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Anche il singolo cittadino può agire in giudizio per la tutela dell'ambiente

di Mauro Calabrese

Pur costituendo l’ambiente un bene pubblico, non suscettibile di appropriazione individuale, poiché indivisibile, unitario, multiforme e non attribuibile al singolo cittadino, compete al singolo soggetto la legittimazione ad agire in sede giurisdizionale contro un provvedimento amministrativo che possa produrre effetti potenzialmente negativi sull’ambiente nelle immediate vicinanze al luogo dove egli vive.

La sentenza
Così ha argomentato la quinta sezione del Consiglio di Stato, con la decisione 18 giugno 2015 n. 3118, riconoscendo la legittimazione ad agire in giudizio a favore di una proprietaria di un terreno nelle immediate vicinanze della fascia demaniale costiera del lago Trasimeno, interessata dalla realizzazione del progetto di una pista ciclabile da parte della Comunità montana, per l’annullamento degli atti di approvazione del progetto, pur respingendo nel merito l’appello proposto dalla stessa verso la sentenza di primo grado del Tar Umbria.
I giudici di Palazzo Spada, nel valutare nel merito i motivi del ricorso, affermano la legittimazione di un singolo in materia di tutela dell’ambiente, riconoscendo la possibilità di agire in giudizio per contestare la legittimità dei provvedimenti amministrativi produttivi di effetti sull’ambiente, non in quanto titolare dell’interesse diffuso, ma in quanto portatore di un interesse qualificato e differenziato.

L’interesse del singolo
Ad avviso dei giudici amministrativi, invero, l’ambiente unifica distinte tutele giuridiche, riguardo diversi beni della vita, facendone un bene pubblico, per quanto non suscettibile di appropriazione individuale, indivisibile, unitario, non attribuibile e multiforme, ma che al tempo stesso va riconosciuto un interesse, non già diffuso, ma bensì qualificato e differenziato, ai fini della legittimazione a ricorrere, in capo al proprietario di un fondo non direttamente interessato da un intervento urbanistico autorizzato, ma che possa subire disturbi e disagi di fatto sul godimento o sul valore di mercato del bene stesso o anche sull'interesse alla conservazione dell'assetto dell’ambiente in cui è inserito.
Per poter fondatamente argomentare la propria legittimazione, prosegue la sentenza, il singolo cittadino dovrà individuare con precisione il bene della vita che potrebbe essere pregiudicato dall’intervento della pubblica amministrazione, quali il paesaggio, l'acqua, l'aria, il suolo o anche direttamente il proprio terreno, fornendo altresì la prova che non si tratti di un bene che appartiene in maniera identica e indivisibile a una pluralità di soggetti, privi ciascuno della esclusiva disponibilità, connotato presente nell’interesse legittimo, ma che, rispetto ad esso, egli si trovi in una posizione differenziata e qualificata, tale da conferirgli la supposta legittimazione individuale a impugnare l’atto amministrativo.

Il caso deciso
Nel caso deciso, il Consiglio di Stato, pur respingendo il ricorso per altri motivi di diritto, ha statuito che la ricorrente non ha agito a difesa di un interesse ambientale diffuso, bensì a difesa della propria individuale porzione dell’interesse ambientale, qualificato e differenziato in relazione alla sua proprietà, potenzialmente lesa dagli interventi autorizzati astrattamente idonei a incidere sulla propria sfera giuridica riducendo il diritto di disposizione e di godimento, pieno ed incondizionato, del proprio fondo, anche sotto il profilo della salubrità e della conservazione dell’ambiente inalterato e protetto.


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