osservatorio anci-ifel

L'effetto doping delle risorse straordinarie sulla spesa della Pa italiana

di Giorgia Marinuzzi e Walter Tortorella (*)

Guardando agli ultimi due cicli di programmazione comunitaria (2000-2006 e 2007-2013) è possibile rilevare con nettezza l'esistenza di un effetto doping delle risorse addizionali sui conti pubblici della Pa italiana. Non tener conto delle risorse straordinarie impiegate in Italia negli ultimi 20 anni significherebbe, infatti, avere una visione distorta sul complesso delle politiche pubbliche di investimento del Paese, specialmente in coincidenza con gli anni di chiusura dei periodi di programmazione dei Fondi strutturali.

L'analisi
In assenza delle cosiddette risorse aggiuntive (Fondi Ue, cofinanziamento nazionale e risorse per aree sottoutilizzate), i 53 miliardi medi annui di spesa in conto capitale della Pa, tra il 2000 e il 2016, scenderebbero a quota 39 miliardi di euro (Figura 1 in Allegato).
Situazione più critica per il Mezzogiorno, dove la spesa in conto capitale media annua, pari a 19 miliardi di euro, si andrebbe letteralmente a dimezzare senza le risorse aggiuntive, attestandosi a quota 9 miliardi (Figura 2 in Allegato). Tale evidenza conferma l'esistenza di un rischio reale di vanificare il principio di aggiuntività, alla base delle regole di impiego dei Fondi strutturali, in favore di un effetto sostituzione delle risorse straordinarie su quelle ordinarie. Del resto non va trascurato che la spesa in c/cap. del Mezzogiorno, al lordo delle risorse straordinarie, non riesce in nessun anno, dal 2000 al 2016, a raggiungere il livello della spesa ordinaria del Centro-Nord al netto dei Fondi.
A livello pro capite e considerando gli ultimi 3 anni della programmazione 2007-2013 (Figura 3 in Allegato), emerge che in assenza delle risorse comunitarie e del FSC, i 689 euro pro capite di spesa in conto capitale al Mezzogiorno si ridurrebbero a 239 euro: un dato che conferma le perplessità sulla natura di aggiuntività dei Fondi strutturali e di quelli per le aree sottoutilizzate. In particolare, il 2015 sconta la coincidenza con la chiusura del ciclo di programmazione 2007-2013, prevista secondo la regola «n+2» al 31 dicembre dell'anno, che determina una massiccia certificazione e contabilizzazione di spese associate a impegni che possono risalire agli inizi del ciclo o addirittura al settennio di programmazione precedente.
Guardando alle stime 2016, l'effetto “dopante” delle risorse aggiuntive sul valore complessivo della spesa in conto capitale del Mezzogiorno pare ridursi significativamente: su 626 euro pro capite la quota ascrivibile alle risorse aggiuntive è pari a 265 euro (il 42%, vs il 72% del 2015).
Al Centro-Nord, al contrario, le risorse complessive in conto capitale sarebbero sostanzialmente le stesse anche in assenza delle risorse straordinarie: nell'ultimo triennio, infatti, la spesa in conto capitale della PA è stata di 592 euro pro capite, di cui solamente 85 di risorse aggiuntive. Quest'ultime scenderebbero addirittura a 55 euro secondo le stime del Sistema conti pubblici territoriali per il 2016. Per questa ripartizione geografica sembra più plausibile che venga rispettato il principio di aggiuntività delle risorse provenienti dalla politica di coesione.

Il convegno
Il tema di analisi appena trattato sarà al centro del convegno organizzato su iniziativa di Ifel-Fondazione Anci e in collaborazione con l'Agenzia per la Coesione territoriale-Cpt e AISRe, dal titolo «Risorse ordinarie e aggiuntive per lo sviluppo dei comuni italiani», in programma il 17 novembre 2017, dalle 9.00 alle 13.00, presso la Sala Conferenze Anci, in via dei Prefetti 46, Roma. In tale occasione verrà distribuita la Relazione Annuale 2017 dei Conti pubblici territoriali e la settima edizione (2017) del Rapporto Ifel «La dimensione territoriale nelle politiche di coesione».

(*) Ifel - Dipartimento Studi Economia Territoriale


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