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Accordo Mibact-Cavalieri del lavoro per promuovere gli investimenti privati

di Antonello Cherchi

Sarà un gruppo di lavoro a definire «strategie e modelli di governance» attraverso i quali - secondo criteri di «trasparenza, rigore, efficacia della spesa e continuità nel tempo» - si possano favorire «gli investimenti e i flussi di risorse private nella valorizzazione del patrimonio artistico e culturale». È l'obiettivo del protocollo d'intesa sottoscritto ieri a Roma dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e dal presidente della Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro, Antonio D'Amato. Spetterà al gruppo di lavoro - di cui faranno parte rappresentanti del ministero e della Federazione - definire, anche sulla base delle esperienze straniere, «modelli virtuosi di collaborazione pubblico-privato».

Il protocollo d'intesa
Il protocollo, che avrà una durata di tre anni, indica la strada, fissando i rispettivi compiti. I Cavalieri del lavoro si impegnano a «promuovere e catalizzare investimenti italiani e stranieri» nel campo della cultura, risorse da utilizzare per la tutela e la valorizzazione del patrimonio anche secondo «modelli sperimentali e innovativi», in grado di garantire «maggiore concentrazione» e «migliore efficacia» degli interventi. Inoltre, la Federazione si fa promotrice, attraverso un tavolo di coordinamento delle Fondazioni costituite dalle imprese che fanno capo ai Cavalieri del lavoro, di un'opera di sensibilizzazione sul tema della salvaguardia dei beni culturali (già materia del Progetto cultura mandato avanti dalla Federazione) e opererà per favorire sul territorio progetti di valorizzazione di poli museali, archeologici e artistici che coinvolgano i propri associati, le aziende e le amministrazioni nazionali e locali.
Dal canto suo, il ministero dei Beni culturali sosterrà le iniziative della Federazione, concederà il proprio patrocinio agli eventi e alle iniziative programmati per promuovere la nuova collaborazione e metterà a disposizione il proprio know-how per sostenere i progetti messi a punto dai Cavalieri del lavoro.
Tutto questo perché, come si può leggere nelle premesse del protocollo e come ha sottolineato l'ex presidente di Confindustria D'Amato, la cultura è un potente fattore di identità del Paese e di rilancio economico. Dunque, l'investimento in cultura, sia pubblico sia privato, «è prioritario - recita il protocollo - per continuare ad alimentare quell'eccellenza che da più parti ci viene riconosciuta, anche a livello produttivo, grazie agli ideali e valori di cultura, bellezza, sapienza che nel mondo intero vengono considerati intrinseci all'essenza stessa del nostro Paese».

La linea d'azione
Una linea d'azione che, secondo D'Amato, deve svolgersi secondo tre direttrici: una governance efficace, capace di garantire trasparenza ed efficacia degli investimenti e, allo stesso tempo, un rigoroso controllo pubblico; la certezza che i progetti realizzati abbiano continuità nel tempo e siano adeguatamente conservati; leve fiscali più adeguate per favorire i contributi privati. «L'Art bonus è una misura positiva - ha affermato D'Amato - ma bisogna fare di più per agevolare gli interventi di mecenatismo. Noi possiamo coinvolgere gli imprenditori».
«La sfida - gli ha fatto eco Franceschini - è convincere il sistema a investire in cultura. L'Art bonus sta funzionando e se agli inizi mi lamentavo della scarsa risposta degli imprenditori, dopo la stabilizzazione dell'agevolazione fiscale introdotta con l'ultima legge di Stabilità, devo dire che la dinamica è cambiata e ci sono diverse aziende importanti con le quali stiamo valutando gli interventi da fare».
Secondo gli ultimi dati, l'Art bonus - che riconosce un credito d'imposta del 65% a persone fisiche, società e imprese che aiutano la cultura e che dopo essere stato introdotto nel 2014 in via sperimentale ora è diventato strutturale - ha superato quota 120 milioni di euro di contributi raccolti, che sono stati destinati a più di 700 enti, tra cui Comuni (449), ministero (54), Fondazioni liriche (13), Province (3), Regioni (2), teatri (16). I più generosi sono stati gli enti, in particolare le fondazioni, che hanno versato quasi 60 milioni, seguiti dalle imprese (57 milioni) e dalle persone fisiche (3,8 milioni).


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