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Pianificazione urbana e slum, il contributo di Habitat III al dibattito globale

di Simone d'antonio

In attesa che il confronto sulle posizioni dei governi prenda ufficialmente il via (è attesa per la conferenza preparatoria di luglio a Surabaya la presentazione del "draft zero" del documento che sarà approvato a ottobre a Quito), il dibattito globale sulle città del futuro promosso da Habitat III si anima attorno a temi di grande valore per diverse aree del mondo. La realizzazione di spazi pubblici di qualità e il contrasto ai cosiddetti insediamenti informali, ovvero slum e altre forme di degrado abitativo urbano, possono apparire come due angoli di visione diversissimi sul tema delle città ma assumono una certa coerenza non solo perché inserite nel percorso di riflessione globale di Habitat III ma anche per il comune accento sul tema della pianificazione urbana.
Gli incontri tematici di Barcellona e Pretoria, dedicati rispettivamente a questi due temi, fanno emergere chiaramente la necessità di uno sforzo globale per un'azione di rigenerazione urbana capace di invertire la tendenza in atto nella maggior parte di medi e grandi centri urbani del mondo, ovvero quella di uno sviluppo disordinato incapace di tenere conto delle esigenze primarie dei residenti e di procedere per disarmoniche espansioni successive.

Il quadro della situazione
Solo il 37 per cento delle aree in via di sviluppo presentano un piano urbanistico: tale dato, rimarcato dall'Onu nel corso di incontri che hanno coinvolto governi, accademici e stakeholder di diverse regioni del mondo, risulta particolarmente significativo non solo per quelle aree urbane e suburbane delle nostre città ma soprattutto quelle zone soggette a forme di sviluppo informale, ovvero senza quella dotazione di servizi necessari per assicurare una qualità di vita urbana minima ai suoi residenti. Il coinvolgimento attivo dei residenti di periferie e baraccopoli nel re-design di zone destinate a una crescita incontrollata rappresenta una priorità rimarcata non tanto dai documenti ufficiali quanto da quella rete di attori che partecipano a pieno titolo ai lavori preparatori di Habitat III.

Gli obiettivi
Favorire una migliore pianificazione degli spazi per favorire la crescita e la coesione sociale rappresenta un filo rosso che lega lo sviluppo di politiche efficaci per le periferie europee e per gli slum africani o sudamericani: due piani di dibattito tenuti tradizionalmente distinti ma quanto mai simili nelle esigenze e nelle aspirazioni dei loro residenti verso spazi pubblici di qualità. Gli studi presentati nel corso dei due incontri tematici svolti nelle ultime settimane indicano che il bisogno di pianificazione urbana è tanto maggiore quanto minore sono la ricchezza delle città considerate e la quantità di spazi pubblici disponibili: un paradosso che la Nuova Agenda Urbana mondiale dovrà cercare di affrontare riducendo le disparità nell'accesso a risorse e competenze utili a realizzare città migliori in diverse aree del mondo. L'aumento della superficie disponibile per abitante (che varia dagli 11 metri quadrati delle città dove il reddito medio è inferiore ai 7000 dollari l'anno ai 100 metri nelle città dove si superano i 50mila dollari) può verificarsi soltanto attraverso scelte politiche decise e un ricorso a forme di pianificazione davvero inclusive e sostenibili. Allo stesso tempo, garantire un maggiore accesso a servizi di base può contribuire a favorire una regolarizzazione di quegli insediamenti illegali che rappresentano una realtà enorme non solo nei Sud del mondo (il 60 per cento della popolazione africana vive negli slum) ma anche in molte delle città europee. L'impegno per spazi pubblici di qualità accessibili e durevoli può contribuire a rendere tutte le città parte dello sforzo globale verso i rinnovati Sustaianble Development Goals dell'Onu a partire da un appuntamento come Habitat III che può diventare un primo incrocio mondiale di idee e pratiche decisive per l'armonizzazione della condizione urbana globale.


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