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Politiche di coesione: all'attenzione del Comitato direttivo Anci una risoluzione della Commissione Mezzogiorno sul superamento dei divari territoriali in Italia

di Francesco Monaco (*)

Il comitato direttivo dell'Anci, nella seduta allargata ai sindaci delle città capoluogo che si è tenuta a Roma il 21 settembre scorso, ha esaminato la risoluzione adottata in materia di politica di coesione (il testo sarà a breve disponibile online) dalla Commissione Mezzogiorno dell'Associazione, presieduta da Mario Occhiuto, Sindaco di Cosenza.
La Commissione, ai sensi di statuto e regolamento, si occupa di approfondire le tematiche di sua competenza (politiche di coesione economica, sociale e territoriale, di cui all'articolo 119, comma 5, della Costituzione) e di elaborare contributi di natura propositiva o consultiva da sottoporre al consiglio nazionale o ad altri organi associativi.

Le cause del divario
La risoluzione dei Sindaci, riuniti nella Commissione Mezzogiorno, parte dall'analisi delle cause attuali del principale e persistente divario che caratterizza il nostro Paese (pur non ignorando altri divari che riguardano l'Italia: fra città e "aree interne", zone montane e pianure, costa e campagna, piccoli e grandi comuni eccetera): il divario territoriale. Queste cause si ritiene possano essere ricondotte alla presenza di un duplice ordine di fattori che caratterizzano il Mezzogiorno:
a) un deficit dell'offerta pubblica di diritti di cittadinanza (sul versante della sicurezza personale, della legalità, dell'andamento della giustizia, della qualità dell'istruzione, della salvaguardia della salute, della cura dell'infanzia e degli anziani, del trasporto pubblico, della rete di servizi di base, acqua rifiuti e digitale, ecc.);
b) un deficit di attività produttiva e di lavoro (carente attività manifatturiera, tasso occupazione più bassi, alta disoccupazione, ecc.).
Naturalmente il Mezzogiorno non è un tutt'uno; esso si presenta viceversa molto variegato al suo interno e, nello stesso documento dei Sindaci, si richiamano i distretti e\o i sistemi locali che si distinguono per qualità dell'offerta di servizi pubblici o anche capacità di competere nel mercato internazionale.
Tuttavia i due fattori citati rappresentano un comune minimo denominatore e, al contempo, i principali nodi su cui intervenire.

La crisi e il contesto
Dall'analisi dei dati proposti da numerosi centri studi e da Fondazione Ifel - organismo di ricerca dell'Anci - e compulsati dalla Commissione Mezzogiorno si osserva che - seppur dal 2008 in sofferenza è entrato tutto il Paese - gli effetti della crisi si sono scaricati più severamente sul Mezzogiorno.
Inoltre, se certamente le misure di contenimento della finanza pubblica hanno riguardato tutto il comparto dei comuni, è proprio nei comuni meridionali che la stretta si è fatta sentire maggiormentein termini di tagli e minori investimenti.
Anche l'impatto dei recenti flussi migratori ha peraltro gravato maggiormente, almeno per la prima accoglienza, su alcuni comuni meridionali di frontiera.
Il tutto in un contesto in cui la ricchezza nazionale nel 2014 è retrocessa al livello del 2000 e, tra il 2008 ed il 2014, il Sud ha registrato una caduta dell'occupazione del 9%, di oltre sei volte superiore a quella del Centro-Nord (-1,4%), capitalizzando così oltre il 70% delle perdite occupazionali complessive.
Mentre i conti pubblici territorialicertificano un calo degli investimenti di -38% (2008-2014) e, sul versante delle condizioni economiche e sociali delle popolazione, secondo Istat, ancora nel 2015 si contavano 1 milione 582 mila famiglie (il 6,1% delle famiglie residenti) in condizione di povertà assoluta in Italia, per un totale di 4 milioni e 598 mila individui (7,6% dell'intera popolazione), di cui 744 mila famiglie e 2 milioni di persone (pari rispettivamente al 9,1% di famiglie residenti e al 10,0% di persone) residenti nel Mezzogiorno

La luce in fondo al tunnel
La Commissione, naturalmente, prende atto della svolta positiva che il 2015 ha rappresentato in generale per l'economia italiana ed enfatizza con favore il ruolo che vi ha avuto l'economia meridionale.
Le anticipazioni del Rapporto Svimez 2016 –cita il documento- ci dicono infatti che il 2015 è il primo anno dall'inizio della crisi in cui al Sud si è arrestata la recessione, facendo registrare un'inversione di tendenza più marcata che nel resto del Paese.
Il Pil dell'area, secondo tali stime, è cresciuto infatti dell'1% contro lo 0,7% del resto del Paese.
La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, è dovuta ai settori dell'agricoltura (+7,3%), del turismo e (seppur in misura più contenuta) al settore cruciale delle costruzioni (+1,1%).
A trainare la dinamica economica è stata inoltre la significativa ripresa del mercato del lavoro (una crescita di 94 mila occupati, pari al +1,6%); anche se, nonostante i segnali positivi, l'occupazione resta assai lontana dai livelli pre-crisi.
Da queste luci prende le mosse la riflessione della Commissione per ribadire la necessità di una rinascita nazionale, ripartendo dal rilancio del Mezzogiorno.

