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Sessione europea Conferenza Stato Città: presentate le relazioni consuntiva 2015 e programmatica 2016

di Moira Rotondo (*)

Con la sessione europea della Conferenza Stato Città di ieri si compie un ulteriore passo verso la piena attuazione della legge 234/2012, con la presentazione da parte del Sottosegretario Sandro Gozi della relazione consuntiva 2015 e della relazione programmatica 2016 sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea.

La relazione consuntiva 2015
La relazione consuntiva traccia un bilancio positivo per l'azione di governo ma in chiaroscuro per lo stato dell'Unione. Molto resta da fare per assicurare un «nuovo inizio», e la questione immigrazione rappresenta il primo vero banco di prova per la tenuta dell'Unione. In particolare, sulla crisi migratoria, il Governo italiano ha avuto un ruolo centrale. Fin dalla Presidenza del 2014 e per tutto il 2015 ha insistito sulla necessità di adottare un approccio autenticamente europeo in materia migratoria, vale a dire trattare le frontiere esterne dei Paesi membri come delle frontiere comuni e riformare le regole di Dublino. E queste posizioni inizialmente minoritarie hanno cominciato poco a poco a farsi largo. Fra settembre e ottobre, quindi, il Consiglio Giustizia e Affari Interni, prima, e il Consiglio Europeo dopo hanno definito un insieme di misure, un "pacchetto" complessivo che, se attuato, rappresenterebbe l'inizio di una vera e propria politica migratoria e dell'asilo europee. Gli ultimi mesi del 2015 hanno però fatto emergere una serie di difficoltà di attuazione, e in alcuni casi delle divergenze fra Stati membri, che dimostrano come la strada da percorrere sia ancora lunga.

La relazione programmatica 2016
Nel 2016 il tema centrale, per il Governo italiano, sarà rafforzare ancora di più le politiche e il processo di riforma dell'Unione guardando in particolare al 2017, quando il 25 marzo si celebreranno i sessanta anni dei trattati di Roma. Il Dipartimento Politiche Europee intende promuovere una serie di eventi nel corso del 2016 e del 2017 per ricordarli e a tal fine sta per essere sottoscritto un apposito protocollo d'intesa con Anci e Dipartimento Affari Regionali per coinvolgere tutti i Comuni Italiani nel progetto di rilancio dell'ideale europeo. Anche nel corso della riunione odierna è stata ribadita l'importanza che in ogni Comune italiano si organizzino appuntamenti non solo celebrativi ma di vera sensibilizzazione. Riscoprire le comuni radici dell'ideale europeo potrà, infatti, contribuire al superamento della crisi di fiducia nel progetto comunitario che serpeggia sempre di più in ampi settori dell'opinione pubblica. La disaffezione è anche conseguenza di un'Unione europea percepita dai cittadini come distante ed eccessivamente complessa. L'Italia intende adoperarsi affinché l'Europa riscopra la sua ragion d'essere e le sue ambizioni e per far sì che i cittadini europei ritrovino le ragioni del loro stare assieme. Molto resta ancora da fare per fronteggiare un fenomeno come l'emergenza migratoria con cui dovremo convivere, realisticamente, per i prossimi anni. Altrettanto necessario e urgente è riportare la Ue su un percorso virtuoso di crescita riparando i guasti di troppi anni di austerità. Negli ultimi mesi, si è diffusa l'impressione che la fase acuta della crisi sia ormai alle nostre spalle. Ma è troppo presto per tirare un respiro di sollievo, perché le cause profonde del malessere europeo degli ultimi anni non sono state ancora rimosse. Occorre inoltre assicurare un'Europa della sicurezza: il terrorismo islamico ha sferrato un attacco senza precedenti contro tutti gli europei. La minaccia alla nostra sicurezza viene dall'interno e dall'esterno. Nuove regole e strumenti comuni di prevenzione, utilizzando al meglio tutte le nuove tecnologie, e una maggiore cooperazione tra le forze di polizia europee sono assolutamente prioritarie nel 2016. Anche la decisione della Gran Bretagna di sottoporre a referendum la sua appartenenza all'Unione europea il prossimo 23 giugno (la cosiddetta "Brexit") rappresenterà una sfida importante nel 2016, e l'Italia non mancherà di giocare un ruolo costruttivo per favorire la permanenza britannica nell'Unione.

L'Agenda Urbana Europea
Nel corso dei loro interventi, i rappresentanti Anci, i sindaci Enzo Bianco e Roberto Pella hanno voluto sottolineare la centralità di due temi cardine: le aree interne e svantaggiate e le aree urbane. In particolare, l'Agenda Urbana Europea è oramai uno dei principali temi all'ordine del giorno. La Commissione, insieme alla presidenza olandese e con il coinvolgimento di numerosi soggetti interessati ha avviato la fase di preparazione del Patto di Amsterdam che sarà siglato il prossimo 30 maggio, con l'obiettivo di riportare le città e le politiche urbane al centro della scena europea. Anche il Comitato delle Regioni nella plenaria del 7-8 aprile scorso ha voluto sottolineare la centralità di questo tema con l'adozione di un parere. L'Anci ha chiesto al Governo italiano di farsi parte attiva in questo processo che porterà, verosimilmente nel breve-medio periodo, a un sostanziale cambio di paradigma e di approccio nella politica europea. L'Agenda Urbana Europea deve divenire un punto strategico nell'azione del Governo, in modo da bilanciare il ruolo egemone sin qui svolto dai Paesi del Nord Europa. Soprattutto per quanto concerne la strategia europea dopo il 2020 e in particolare la futura politica di coesione, si chiede che il nostro Paese si faccia promotore di un nuovo approccio nella programmazione delle risorse e dei finanziamenti europei, sempre più orientato alla prevalente gestione diretta delle Città.

(*) Responsabile Ufficio di Coordinamento Comitato delle Regioni, Politiche e progetti dell'Unione Europea, Sviluppo locale


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