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Codice dello spettacolo, Anci in audizione al Senato: si sottragga spettacolo dal vivo al testo unico di pubblica sicurezza

di Giuseppe Pellicanò

«Sottrarre in modo definitivo il pubblico spettacolo alla disciplina della pubblica sicurezza, partendo dall'eliminazione della licenza per le attrazioni viaggianti e alle attività circensi». Il tutto con l'obiettivo di «togliere lo spettacolo dalle determinazioni del Tulps facendo sì che esso diventi uno straordinario veicolo di socialità invece che un problema di ordine pubblico». È la principale richiesta avanzata da Filippo Del Corno assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ha rappresentato l'Anci in un'audizione davanti la Commissione Istruzione, del Senato nell'ambito dell'esame dei ddl di legge delega al Governo per il Codice dello spettacolo.
Del Corno ha ricordato che le «attività di spettacolo sono per l'Italia una risorsa fondamentale, sia per il contributo alla crescita civile e sociale, sia per le dinamiche economiche generate». Per questo «i Comuni sono in prima linea nell'organizzazione e nella promozione della culturali, spendendo ogni anno circa tre volte in più dello Stato e anche molto di più delle Regioni. In questi anni, malgrado le difficoltà di bilancio, hanno impostato strategie innovative di valorizzazione del patrimonio culturale, anche con il coinvolgimento attivo dei privati».

I primi provvedimenti
L'assessore milanese ha menzionato il sostegno di via dei Prefetti ai provvedimenti sui nuovi criteri di attribuzione dei contributi per lo Spettacolo dal vivo. Una prima riforma generale che va nella direzione del miglioramento della qualità e della varietà dell'offerta culturale.
«Quei provvedimenti – ha riconosciuto Del Corno - avevano importanti elementi di innovazione, come la triennalizzazione dei contributi, che ha consentito di iniziare a effettuare una programmazione dell'offerta più razionale, la forte attenzione rivolta alle produzioni giovanili e contemporanee e la maggiore "leggibilità" e trasparenza dei criteri e delle procedure di valutazione delle domande nonché il riconoscimento del modello delle residenze artistiche».

La riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche
L'assessore milanese ha poi plaudito all'intenzione del governo di procedere speditamente a una riforma complessiva delle Fondazioni lirico-sinfoniche e dello Spettacolo dal vivo, approvando una nuova legge di principi che dia certezze e che fornisca la cornice per la legislazione regionale. Ha però auspicato che «l'imponente impegno economico, organizzativo dei Comuni nel settore delle attività culturali venga riconosciuto anche sul piano del coinvolgimento nella governance complessiva del sistema».
D'altro canto Anci ha ricordato come i pesanti di bilancio degli ultimi anni stanno obbligando i Comuni a ridimensionare di molto i finanziamenti alle iniziative territoriali. Da qui l'occasione per ribadire che «nessuna seria riforma del settore potrà essere fatta senza un significativo incremento delle risorse a disposizione».

Il codice dello spettacolo
Venendo al provvedimento in discussione, Del Corno ha innanzitutto auspicato «la possibilità di estendere il meccanismo dell'Art Bonus allo spettacolo dal vivo in modo che si possa generare davvero un meccanismo virtuoso di contribuzione da parte dei privati, siano essi cittadini o imprese per realizzare spettacoli». Inoltre, secondo Anci, vanno delegificati alcuni aspetti del Dl 78/2010 sulla spending review che «ha prodotto effetti perversi per le amministrazioni limitando moltissimo non solo la capacità ma anche la qualità della spesa degli investimenti in cultura».
Infine, da Del Corno è arrivato l'auspicio che la «riforma dello Spettacolo dal vivo presti attenzione a tutte le iniziative utili per creare occasioni di inclusione per il nuovo pubblico, giovani e soprattutto le seconde generazioni, che riescano a vivere grazie alla cultura veri momenti di socialità condivisa».


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