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Il Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc): risorse aggiuntive?

di Giorgia Marinuzzi (*) e Walter Tortorella (*)

Il Fondo aree sottoutilizzate (Fas), principale strumento che destina, insieme ai Fondi comunitari, risorse in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, per la promozione dello sviluppo delle aree più deboli del Paese, è stato, nel corso della programmazione 2007-2013, sostituito dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) con il Dlgs n. 88 del 31 maggio 2011. L'obiettivo del Fondo, perseguito con risorse aggiuntive nazionali, è di attuare il principio della coesione territoriale, mirando alla realizzazione di un riequilibrio economico e sociale del Paese.
Attraverso l'analisi dei dati OpenCoesione aggiornati al 31 dicembre 2015, il Dipartimento studi economia territoriale di Ifel (Istituto per la finanza e l'economia locale) esamina nella Sesta edizione del rapporto «La dimensione territoriale nelle politiche di coesione», di prossima pubblicazione, la "piega" che ha preso il Fondo in termini di destinazione e modalità di gestione delle risorse (si veda l'Appendice statistica).

Le risorse in campo
Al termine del 2015 i progetti Fsc 2007-2013 sono più di 15mila, per un valore complessivo di 19,4 miliardi di euro. Un intervento su quattro inerisce la tutela ambientale e la prevenzione dei rischi naturali, e uno su cinque la ricerca e l'innovazione. Tuttavia tra numerosità progettuale e risorse dedicate alle singole cause ci sono differenze enormi. È infatti il tema della mobilità e delle infrastrutture a rete a incanalare la fetta più ampia di finanziamenti: si tratta di oltre 9,6 miliardi di euro, praticamente la metà degli importi complessivi a disposizione. Seguono, con 4,8 miliardi di euro, le operazioni dedicate all'ambiente, con 1,3 miliardi quelle per la cultura e il turismo e con 1 miliardo quelle volte a incrementare l'inclusione sociale nel Paese.
Al contrario risultano del tutto residuali, sia per numerosità che per risorse, i progetti mirati al rafforzamento della Pa e all'occupazione dei lavoratori, ambiti su cui invece il Fondo sociale europeo ha quasi l'esclusiva.

I beneficiari
I primi attuatori del Fsc sia per numero di interventi che di risorse assegnate sono i privati: un dato del tutto in linea con "gli standard" dei fondi strutturali. Essi sono infatti titolari del 35% dei progetti, ai quali è associato il 45% dei finanziamenti, pari cioè a quasi 9 miliardi di euro. Seguono le amministrazioni comunali, con il 34% delle operazioni e un quinto dei costi assegnati. Le regioni si configurano come il terzo prenditore, beneficiando di 2,6 miliardi per circa 2.400 azioni. Finanziamenti inferiori al miliardo si registrano invece in capo a ministeri (938 milioni), enti del servizio sanitario nazionale (766 milioni), amministrazioni provinciali (677 milioni) e scuole, università e istituti di ricerca pubblici (585 milioni).

La micro-progettualità
Come rilevato per i Fondi strutturali (Fse e Fesr) anche nel Fsc, strumento che al pari dei primi finanzia le politiche regionali di coesione, la maggior parte dei progetti ha un peso finanziario assai ridotto: 8.636 interventi, il 56% del totale, non raggiungono infatti i 150mila euro, con una taglia media di 40mila euro per progetto. Non solo, appena lo 0,3% riesce a superare i 50 milioni di euro e addirittura le operazioni oltre i 100 milioni sono 23, lo 0,1% del totale.
Si delinea così un quadro caratterizzato da una forte parcellizzazione di risorse che un po' stona con quanto stabilito dal decreto n. 88/2011, che ribadisce per il Fondo il principio di aggiuntività delle risorse finanziarie, anche con funzione di perequazione. Perplime, infatti, la coerenza di oltre 8mila progetti da 40mila euro in media che, secondo i dati OpenCoesione, risultano anche quelli con l'attuazione finanziaria più avanzata (46% contro la media dell'intero Fondo pari al 19%); interventi con cui si dovrebbero «promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale e territoriale, nonché rimuovere gli squilibri economici, sociali, istituzionali e amministrativi del Paese». Ma non è che anche con il Fsc siamo in presenza di un effetto sostituzione delle risorse ordinarie?

(*) Dipartimento Studi economia territoriale Ifel


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