osservatorio anci-ifel

Co-City, esperienze globali di cura dei beni comuni a confronto a Bellagio

di Simone d'Antonio

Il coinvolgimento dei cittadini in politiche pubbliche locali di nuova generazione è l'elemento centrale della costruzione di una co-city, di una città capace di rendere la collaborazione tra attori diversi un fattore decisivo per lo sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale. L'unicità dell'esperienza italiana in questo senso costituisce una spinta per allargare tale dibattito a un ambito globale, rendendo la collaborazione civica un paradigma di governo valido per attuare dal basso i principi dell'Agenda urbana europea e della Nuova Agenda urbana globale.

Il progetto di Torino
Il confronto tra città americane, africane ed europee, promosso da LabGov al Rockfeller Retreat di Bellagio (CO), ha visto tra i protagonisti l'Anci in qualità di National point del programma Urbact e di partner di comunicazione del progetto Co-City realizzato a Torino con il finanziamento del programma europeo Urban Innovative Actions. L'applicazione del Regolamento per la cura condivisa dei beni comuni e dei suoi strumenti, come i Patti di collaborazione, per il contrasto alla povertà urbana con l'obiettivo di creare nuovi hub di comunità e imprese sociali nelle periferie torinesi rappresenta una delle esperienze più avanzate in Europa di collaborazione tra i cinque cardini della Quintuple Helix, modello di innovazione che instaura nuove modalità di interazione tra comunità, enti pubblici, società civile, imprese, scuole e università.
La città e i governi locali diventano quindi rispettivamente epicentro e facilitatore di processi di sviluppo co-governati dai diversi attori in campo, con l'obiettivo di creare sviluppo socio-economico attraverso l'uso delle nuove tecnologie utili per sperimentazioni pronte a diventare modelli e politiche capaci di permeare l'intera azione pubblica.

Le altre esperienze
Tutti gli elementi del progetto attualmente in corso a Torino e del dibattito italiano sulla cura condivisa dei beni comuni, dagli usi civici di Napoli alle politiche per l'immaginazione e la collaborazione civica di Bologna, rappresentano i vari tasselli di un mosaico che ridisegna il modo di governare i territori e instaura nuovi strumenti legali e di policy con cui i decisori nazionali e il mondo delle imprese si trovano a dover fare i conti per instaurare nuovi processi di sviluppo che tengano davvero conto delle esigenze e dei bisogni delle comunità. L'applicazione di tale schema per favorire la resilienza urbana, come nel caso della città americana di Boulder in Colorado (tra i centri urbani più piccoli e vivaci coinvolti nell'iniziativa 100 Resilient Cities della Rockfeller Foundation), o per promuovere forme innovative di relazione con cittadini e imprese come nei casi di Accra, Amsterdam e Barcellona, ridisegnano la mappa dell'innovazione urbana su scala mondiale superando approcci di moda, come quelli legati all'urbanismo tattico, per riscrivere ruolo e funzione dei governi locali in uno scenario di cambiamento globale. A questo si aggiunge un accento forte sulla governance multilivello e sui processi di riforma metropolitana in corso in Italia e nel mondo, occasione per ripensare al futuro delle città a partire dalla collaborazione tra livelli istituzionali e attori diversissimi tra loro, inclusi urbanisti e rappresentanti del settore dell'economia creativa come nel caso del Laboratorio para la Ciudad di Città del Messico.
Allargare su scala mondiale il dibattito sulla cura dei beni comuni può rappresentare una fonte di idee e soluzioni per la rigenerazione urbana partecipata che trae spunti importanti dalle forme di partecipazione civica instaurate dalle città italiane negli ultimi anni, anche grazie a programmi europei come Urbact e Urban Innovative Actions che spingono a ripensare le città sul medio-lungo periodo e richiedono la partecipazione attiva di cittadini e stakeholder nell'elaborazione di piani d'azione integrati. Un modello pionieristico diventato nel corso degli anni sempre più organico all'azione di amministrazioni sempre più sensibili verso la capacità di comunità e hub locali di diventare motori del cambiamento in centri e periferie delle nostre città.


© RIPRODUZIONE RISERVATA