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Sì alla valutazione degli impatti cumulativi dell'Arpa sugli impianti di produzione di energia rinnovabile

di Tiziana Krasna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con la sentenza n. 2096/2015, la Sezione I del Tar Puglia-Lecce, si è pronunciata sulla combinazione, in Puglia, fra la Legge regionale 22 gennaio 1999 n.6 (istitutiva dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) quale “organo tecnico dell’Amministrazione regionale dotato di personalità giuridica pubblica”, titolare di funzioni di monitoraggio e consultive, e, con riferimento alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, titolare di una funzione di supporto tecnico (previo convenzionamento) con l’Autorità competente (artt. 4 comma 1 lett. o) Legge regionale 6/99 e 6 comma 6 Legge regionale 11/2001), per un verso, e la Delibera della Giunta regionale n. 2122 del 2012, che assegna alla Valutazione d'impatto ambientale una funzione di coordinamento di tutte le intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta ed assensi comunque denominati in materia ambientale, indicando con precisione quali pareri ambientali debbano essere resi all’interno del procedimento di Via.

Il principio di diritto
In questo quadro, hanno precisato i giudici amministrativi pugliesi, quanto al ruolo dell’Arpa in tema di impianti alimentati da fonti rinnovabili non soggetti a verifica di assoggettabilità e/o a valutazione d'impatto ambientale, è stabilito che essa dovrà procedere alla valutazione degli impatti cumulativi conformemente ai propri compiti istituzionali, attraverso proprio parere da rendersi nell'ambito del procedimento di autorizzazione unica ex Dlgs n. 387 del 2003.
L’insieme delle funzioni attribuite all’Arpa dalla normativa regionale suindicata comporta quindi il coinvolgimento attivo della stessa nel procedimento teso a verificare la sussistenza dei presupposti per il rilascio della proroga della determinazione di esclusione dalla Via, dato che, proprio con riferimento a tali procedimenti, la delibera della Giunta regionale 2122/2012 ha previsto la obbligatoria valutazione degli impatti cumulativi conformemente ai propri compiti istituzionali; del resto, l’espressione “dovrà” provvedere alla valutazione, indica sia la obbligatorietà di tale step procedurale, sia l’attribuzione alla stessa Arpa della relativa competenza.
Dal che discende la legittimità della valutazione degli impatti cumulativi come operata dall’Arpa.
A ciò si aggiunga che tale giudizio, fatto proprio dalla regione Puglia con la determinazione negativa impugnata, sottintende un’amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all'apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti (tra le tante, Cons. Stato, sez. quinta, 22 marzo 2012, n. 1640; sezione sesta, 13 giugno 2011, n. 3561; sezione quinta, 17 gennaio 2011, n. 220; sezione quarta, 5 luglio 2010, n. 4246; Corte giustizia, 25 luglio 2008, c - 142/07) ; sotto altro profilo, il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti o sulle valutazioni discrezionali deve essere svolto ab extrinseco, nei limiti della rilevabilità ictu oculi dei vizi di legittimità dedotti, essendo diretto ad accertare il ricorrere di seri indici di invalidità e non alla sostituzione dell'amministrazione (cfr. Cassazione Civile, sez. unite, 17 febbraio 2012, nn. 2312 e 2313), vizi che nella fattispecie non risultano sussistenti.
La giurisprudenza ha ripetutamente chiarito che, nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l'Amministrazione esercita un'amplissima discrezionalità tecnica, censurabile solo in presenza di macroscopici vizi logici o di travisamento dei presupposti (cfr. Trib. Sup. acque pubbliche, 11 marzo 2009, n. 35; Cons. Stato, Sez. VI, 19 febbraio 2008, n. 561; Id., Sez. IV, 5 luglio 2010, n. 4246; Tar Puglia, Bari, Sez. I, 3 agosto 2011, n. 1205).
E in ogni caso, la valutazione d'impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera, apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l'istruttoria sia mancata, o sia stata svolta in modo inadeguato, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all'Amministrazione (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 22 giugno 2009, n. 4206; Id., Sez. V, 21 novembre 2007, n. 5910; Id., Sez. VI, 17 maggio 2006, n. 2851; Id., Sez. IV, 22 luglio 2005, n. 3917; cfr. da ultimo Tar Puglia, Bari, Sez. I, 14 maggio 2010, n. 1897).

Il caso
Nella specie, veniva contestato il provvedimento regionale di diniego della proroga del precedente provvedimento di esclusione dalla Via di un parco eolico lamentando fra l’altro l’incidenza del contributo istruttorio espresso dall’ Arpa in quanto lo stesso risulta formulato sulla base di linee guida predisposte da soggetto (Arpa) non coincidente con l’organo regionale istituzionalmente competente a dare attuazione alla norma quadro statale (ovvero la Giunta Regionale), tanto più che tale soggetto svolge una funzione meramente consultiva.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar Puglia persuade.
Specie nella parte in cui ribadisce che, in ogni caso, la valutazione d'impatto ambientale non costituisce un mero giudizio tecnico, suscettibile in quanto tale di verificazione sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa, sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera, apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l'istruttoria sia mancata, o sia stata svolta in modo inadeguato, e sia perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all'Amministrazione (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 22 giugno 2009, n. 4206; Id., Sez. V, 21 novembre 2007, n. 5910; Id., Sez. VI, 17 maggio 2006, n. 2851; Id., Sez. IV, 22 luglio 2005, n. 3917; cfr. da ultimo Tar Puglia, Bari, Sez. I, 14 maggio 2010, n. 1897).
Tanto ribadendo, la pronuncia dei giudici salentini si pone in scia con la chiarissima posizione assunta, sul tema, dalla Corte costituzionale, nella arcinota sent. n. 81/2013, che ha cambiato profondamente le convinzioni da tempo acquisite in materia, mettendo alle corde la stessa distinzione di fondo fra atto amministrativo, atto di alta amministrazione e atto politico. Nel minimo, si può dire – su una questione che incrocia frontalmente la strategica discussione in corso nel Paese a proposito del c.d. effetto Nimby – che è arduo considerare oggi la decisione in materia di Via qualcosa di meno (si ripete, nel minimo) di un atto di altissima (e non semplicemente alta) amministrazione. Con ciò che intuitivamente ne deriva.


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