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Risorse per la città cooperativa: un confronto tra le esperienze europee sul riuso degli spazi

di Massimo Allulli (*)

Sempre più diffuse sono nelle città europee le esperienze di attivazione della cittadinanza per la rigenerazione e il riuso di spazi urbani. L'abbandono di aree produttive o culturali è stato aggravato nel corso degli anni dal restringimento delle risorse pubbliche. Contemporaneamente l'emergere di nuovi modelli cooperativi di economia urbana ha comportato il fabbisogno di spazi per l'allocazione di attività produttive innovative quali fab lab, co-working, hub di comunità, orti condivisi. Si tratta di un ampio e variegato arco di attività volte alla produzione di beni e servizi di cui cresce la domanda ma che gli attori tradizionali pubblici e privati faticano a garantire, e che dunque portano gruppi di cittadini ad attivarsi spontaneamente nella creazione di nuovi modelli di economia locale.

Il progetto
Si tratta di esperienze sempre più diffuse e che rispondono a bisogni fondamentali quali reddito, socialità, assistenza, ma che spesso fanno i conti con una carenza di risorse che ne mette in discussione la sostenibilità. È a partire da questa criticità che Eutropian, organizzazione di ricerca e consulenza nel campo della rigenerazione urbana, ha attivato il progetto Funding the Cooperative City, che ha consentito di definire un quadro della situazione circa le diverse soluzioni per il finanziamento della città cooperativa in Europa. Il progetto ha preso avvio con la pubblicazione di una call attraverso la quale nei primi due mesi del 2016 sono state raccolte le esperienze più interessanti e innovative di cooperazione urbana in Europa, in tutto 81. Successivamente i casi sono stati pubblicati online, e una selezione di essi è stata presentati in tre workshop pubblici che si sono tenuti tra aprile e maggio a Budapest, Madrid, Roma.

I casi
La prima domanda cui il progetto ha dato risposta è «che cosa è la città cooperativa?». Secondo i promotori del progetto, si tratta di «spazi come negozi, edifici o spazi aperti, sviluppati e gestiti da cittadini con un impatto socio-culturale sui loro quartieri». Agli attori della città cooperativa è stato chiesto su quali risorse, non solo in termini monetari, si basasse l'esperienza, quali opportunità o servizi producesse per la comunità, per quale modello organizzativo avessero optato. Le evidenze emerse dal progetto danno conto di una realtà estremamente variegata, nella quale non senza difficoltà gruppi di cittadini si organizzano per dare risposte ai bisogni locali. Molti dei casi riportati in una rassegna pubblicata sul sito di progetto sono italiani.
Ravenna è presente con Social Sewing, uno spazio commerciale per il riuso e il baratto e al contempo uno spazio di produzione tessile ricavato in un edificio di 200 mq recuperato nell'area periferica della città. A Torino una sinergia tra Comune e cittadini ha consentito la realizzazione di Cascina Roccafranca, un centro polifunzionale ospitato in una cascina recuperata tramite fondi provenienti dal Programma Urban e gestito dal Comune insieme a una fondazione. Nella cascina trovano spazio un ecomuseo, associazioni locali, attività formative e ricreative, attività di progettazione partecipata.
A Roma si incontra invece il caso delle Carrozzerie n.o.t., uno spazio per attività culturali creato in una ex officina automobilistica abbandonata e oggi in grado di produrre reddito tramite le attività professionali (performances, corsi, laboratori) che hanno luogo al suo interno. Di grande interesse sono anche i casi provenienti dagli altri paesi europei. Tra questi il DYI Institute di Madrid, uno spazio che offre servizi e corsi per l'artigianato e per realizzazione di prototipi tecnologici. Si tratta di un insieme di iniziative la cui sostenibilità si basa sulla produzione di reddito e sul crowd-funding, ma soprattutto sul riuso e sull'uso cooperativo delle risorse (spazi, conoscenze, reti sociali) in una logica di economia circolare.

Una dinamica europea
Il progetto Funding the Cooperative City è inquadrato in un dibattito sulle nuove economie urbane e sulla rigenerazione delle città che vive in Europa un momento di grande dinamismo. Un dibattito cui i Comuni partecipano attraverso la produzione di politiche innovative che offrono opportunità e risorse per l'attivazione di esperienze virtuose di città cooperativa. Esperienze che, come è stato ricordato dai promotori del progetto nel corso del workshop romano, non vogliono né devono sostituire servizi o risorse pubbliche, ma piuttosto ampliare l'arco di opportunità che le città europee offrono a chi le abita. I Comuni, come sottolinea Eutropian in un recente contributo, possono contribuire con risorse economiche ma anche con spazi, competenze, legittimazione e una pianificazione urbana e strategica che possa "favorire queste iniziative e integrarle all'interno dei processi inclusivi di trasformazione della città". Questi temi saranno al centro del dibattito nel summit europeo dei City Makers che si terrà ad Amsterdam il prossimo 30 maggio, in contemporanea e in sinergia con la firma del Patto di Amsterdam sull'Agenda urbana europea, a conferma di come il tema della "città cooperativa" sarà protagonista delle politiche urbane prossime venture.

(*) Area Studi, ricerche, banca dati delle autonomie locali Anci


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