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L'unione fa la forza: seminario nazionale sull'associazionismo nella strategia per le aree interne

di Francesco Monaco (*)

Tutti insieme i 68 Sindaci referenti delle "aree interne" selezionate dalla strategia (da ora: Snai), provenienti da tutte le regioni italiane, a raccontare la loro esperienza al seminario organizzato il primo dicembre scorso a Roma dal Comitato Tecnico Snai, con il supporto Formez e in collaborazione con l'Anci (1).
Il primo atto di quella «federazione delle aree interne», che è parte fondamentale della strategia e servirà a conoscersi e ri-conoscersi come comunità, scambiare buone pratiche, affrontare problemi comuni, verificare l'avanzamento degli interventi.
Il concetto è stato esplicitato da Enrico Borghi, consigliere speciale della Presidenza del Consiglio per le Aree Interne intervenuto nel corso della mattinata.
Il 2017 sarà «l'anno chiave per avviare una vera e propria federazione delle aree interne. Una struttura che consentirà a tutti i territori di scambiarsi esperienze ed informazioni oltre ad essere non più monadi isolate, ma reali protagonisti del futuro delle proprie comunità».
Secondo Borghi è positivo il ribaltamento della logica per cui «sull'altare dell'efficienza e dell'economia di scala, si sarebbe dovuto procedere per inerzia all'accorpamento dei livelli amministrativi. I fatti hanno dimostrato che così non potrà essere e ritengo – ha aggiunto –molto importante che il governo abbia alla fine deciso di declinare le strategie delle aree interne come un asse portante della politica economica nazionale».
In questo senso il consigliere speciale di Palazzo Chigi ha indicato la sfida che arriva anche dal ddl sui piccoli Comuni. «L'articolo 13 del provvedimento assegna proprio ai Comuni la funzione di determinare e controllare lo sviluppo dei territori. Il fatto che è stata superata in modo definitivo la logica per cui i Comuni non sono aggregatori di nove funzioni fondamentali e meri erogatori di servizi, lo trovo un passaggio molto forte».
Tocca, quindi, agli amministratori locali, ed in particolare, «ai sindaci il compito fondamentale di utilizzare questo strumento per rispondere in modo efficiente ai bisogni dei cittadini impedendo anche – ha concluso – che altre istituzioni finiscano per svolgere tale compito».

Gli impegni del Governo
La strategia per le aree interne è un perno fondamentale della complessiva strategia di coesione del governo. L'idea fondamentale è che la programmazione territoriale non si faccia a tavolino da Roma, ma interagendo con le comunità locali, in particolare coi sindaci e con le Regioni, per individuare i bisogni fondamentali delle comunità su cui costruire un piano. Questa la sostanza dell'intervento di Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza e titolare delle deleghe sulla politica di coesione, che ha aperto il seminario.
L'associazionismo locale è un fattore fondamentale del metodo "aree interne", peraltro esteso anche al caso dei Patti per il Mezzogiorno, perché «solo se le istituzioni locali si mettono intorno ad un tavolo riescono ad avere quella massa critica sufficiente per rovesciare il segno dei fenomeni negativi, come il progressivo spopolamento, che interessa quei territori».
Il governo - ha concluso De Vincenti - assicura continuità alla strategia e supporto finanziario e tecnico all'avanzamento del processo: in questa chiave il 2017 dovrà l'anno delle realizzazione (Snai è partita nel 2014) e i cittadini di questi territori dovranno cominciare a vedere e apprezzare i progressi fatti sul fronte del miglioramento dei servizi (sanità istruzione mobilità) e su quello dello sviluppo locale.

Il punto su Snai
Lo stato dell'arte su Snai è stato fatto da Sabrina Lucatelli, coordinatrice del Comitato tecnico nazionale.
Sono 68 aree le progetto selezionate; 2 milioni di abitanti al 2011 interessati pari al 3,4% della popolazione nazionale; il 52% della quale vive in comuni "periferici" (fra 40 e 75 minuti di distanza dai poli di servizio) e "ultra periferici" (distanti oltre i 75 minuti) sul 16% del territorio nazionale; 1043 Comuni coinvolti (oltre il 13 per cento dei Comuni italiani) con una popolazione media di poco più di 1.900 abitanti; una dimensione media per area di circa 15 Comuni per 29 mila abitanti; una caduta di popolazione fra il 2001 e il 2011 registrata mediamente pari al 4,2 per cento.
Delle 22 aree pilota (quelle che sono partite per prima, una per regione e provincia autonoma: manca solo Bolzano), 9 hanno definito o sono sul punto di definire la "strategia d'area" e, dunque, sono pronte a chiudere il processo e siglare l'accordo quadro attuativo; 10 sono al "preliminare di strategia", una fase immediatamente precedente all'atto finale; 3 fanno registrare ancora qualche difficoltà (ma perché sono partire dopo) e sono ancora ferme al livello di "bozza strategica".
Le seconde, le terze e\o le quarte aree (tre\quattro per regione) sono tutte in movimento e definiranno le loro strategie nei prossimi mesi.

