osservatorio anci-ifel

Sport, all'Anci il premio fair-play di Fidal, in ricordo di Samia

di Redazione Anci

L'Anci è stata insignita nei giorni scorsi del premio FairPlay-Sport Without Borders 2015, riconoscimento ricevuto nell'ambito del premio Fidal "Per non dimenticare Samia", dedicato all'atleta somala Samia Yusuf Omar morta naufraga nel Mediterraneo mentre tentava di raggiungere l'Europa in vista delle Olimpiadi di Londra 2012.
Un riconoscimento, assegnato all'Associazione per l'impegno dei sindaci e dei Comuni nell'accoglienza dei migranti, ritirato dal vicepresidente Anci con delega allo Sport Roberto Pella, che si dice «onorato per un premio che riconosce l'impegno dei sindaci nel gestire quotidianamente il sempre più pressante fenomeno dell'immigrazione, che mette a dura prova le nostre amministrazioni che, tuttavia, dimostrano giorno dopo giorno le loro grandi capacità di accogliere i profughi che fuggono da guerre e povertà».

Il riconoscimento
Il premio, nato dalla sinergia tra Premio Fair Play Mecenate e Sport Without Borders, riconosce quelle realtà (istituzioni, federazioni, città, imprese, enti di promozione sportiva, fondazioni e associazioni) che si sono distinte nella promozione dei valori sociali, della cultura dell'accoglienza, dell'inserimento, e dell'abbattimento delle barriere dello sport. «È un riconoscimento – aggiunge Pella – che mette in risalto i grandi valori che sottendono allo sport ovvero tolleranza, amicizia e integrazione, valori che come Anci perseguiamo ogni giorno nelle nostre diverse attività».
«Siamo felici che siano proprio i nostri amici di Anci – le parole del presidente FIDAL Alfio Giomi – a ricevere questo riconoscimento, assegnato nel nome di valori che noi condividiamo da sempre: quelli del rispetto, dell'accoglienza, della dignità. È particolarmente significativo che la consegna di questo premio avvenga proprio nel giorno in cui alla nostra Federazione è stato trasmesso il messaggio d'auguri del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Un onore immenso per tutto il movimento». Continua Giomi: «Samia inseguiva, attraverso lo sport, il sogno di una vita migliore. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo da tempo parificato la partecipazione dei ragazzi nati fuori dal nostro paese con quella dei giovani di passaporto italiano: una piccola barriera, che però ha permesso a tante giovani promesse dell'atletica di sentirsi a casa».


© RIPRODUZIONE RISERVATA