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Schiamazzi notturni all'esterno del bar, il gestore permissivo rischia il penale

di Claudio Carbone

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il gestore di un bar è responsabile del rumore prodotto dai clienti all'esterno del locale, solo se gli organi controllori competenti accertano che non ha fatto il possibile per evitarlo. Il suo comportamento omissivo, in particolare, configura disturbo della quiete pubblica, reato previsto dall'articolo 659 del codice penale.
È l'importante principio stabilito dalla Corte di Cassazione penale, Sezione III, con la sentenza del 5 marzo 2015 n. 9633, riconoscendo la responsabilità del gestore del locale per aver consentito la diffusione in strada di musica ad altissimo volume e al contempo aver favorito lo stazionamento dei clienti, poi degli schiamazzi notturni.

Le fattispecie di reato
La Cassazione osserva preliminarmente che l'articolo 659 del Codice penale prevede due distinte fattispecie di reato: "l'una, sanzionata appunto dal primo comma dell'art. 659, si verifica allorquando l'evento costituivo dell'illecito, cioè il disturbo del riposo o delle occupazioni delle persone, derivi da qualcosa di diverso dal mero superamento dei limiti di rumore, per effetto di un esercizio del mestiere che ecceda le sue normali modalità o ne costituisca un uso smodato; l'altra, prevista dal secondo comma della medesima disposizione, si ha qualora la violazione dei limiti relativi alla liceità delle immissioni sonore riguardi altre prescrizioni legali o della Autorità, attinenti all'esercizio del mestiere rumoroso, diverse da quelle direttamente impositive i limiti di immissioni acustica (Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza 9 ottobre 2014 n. 42026)".

Il caso
Sul caso concreto, la sentenza mette in risalto che "la giurisprudenza di legittimità ha reiteratamente affermato che la qualità di titolare della gestione dell'esercizio pubblico comporta l'assunzione dell'obbligo giuridico di controllare che la frequentazione del locale da parte dei clienti non sfoci in condotte contrastanti con le norme concernenti la polizia di sicurezza".
"Perché, però, l'evento possa essere addebitato al gestore dell'esercizio commerciale è necessario che esso sia riconducibile al mancato esercizio del potere di controllo e sia, quindi, collegato da nesso di causalità con tale omissione". Naturalmente c'è da osservare che "laddove gli schiamazzi o i rumori avvengano all'interno dell'esercizio non c'è dubbio che il gestore abbia la possibilità di assolvere l'obbligo di controllo degli avventori, impedendo loro comportamenti che si pongano in contrasto con le norme di polizia di sicurezza, ricorrendo, ove necessario, al cosiddetto ius excludendi in danno di coloro che, con il loro comportamento, realizzino tale contrasto".
Non è così immediato, invece, quando "il disturbo del riposo e delle occupazioni da parte degli avventori dell'esercizio pubblico avvenga, come nell'occasione, all'esterno del locale. In tal caso, infatti, per poter configurare la responsabilità del gestore è necessario quanto meno fornire gli elementi atti ad evidenziare che egli non abbia esercitato il potere di controllo e che a tale omissione sia riconducibile la verificazione dell'evento (Corte di cassazione, Sezione III, 5 settembre 2014 n. 37196)".


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