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Coltivazioni Ogm, legittimo il divieto disposto dalla Regione Friuli

di Solveig Cogliani

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È legittimo il divieto di coltivazione del mais Opgm disposto dalla Regione a tempo determinato e motivato dall’attesa dell’approvazione delle misure di coesistenza, di cui all’articolo 26 bis Direttiva CE/2001/18. È quanto afferma il Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I, con la sentenza n. 146 del 20 marzo 2015.

Il caso
La causa trae origine dal ricorso con cui un imprenditore agricolo, titolare di un’azienda nella Regione Friuli Venezia Giulia, aveva impugnato i provvedimenti con cui l’Amministrazione - accertato che lo stesso non aveva ottemperato all’ordine di rimozione nel termine prescritto delle colture di mais Ogm dallo stesso avviate sul terreno di sua proprietà - in forza del divieto contenuto nella legge regionale Friuli Venezia Giulia n. 5 del 2014, emanata nelle more del pronunciamento della Commissione europea sulle misure di coesistenza approvate, procedeva alla distruzione d’ufficio.
La questione proposta al vaglio dei giudici del Tar in sostanza può riassumersi con la richiesta di verificare se sia conforme alla disciplina comunitaria o meno la legislazione interna che vieti, anche solo temporaneamente, la coltivazione Ogm, con la conseguente necessità di disapplicazione delle norme eventualmente contrastanti e l’annullamento degli atti amministrativi attuativi, illegittimi in via derivata.

L’analisi del Tar Friuli Venezia Giulia
Il Tribunale prende le mosse da un’attenta disamina dei livelli di competenza:
- ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lett. d, del Tfue, l’Unione ha una competenza concorrente con i singoli Stati in materia di agricoltura;
- ai sensi, inoltre,  del precedente articolo 2, comma 2  “Quando i Trattati attribuiscono all'Unione una competenza concorrente con quella degli Stati membri in un determinato settore, l'Unione e gli Stati membri possono legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti in tale settore. Gli Stati membri esercitano la loro competenza nella misura in cui l'Unione non ha esercitato la propria. Gli Stati membri esercitano nuovamente la loro competenza nella misura in cui l'Unione ha deciso di cessare di esercitare la propria.”;
- in linea con tali disposizioni, il Regolamento CE/2002/178 consente agli Stati membri di adottare misure cautelari urgenti in attesa che si pronunci la Commissione europea;
- con il Dm 12 luglio 2013 era vietata in Italia, dunque, la coltivazione del mais Ogm sino all’adozione delle misure comunitarie;
- tale decreto era sottoposto al vaglio del Giudice amministrativo e con sentenza n. 605 del 2015, il Consiglio di Stato definitivamente respingeva il ricorso, confermando la decisione di primo grado, ed affermava che l’applicazione del principio di precauzione postula l’esistenza di un rischio potenziale per la salute e per l’ambiente e non richiede invece l’esistenza di evidenze scientifiche consolidate;
- con la pronuncia n. 116 del 2006, peraltro la Corte costituzionale aveva ricondotto la materia in esame a quella dell’agricoltura, affermando, dunque, la sussistenza potestà legislativa regionale in via esclusiva ai sensi dell’articolo 117, comma IV, Cost.;
- alla luce della evidenziate norme, pertanto, la Regione FriuliVenezia Giulia, disponeva, con la menzionata legge, il divieto di coltivazione di mais geneticamente modificato sino all’approvazione definitiva delle misure di coesistenza e comunque per un periodo non eccedente i dodici mesi

I principi comunitari
L’interesse della decisione nasce in modo precipuo dal confrontarsi dei diversi principi di origine comunitaria, che il Tribunale coordina nella propria decisione:

-  il principio di armonizzazione: esso costituisce un elemento essenziale per il progredire del processo di integrazione economica della Comunità Europea ed è il procedimento attraverso cui si rendono affini le discipline normative dei singoli Stati membri, al fine di eliminare le distorsioni che ostacolano la libera concorrenza nel mercato unico e di non discriminare merci, persone, servizi e capitali in base alla nazionalità;

- il principio di precauzione: esso trova applicazione nella materia di sicurezza dell’ambiente e dispone che  ove vi siano minacce di danno serio o irreversibile, l’assenza di certezze scientifiche non deve essere usata come ragione per impedire che si adottino misure di prevenzione della degradazione ambientale;

- il principio di proporzionalità: esso regola l'esercizio delle competenze esercitate dall'Unione europea e mira ad inquadrare le azioni delle istituzioni entro i limiti necessari per raggiungere gli obiettivi fissati dai trattati.

Nel caso che occupa, dunque, il Tar ha evidenziato la necessaria esigenza di prevenzione nei confronti della possibilità di una contaminazione tra le diverse coltivazioni, tale da giustificare la misura di cautela temporaneamente delimitata in ragione di un concreto procedimento di armonizzazione, specificamente disciplinato dalla normativa di settore europea. Del resto ha considerato rispondente ai canoni della proporzionalità la misura imposta a livello regionale.

La disciplina degli Ogm
Innanzitutto vale precisare che l’articolo 2, Direttiva 2001/18 definisce Ogm “un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale”.
La predetta Direttiva, emanata in applicazione dell’articolo 95 del Trattato Ce, che afferma il ravvicinamento delle legislazioni in funzione di un migliore funzionamento del mercato, e derivante dall’evoluzione della precedente normativa contenuta nella Direttiva 90/220/CEE, costituisce la disciplina fondamentale in materia di organismi geneticamente modificati. Infatti, essa non solo contiene la regolamentazione delle varie procedure di autorizzazione per l’emissione nell’ambiente di Ogm, ma enuncia i principi fondamentali dell’azione regolatoria europea: “il principio di precauzione”, l’analisi valutativa del rischio “caso-per-caso”, il principio di partecipazione e di trasparenza delle procedure.
Tali principi, peraltro, sono stati riaffermati anche negli atti successivi in materia di biotecnologie, come il Regolamento 1829/2003, “relativamente agli alimenti e mangimi geneticamente modificati”.
Vale ricordare, peraltro, che la Direttiva ha come obiettivi mediati, e complementari rispetto a quello della tutela dell’ambiente e della salute umana anche quello dello stabilimento del mercato comune.
In tale senso, dunque, la molteplicità dei beni giuridici tutelati, trova in sostanza il naturale coordinamento attraverso l’esplicazione del menzionato principio di precauzione, previsto all’articolo 174 par. 2 del tit. XIX del Trattato.


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