Il ruolo dei sindaci
Innanzitutto si riparte -afferma la risoluzione- valorizzando il ruolo dei Comuni e dei Sindaci che li guidano.
I Comuni meridionali – precisa il documento- sono costretti a misurarsi con le condizioni di mancato sviluppo del Mezzogiorno, offrendosi come prima linea della Repubblica nell'erogazione di servizi adeguati ai bisogni crescenti della popolazione e con la missione di costruire comunque migliori condizioni di contesto per favorire investimenti e occupazione.
Occorre riconoscere che pur nelle difficoltà - affermano i sindaci della Commissione - «non sono pochi i Comuni che anche a Sud si caratterizzano per l'impegno nella difesa del territorio e dell'ambiente: essi rappresentano eccellenze nazionali sul terreno della raccolta differenziata o dell'offerta dei servizi ai cittadini come annualmente testimoniano i rapporti di Legambiente».
Come molti «sono i Sindaci che si distinguono per il coraggio nel contrasto alla criminalità: questi Sindaci qualche volte pagano il prezzo più alto, come racconta la storia di Angelo Vassallo».
In generale, i poteri locali, i Sindaci - si scrive nel documento - «vanno considerati come avamposto della democrazia e devono essere sostenuti nella loro fatica quotidiana di amministratori della cosa pubblica».
La Commissione si propone di diventare il luogo dove «lavorare per valorizzare e diffondere il buon esempio di quei Comuni meridionali che, anche attraverso pratiche di qualità amministrativa, trasparenza e apertura alla partecipazione dei cittadini, riescono ad offrire servizi essenziali di maggiore qualità ai propri cittadini e condizioni più favorevoli per gli investimenti produttivi».

Le priorità di intervento
A parere della Commissione, per assicurare nel Mezzogiorno il consolidamento del percorso di uscita della crisi -oltre che rafforzare i servizi di cittadinanza (istruzione salute mobilità) - si deve puntare su quattro assi che sono ritenuti per esso strategici: agricoltura, turismo, logistica, patrimonio naturale e culturale.
Sul versante dello sviluppo, il Sud riparte se «diventa da un lato, mercato interno capace di soddisfare le esigenze dei cittadini e delle imprese, dall'altro, mercato esterno capace di esportare i ‘prodotti' di eccellenza: quelli dell'agricoltura e del turismo».
Ma per fare questo ci vogliono misure a sostegno dei trasporti, della logistica e della trasformazione dei prodotti dell'agricoltura. E ci vogliono misure forti per superare le criticità infrastrutturali che hanno bloccato processi di sviluppo del Mezzogiorno in settori strategici come il turismo.
Non sfugga a nessuno - ammonisce il documento - che, mentre si accorcia il divario digitale, grazie agli investimenti sulla banda larga, aumenta drammaticamente il ritardo sulle infrastrutture materiali e di sicurezza.
«Contrasto al dissesto idrogeologico, mitigazione del rischio sismico (con un'ampia opera di adeguamento del patrimonio immobiliare pubblico), mobilità e trasporti, valorizzazione culturale del patrimonio artistico, storico e paesaggistico possono diventare la leva per un nuovo rinascimento non solo del Sud, ma dell'intero Paese», è la conclusione della Commissione.

L'importanza della politica di coesione
Nel documento si fa notare che per superare il divario territoriale è strategico il buon uso dei fondi strutturali. Purtroppo, benché nel passato ciclo di programmazione (2007-2013) le risorse dei fondi strutturali siano state assorbite completamente (e si è potuto così evitare il cosiddetto disimpegno automatico), ciò certamente non ha assicurato un miglioramento delle condizione generali di contesto.
Il ricorso massivo a cosiddetti «progetti coerenti», ovvero progetti già realizzati con altre risorse e portati a rendicontazione dei fondi strutturali per "tirare" la spesa in mancanza di progetti "nuovi" e in presenza di forti ritardi rispetto ai target di spesa fissati dai regolamenti comunitari, ha nei fatti rappresentato il segno di un'altra occasione mancata. Per la Commissione, nel periodo 2014-2020 occorre migliorare la qualità della spesa e rendere effettivamente aggiuntive le risorse europee. Serve una vera e propria inversione di tendenza: dimostrare capacità e velocità di programmazione, fissare risultati misurabili, dare attuazione nei tempi a quanto deciso, valorizzare la dimensione territoriale della coesione, attraverso un'efficace gestione dell'agenda urbana nazionale e della strategia nazionale per le "aree interne".
Nel documento, sul tema della politica di coesione, si segna una posizione consapevole e forte.
La Commissione, pur riconoscendo il valore strategico della politica di coesione, afferma che non è sicuramente l'efficacia di questa politica (comunque obiettivo necessario da perseguire) a poter sostituire il buon funzionamento dell'amministrazione pubblica né questa politica può da sola assicurare efficacia alle politiche ordinarie.
Dove buon funzionamento della Pa ed efficaci politiche ordinarie rappresentano le pre-condizioni necessarie per uno sviluppo autopropulsivo dei territori.
Come ha ricordato più volte Banca d'Italia-si osserva nel documento- non è la politica di coesione la via maestra per chiudere il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord.
È certo importante, ma non basta!
Occorre soprattutto - conclude la Commissione - «dirigere l'impegno sulle politiche generali, che hanno obiettivi riferiti a tutto il Paese e che dovranno concentrarsi sulle condizioni ambientali che rendono la loro applicazione nel Mezzogiorno più difficile o meno efficace».

(*) Capo Area politiche di coesione ANCI


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