osservatorio anci-ifel

Le città Urbact per un welfare inclusivo e partecipato alla «Settimana del Buon Vivere»

di Simone d'Antonio

La partecipazione dei cittadini alla definizione di strategie innovative in materia di welfare, a partire dalla rigenerazione di beni comuni urbani o per affrontare sfide come l'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo o l'inclusione delle fasce più deboli, costituisce un elemento chiave per le città che intendono contrastare disagio sociale e povertà urbana attraverso nuove forme di coinvolgimento civico. Il programma Urbact sta offrendo a numerose città italiane la possibilità di testare modalità innovative di dialogo con stakeholder e residenti per definire servizi di welfare capaci di incrociare al meglio le esigenze degli utenti, favorendo un coinvolgimento attivo nella creazione di imprese sociali o nuovi hub di comunità in particolare nelle periferie.

Le esperienze
La «Settimana del Buon Vivere» a Forlì ha offerto un'inedita opportunità di dialogo fra queste nuove modalità di co-progettazione e welfare partecipato, mettendo a confronto gli amministratori protagonisti di questa rivoluzione del welfare che emerge da medie e grandi città italiane, spesso proprio grazie al confronto con altre città europee. È il caso proprio di Forlì, che con il progetto Change si sta focalizzando sulla riorganizzazione dei servizi di welfare a partire dall'inclusione attiva degli utenti. Incorporare i bisogni di anziani, migranti e fasce deboli nella rinegoziazione del piano di politiche sociali avviato in sede regionale negli ultimi anni contribuisce a innovare ulteriormente le prospettive future del welfare dell'intera Emilia Romagna, mettendo ancora di più le persone e i loro bisogni al centro di politiche integrate.
Il confronto tra le strategie locali di inclusione di rifugiati e richiedenti asilo realizzato da diverse città europee ha spinto Messina, partner della rete Arrival Cities, a ripensare in chiave più ampia l'intera offerta di servizi alla persona, rendendo così azioni per categorie particolarmente vulnerabili (come i minori stranieri non accompagnati) un vero e proprio banco di prova per migliorare l'erogazione di servizi per tutti i cittadini. La realizzazione di un nuovo centro di comunità in cui far convogliare tutte le attività di assistenza rivolte sia ai migranti che alle fasce deboli costituisce un esempio di questo approccio innovativo che Messina sta realizzando grazie al Piano d'azione integrato emerso con Urbact dal confronto con gli stakeholder locali, provenienti per la quasi totalità dal settore dell'accoglienza e dell'integrazione.
A Torino invece il contrasto alla povertà si realizza attraverso la riconversione di una serie di spazi e strutture dismesse o parzialmente sottoutilizzate da trasformare in centri di comunità e nuove imprese sociali grazie al progetto Co-City, finanziato dal programma Urban Innovative Actions. Il progetto, che vede Anci tra i partner assieme alla Rete delle Case del Quartiere e all'Università di Torino, si inserisce a pieno titolo nel dibattito nazionale sui commons urbani, applicando per la prima volta il Regolamento per la cura dei beni comuni al contrasto dell'esclusione sociale e al rilancio delle periferie attraverso nuove forme di relazione tra cittadini e pubblica amministrazione.
Il tema dell'inclusione sociale è particolarmente presente anche tra le 97 buone pratiche di recente approvate dal programma Urbact, suggerendo la necessità di un sempre maggiore coinvolgimento civico per servizi di welfare migliori e più focalizzati sulle esigenze delle fasce deboli. La promozione del gioco come elemento di coesione intergenerazionale e stimolazione cognitiva per favorire l'invecchiamento attivo è al centro della strategia adottata da Udine, che ripensa il welfare locale a partire da un elemento come quello ludico che nella particolare esperienza della città friulana diventa riattivatore di crescita urbana e condivisione di strategie lungimiranti di sviluppo per l'intera comunità.


© RIPRODUZIONE RISERVATA