nei vari municipi.

Bologna
Dal 2006 il Pssu è stato inserito nel piano generale del traffico urbano e, negli anni, è stato integrato con dati aggiornati ogni due anni per verificare gli interventi realizzati.
Il piano distingue interventi su localizzazione a massimo rischio e interventi di sistema. I primi, riguardano il monitoraggio di intersezioni o tratte stradali ad elevata incidentalità; i secondi, vanno dalla riduzione della circolazione dei veicoli per la qualità dell'aria alla protezione dell'utenza debole con l'estensione della rete ciclabile e dei percorsi pedonali su viabilità principale.
Il piano è arricchito da un sistema di gestione delle segnalazioni da parte dei cittadini le cui proposte confluiscono in un piano particolareggiato del traffico di quartiere (Pptq) che riporta i principali ambiti e contenuti della pianificazione urbanistica, della viabilità e del traffico.

Ravenna
Al centro per la mobilità sostenibile e la sicurezza stradale di Ravenna, nato nel 2004, fanno capo gli interventi destinati alla diminuzione del livello di rischio. L'approccio è multisettoriale e analizza i fenomeni incidentali attraverso i dati Istat e quelli della Polizia Municipale, sovraintende alle attività dell'Ufficio Sicurezza (braccio operativo), collabora per il miglioramento della comunicazione/educazione sul tema, produce analisi dei fattori di rischio e sollecita la collaborazione con istituzioni e Forze dell'ordine.
Per acquisire una conoscenza specialistica del problema sono state integrate nel Centro professionalità provenienti dalle strutture sanitarie pubbliche e attivate collaborazioni per aumentare l'efficacia delle azioni di formazione di insegnanti e genitori.
Particolare attenzione è rivolta ai temi della mobilità sostenibile e agli utenti deboli (pedoni e ciclisti in particolare)

Firenze
David (acronimo di dati e analisi; aderenza alle regole; vita educazione; infrastrutture; dopo l'evento) è il nome del piano strategico per la sicurezza stradale di Firenze che per il 2020 mira a ridurre del 50% i decessi e i feriti gravi. Questo, a fronte di un investimento di circa 5 milioni di euro l'anno, in gran parte ottenibile da una modifica delle priorità dei diversi soggetti coinvolti consentendo, a fine programma, di ridurre i costi sociali annuali di circa 60 milioni di euro.
Il piano strategico prevede azioni che riguardano controlli, infrastrutture, educazione e legislazione: dal trafficcalming, all'introduzione della sicurezza stradale nel curriculum formativo delle scuole superiori; dai sistemi di alcohollock al miglioramento degli attraversamenti pedonali.
Dal 2012 è stata istituita l'unità comunale politiche sicurezza stradale (Ucpss), un'unità operativa formata da referenti di uffici diversi (polizia municipale, ufficio tecnico, statistica, comunicazione) che si riunisce ogni 15 giorni per valutare l'andamento del piano e per definire le strategie di intervento sul territorio ai fini del miglioramento continuo della sicurezza stradale.

Torino
Torino dal 2011 ha un piano urbano della mobilità sostenibile, ultimo dei piani che, dagli anni '90, la città si è data per organizzare la mobilità che definisce azioni volte al miglioramento della sicurezza stradale. La mobilità è sostenibile se è sicura.
Obiettivo principale del Pums è rendere più competitivo il trasporto collettivo, facendo in modo che sia usufruibile da parte di tutti, per disincentivare gli spostamenti individuali, ridurre la congestione e migliorare l'accessibilità alle funzioni urbane. In tal senso, grande attenzione è data all'utenza debole (bambini, anziani, disabili), alla mobilità "impatto zero" (ciclabilità; veicoli elettrici) ma anche car sharing e car pooling.


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