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Arriva Siope+: un'occasione per razionalizzare il ciclo della spesa degli enti locali

di Luciano Benedetti (*) - Rubrica a cura di Anutel

Parte in questi giorni per 23 enti, di cui 17 Comuni, la seconda fase di sperimentazione dell'ambizioso progetto Siope+. La nuova piattaforma prevista dalla Legge di Bilancio 2017 tende a migliorare il monitoraggio dei tempi di pagamento dei debiti commerciali della Pa, integrando le informazioni sui pagamenti con quelle delle fatture passive registrate dalla Piattaforma elettronica crediti (Pcc).

Il nuovo sistema
In prospettiva, Siope+ seguirà l'intero ciclo delle entrate e delle spese. Una volta avviato Siope+, le Pa dovranno ordinare incassi e pagamenti al tesoriere/cassiere solo con ordinativi informatici (Opi) emessi secondo lo standard definito da Agid e trasmetterli attraverso la nuova piattaforma, gestita dalla Banca d'Italia. Si tratta di un rilevantissimo impegno organizzativo per Mef e Agid ma, soprattutto, per la Banca d'Italia stessa: il progetto andrà a interessare oltre 20mila amministrazioni pubbliche, centinaia di banche e ben più di un milione di transazioni quotidiane. Si deve tuttavia immaginare che l'adozione di uno standard operativo comune consentirà nel medio termine alle banche di abbattere alcuni costi di gestione dei servizi di tesoreria; è auspicabile che ciò favorisca il ritorno a competere nelle gare bandite dai Comuni, troppo spesso deserte.

Il ciclo della spesa
Per gli ottomila Comuni italiani, messa alle spalle la fase più difficile di attuazione del nuovo ordinamento contabile “armonizzato”, la transizione a Siope+ può essere la proficua occasione per rivedere, ottimizzare o se necessario reingegnerizzare al proprio interno il ciclo della spesa, col duplice scopo di ridurre i tempi di pagamento e di efficientarne i costi. La gestione del documento di spesa andrà infatti a collegare due procedure standardizzate su piattaforme nazionali: la fattura elettronica (Sdi) “in arrivo” e il mandato informatico (Opi/Siope+) “in partenza”. Le fasi gestionali all'interno dell'ente che possono essere digitalizzate e integrate sono, in breve: l'acquisizione della fattura dallo Sdi e la sua protocollazione in arrivo; l'accettazione e l'eventuale integrazione dei dati della fattura per le fasi successive (quali i codici Cig, Cup, Iban, il capitolo e l'impegno di spesa, l'ufficio competente, ecc.); il controllo delle fatture e la loro liquidazione ex articolo 184 del Tuel; l'emissione del mandato di pagamento Opi; la sua firma digitale; la trasmissione a Siope+; l'eventuale flusso di dati integrativo al tesoriere, al momento inevitabile nel caso, ad esempio, degli stipendi; il ritorno dell'informazione dal tesoriere sull'esecuzione del pagamento.
La progettazione e l'implementazione di una gestione integrata e paperless del ciclo della spesa sta manifestando i primi interessanti risultati in qualche esperienza toscana, realizzata con il determinante apporto di Anci Innovazione e il coinvolgimento attivo di tutte le strutture interne, nonché delle software house interessate e del tesoriere.
Gli enti locali accoglieranno con favore la liberazione da alcuni macchinosi obblighi periodici, quali la trasmissione del «modello 003» alla Pcc. Ma l'introduzione dei nuovi standard Opi/Siope+ potrebbe essere l'occasione per un paio di riflessioni a più alto livello: ad esempio, la Commissione Arconet potrebbe rimettere mano al punto 10 del principio contabile 4/2 (attuativo dell'articolo 195 Tuel) che oggi impone la complicata e inutile contabilizzazione “in continuo” dell'utilizzo degli incassi vincolati, degli anticipi di tesoreria e del loro rispettivo reintegro.
Parimenti, il legislatore potrebbe procedere alla pressoché totale abrogazione dell'articolo 216 del Tuel che disciplina - vero retaggio ottocentesco - il minuzioso controllo sugli stanziamenti di spesa dell'Ente da parte del tesoriere, con adempimenti oggi complicati esponenzialmente dalla contabilità armonizzata. In considerazione dei numerosi altri controlli contabili interni ed esterni già presenti, tale meccanismo è sostanzialmente inutile ed assorbe da ambo le parti tempi ed energie (in ultima analisi, costi): la sua soppressione sarebbe salutata con favore sia dai comuni che dagli istituti di credito.

(*) Componente consiglio generale Anutel


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