La parola dei sindaci
«La strategia nazionale delle aree interne ha impresso una forte accelerazione al processo di associazionismo che nel nostro territorio da anni ci ha consentito di creare una vera e propria politica di coesione per 15 Comuni della Valle di Diano». Lo ha sottolineato Raffaele Accetta, sindaco di Monte San Giacomo che ha illustrato l'esperienza della Comunità Montana del salernitano.
Come trasformare un'area interna fortemente frammentata a livello istituzionale con ben sei unioni di Comuni in una sola federazione comunale che sia in grado di dialogare in modo efficace con la Regione e con lo stesso territorio. È questa, invece, la sfida che sta portando avanti l'Agenzia di sviluppo locale delle Madonie, illustrata dal suo presidente Alessandro Ficile.
Silvio Mancini, sindaco di Atina, Comune capofila dell'Area interna Valle di Comino, ha sottolineato l'importanza del nuovo metodo acquisito nella costruzione della programmazione territoriale per le aree interne. «Siamo una comunità di 29 mila abitanti sparsa tra 18 Comuni, al confine tra Lazio, Abruzzo e Molise. All'inizio eravamo frenati dal campanilismo, poi – ha spiegato – abbiamo deciso di puntare sul ruolo dei sindaci che hanno la capacità di trasmettere il valore di una strategia che nasce dal basso. Per questo abbiamo costituito tre sub commissioni territoriali su altrettanti temi chiave, mentre tutti i sindaci del territorio sono stati coinvolti partecipando alla costruzione di un percorso», ha concluso.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il sindaco di Sestino, Marco Renzi, che ha illustrato il progetto Aree Interne Casentino-Valtiberina. «Nel nostro territorio esistevano già due comunità montane che, tra il 2010 e il 2011, si erano trasformate in Unioni. Il fatto di esserci confrontati ogni giorno in tavoli di lavoro - ha sottolineato il sindaco toscano – ci ha permesso di superare le diffidenze. Poi è stata la stessa logica della strategia nazionale a darci la spinta verso un percorso di progettazione innovativo che punta, in modo particolare, sulla valorizzazione dei servizi socio-sanitari».
Due comunità montane preesistenti, due province e due Gal con accorpamenti avvenuti negli anni: questo lo scenario di partenza con cui intende cimentarsi l'area del Reventino Savuto, che comprende 14 comuni a cavallo tra le due province di Catanzaro e di Cosenza, nel tentativo di favorire un nuovo sviluppo territoriale. Lo ha sottolineato il sindaco di Carlopoli Mario Talarico portando la sua testimonianza al convegno su aree interne ed associazionismo che si sta svolgendo oggi a Roma.
Da parte sua il sindaco di Paluzza, Massimo Mentil, ha illustrato l'esperienza realizzata dai Comuni dell'Alta Carnia che in questi anni hanno creato un modello di gestione ed una programmazione territoriale omogenea e coordinata. «Il nostro territorio è un vero pioniere dell'associazionismo, visto che la prima comunità montana è nata nel 1947, all'indomani della seconda guerra mondiale», ha ricordato Mentil. Ora grazie al progetto di sviluppo, 21 Comuni dell'Alta Carnia potranno usufruire di 3 milioni e 700 mila euro per il miglioramento dei servizi (specie trasporto locale e organizzazione scolastica), altri 3 milioni e 700 mila per il sostegno di iniziative di sviluppo economico e un milione e mezzo con Euroleader.
Punta, invece, forte sul turismo culturale ed ambientale in grado di fruire delle bellezze e dell'arte, ma anche in grado di assaporare il tempo, la storia ed i profumi del territorio, l'esperienza associativa sviluppata nella zona del Matese. Ad illustrarla è stato Andrea Romano, sindaco di Spinete, capofila di una filiera di quattordici Comuni molisani: Castelpetroso, San Massimo, Santa Maria del Molise, Cantalupo, Roccamandolfi, Bojano, Colle d'Anchise, Spinete, San Polo Matese, Campochiaro, Guardiaregia, Sepino, San Giuliano del Sannio, Cercepiccola.

Il punto di vista dell'Anci
«Il problema ‘aree interne' va al di là delle aree pilote scelte dalla strategia nazionale: bisogna fare in modo che le politiche nazionali di settore incrocino in modo concreto le esigenze di tutti i territori periferici. Servono misure differenziate che, soprattutto, tengano conto del fatto che tutti gli enti devono contribuire al bilancio dello Stato in ragione della loro popolazione effettiva». La posizione è stata sostenuta da Massimo Castelli, sindaco Cerignale e coordinatore nazionale piccoli Comuni Anci, partecipando alla tavola rotonda del pomeriggio ha concluso la giornata di studio.
Castelli ha colto altresì l'occasione per illustrare le linea guida della proposta legislativa Anci di revisione della normativa in materia di gestione associata di funzioni e servizi comunali.
Alla tavola rotonda, impreziosita da un intervento di Fabrizio Barca, ideatore di Snai e ora a supporto scientifico del Comitato nazionale grazie ad incarico (pro-bono) della Funzione Pubblica, hanno partecipato, oltre a Castelli, l'Agenzia per la coesione territoriale, tre autorità di gestione regionali (Lazio, Lombardia e Calabria), la Funzione Pubblica, e il Dipartimento per la coesione territoriale.
Dei ricchi spunti e riflessioni emersi dalla discussione, compresi i dettagli della proposta Anci, si tratterà in un prossimo articolo.

(1) Devo le sintesi degli interventi al collega Giuseppe Pellicanò, che ringrazio per il lavoro svolto.

(*) Capo Area politiche di coesione territoriale ANCI


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