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Agenda 2016, serve un patto tra pubblico e privato

di Enrico Netti

Il cambio di passo c'è stato ora il motore dell'Agenda digitale deve accelerare. Nel 2016 gli investimenti dopo cinque anni di cali sono ritornati a crescere, lo Spid è diventato una realtà, PagoPa il sistema dei pagamenti elettronici sta per raggiungere le 600mila transazioni, mentre l'Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) è entrata nella fase sperimentale coinvolgendo 6,5 milioni di cittadini. Ma nonostante gli sforzi resta un notevole gap verso gli altri paesi europei. Secondo l'indicatore Desi della Commissione europea che misura lo stato di attuazione dell'Agenda digitale (Ad) nel 2016 siamo al di sotto della media europea, al quart'ultimo posto prima di Grecia, Bulgaria e Romania ma guadagnando una posizione sul 2015. Il ritardo accumulato è tanto e si devono ancora vedere gli effetti dell'arrivo di Diego Piacentini, Commissario straordinario per l'attuazione dell'Ad, in cabina di regia.

Partnership tra pubblico e privato
Un suggerimento per recuperare il gap arriva dall'Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano presentato nella Capitale. È necessario creare partnership tra pubblico e privato perché «se si vuole accelerare il processo e raggiungere i risultati degli altri Paesi si devono coinvolgere i privati - spiega Luca Gastaldi, Direttore dell'Osservatorio agenda digitale del Politecnico di Milano -. Pa e imprese possono innovare usando le procedure del nuovo Codice dei contratti pubblici». Percorrendo questa via le imprese possono collaborare alla definizione delle specifiche tecnologiche in funzione della soluzione o piattaforma da realizzare prima del bando di gara.
«Il Desi evidenzia gravi ritardi da recuperare ma nel 2016 l'Italia ha iniziato a correre per essere più digitale - aggiunge Alessandro Perego, Direttore scientifico degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano -. Per questo chiediamo a pubblico e privato di sottoscrivere un "Patto per l'Italia digitale", sostenendo il modello di collaborazione previsto dal piano per l'Informatica nella Pa, per darne poi attuazione con regole comuni, progetti condivisi e logiche sistemiche». In altre parole il motore che deve fare marciare l'Agenda digitale deve salire di giri.

Le risorse nel 2015
Per quel che riguarda le risorse nel 2015 c'è stato un aumento (+2,9%) degli investimenti pubblici in innovazione digitale. La spesa complessiva è arrivata a 5,6 miliardi a cui si aggiungeranno i miliardi del piano per la banda ultra larga. Sono sei miliardi sono messi a disposizione dal Mise che ha anche chiesto ai carrier di coinvestire. Di questo importo 2,6 miliardi sono stati già usati nei bandi di gara per iniziare il cablaggio delle aree bianche, quelle a fallimento di mercato. «I bandi sono stati emessi ma i lavori sono fermi perché gli operatori esclusi hanno fatto ricorso al Tar - ricorda Gastaldi -. Se non sorgeranno altri imprevisti a gennaio si dovrebbe iniziare con la posa dei cavi». Quella della banda ultra larga rappresenta una sfida premiante soprattutto in chiave europea visto che siamo lontani dagli obiettivi fissati dall'Europa e dal Goverso. Finora il numero maggiore di interventi sono stati fatti nel Mezzogiorno e in un paio di anni, dal 2014, il tasso di crescita è più che raddoppiato.
«L'Italia è agli ultimi posti per la copertura di banda larga fissa ed è in grave ritardo rispetto agli obiettivi di Horizon 2020, che prevede la copertura a 30 Mbps di tutti i cittadini europei - aggiunge Gastaldi -. Gli obiettivi fissati dalle Regioni per il 2018 dovrebbero ridurre le differenze tra le coperture a 30 Mbps, ma rimarrebbero per i 100 Mbps». Se tecnicamente è relativamente facile raggiungere aziende e case con la banda larga c'è un altro nodo: come favorire la domanda ovvero come incentivare gli italiani ad utilizzarla e fare massa critica. Un ruolo chiave l'avranno lo Spid e le altre infrastrutture immateriali ma per il momento la stragrande maggioranza dei comuni non offre servizi via web. Una via percorribile potrebbe essere quella di usare Spid per far accedere i cittadini ai servizi offerti dalle imprese.


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