Home  › Territorio e sicurezza

Tutela dell'Ambiente e della salute: vietate le coltivazioni Ogm pericolose

di Mauro Calabrese

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La terza sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza 16 aprile 2015 n. 15834, ha confermato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip, confermato dal Tribunale del riesame, di alcuni terreni utilizzati per la coltivazione di mais Ogm “MON810”, in relazione al reato di cui all’articolo 4, comma 8, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91 (convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116), cosiddetto decreto Competitività&Crescita, che punisce, salvo che costituisca più grave reato, chiunque viola i divieti di coltivazione introdotti con atti adottati, anche in via cautelare, ai sensi degli articoli 53 e 54 del Regolamento Ce/178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002.

La decisione del Consiglio di Stato…
Recentemente, il Consiglio di Stato, con la pronuncia 6 febbraio 2015 n. 605, aveva respinto l’impugnazione proprio del decreto del ministero della Salute, di concerto il ministero delle Politiche agricole e il ministero dell'Ambiente, del 12 luglio 2013, che ha disposto il divieto di coltivazione della medesima varietà di mais geneticamente modificata e brevettata da una importante multinazionale, fino all'adozione di misure comunitarie d'urgenza di cui all'articolo 54, comma 3, del Regolamento Ce/178/2002, e comunque per un periodo non superiore a diciotto mesi dalla data del provvedimento.

… e quella della Corte di cassazione
Ad avviso dei giudici della Cassazione, in linea per una volta con l’interpretazione del Consiglio di Stato, la direttiva 2001/18/Ce, sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, persegue finalità di tutela della salute e dell’ambiente, prevedendo che sia possibile immettere in campo aperto e vendere esclusivamente i prodotti Ogm autorizzati, pertanto conformi alla disciplina della direttiva, che non possano quindi essere considerati un pericolo e lasciando, come “clausola di salvaguardia” agli Stati membri esclusivamente la possibilità di adottare “tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di organismi geneticamente modificati (Ogm) in altri prodotti (c.d. misure di coesistenza) per evitare la presenza dei primi in altre colture, come quelle convenzionali o biologiche; prevenire l’impatto dell’eventuale commistione, che impedirebbe ai produttori e ai consumatori di scegliere tra produzione convenzionale e geneticamente modificata; prevenire la potenziale perdita economica che verrebbe indotta dalla presenza involontaria di Ogm in altri prodotti”.
Nel caso di specie del mais Ogm “MON810”, invece, come ravvisato anche dai giudici amministrativi, il divieto di coltivazione, previsto dal citato decreto ministeriale, è stato adottato dalle autorità nazionali esplicitamente in via d’urgenza e provvisoria, ai sensi dell’articolo 54 del citato regolamento, per i casi in cui “sia manifesto che alimenti e mangimi di origine comunitaria o importati da un paese terzo possono comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali e per l’ambiente”, supportato dal parere emanato dall’Ispra in data 7 aprile 2014 che ne contestava il grave rischio per l’agro-biodiversità.
L’azione della Pubblica amministrazione, prosegue il ragionamento della Corte, risulta inoltre validato dalla risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 gennaio 2015, relativa alla posizione del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/Ce, che prevede per il futuro la possibilità per ciascuno Stato membro di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio, garantendo una particolare vigilanza per assicurare che le coltivazioni geneticamente modificate non contaminino altri prodotti o attraversino involontariamente i confini nazionali.

Le sanzioni
Il disposto dell’articolo 4, comma 8, del Dl n. 91/2014 punisce con la multa da 25mila a 50mila euro la violazione del divieto di coltivazione, obbligando, altresì, il responsabile a rimuovere, a propria cura e spese, secondo le prescrizioni del competente organo di vigilanza, nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, le coltivazioni di sementi vietate e a provvedere alla realizzazione delle misure di riparazione primaria e compensativa nei termini e con le modalità definiti dalla regione competente per territorio.


© RIPRODUZIONE RISERVATA