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Dai «bandi periferie» l'esempio per nuove politiche di sviluppo

di Veronica Nicotra (*)

Con la pubblicazione della graduatoria e l'individuazione delle prime 24 proposte finanziate dai 500 milioni già disponibili si avvia la fase operativa del bando periferie.
Va apprezzata la rapidità dei Comuni nel presentare le proposte e del nucleo di valutazione nell'esaminare in tempi record progetti complessi. Il bando individuava 5 tipologie di azione: miglioramento del decoro urbano, riuso e rifunzionalizzazione di aree, sicurezza, potenziamento dei servizi e del welfare, mobilità sostenibile. Sono stati presentati 120 progetti pari a 2.061 milioni. Una pronta risposta che evidenzia che ci sono idee e progetti per concretizzarle.
Gli investimenti consentiranno l'attivazione di risorse superiori al miliardo (1.167.416.371 euro), grazie a fondi comunali per 162 milioni, risorse pubbliche per 122 milioni e risorse private per 383 milioni, che si sommano ai 500 milioni. Sulle risorse private emerge la sinergia con le imprese: un ruolo importante occupano i principali fondi immobiliari, ma anche aziende, società sportive, organizzazioni del terzo settore.

Beneficiari
I beneficiari sono 4 Città metropolitane e 20 Comuni capoluogo, per un totale di 131 Comuni con 12.191.466 abitanti. Ci sono interventi trasversalmente collocati sui vari temi. Tutti prevedono azioni di rigenerazione di spazi e aree dismesse. L'intervento fisico è sempre accompagnato al riuso per l'erogazione di servizi, di mobilità, sicurezza, cittadinanza attiva, cultura, qualità della vita e lo stesso progetto è sempre multiforme: 17 interventi di housing sociale, 20 azioni di inclusione sociale, 10 di promozione di imprenditorialità, 10 di promozione dell'istruzione e formazione, 10 di sicurezza urbana, 7 di infrastrutturazione Ict, 10 di illuminazione pubblica, 18 su attività sportive e tempo libero e 14 per la riqualificazione di nuovi spazi verdi, 11 di valorizzazione di beni culturali, e poi mobilità urbana, con attenzione alla mobilità pedonale (in 12 progetti) e ciclistica (8 progetti).
Emerge una maturazione nell'integrare con programmi pregressi, caratterizzati da obiettivi compatibili ma regole diverse, autorità di gestione, cronoprogrammi: quali contratti di quartiere (in tre casi), programmi operativi regionali Fesr, Urban Innovative Actions della Commissione Europea (è il caso del progetto Co-City di Torino), Pon Metro.

Proposte
Ci sono quattro 4 proposte di città metropolitane: Bari, Milano, Firenze e Bologna, una prima occasione in cui questi enti mettono alla prova ciò che devono essere istituzionalmente e politicamente: capacità di fare sintesi nell'analisi dei bisogni di investimento, elaborando una prospettiva di crescita dell'area. Questi quattro progetti coinvolgono 109 Comuni, per 4.803.499 abitanti. Bari sperimenta una co-pianificazione tra Comuni, coordinato dal Rup della Città metropolitana coadiuvato da struttura tecnico-amministrativa interdisciplinare. Milano e Bologna concretizzano le previsioni dei Piani strategici metropolitani, facendo ricorso anche alle forme associative: «zone omogenee» nel caso milanese e unioni di Comuni a Bologna. Firenze sceglie l'innovazione del sistema scolastico, elemento connettivo per «potenziare le relazioni tra il centro del capoluogo e quello dei Comuni contermini, così da far sparire le periferie e creare un unico grande centro metropolitano».
L'esperienza vincente ci dice che è il momento di cambiare passo: uscire dalla logica del bando per varare politiche nazionali stabili. Programmazione, stabilità di risorse e di norme sono le condizioni per consentire ai Comuni di progettare con serenità.
L'Anci farà la sua parte e ha attivato la piattaforma online Agenda Urbana (www.agendaurbana.it) per la raccolta dei dati sui progetti per accompagnare al meglio i processi di trasformazione del volto dei Comuni, stimolare il confronto per cogliere il meglio gli uni dagli altri e per condizionare le decisioni di politica nazionale.

(*) Segretario generale Anci


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