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Innovazione sociale e piani strategici: city makers e città metropolitane a confronto

di Massimo Allulli (*)

È stato più volte e da più parti sottolineato come le città metropolitane nascano come piattaforme per l'innovazione e lo sviluppo su scala nazionale. Da ultimo, il Libro Bianco sulle Città Metropolitane ha evidenziato come esse «contribuiscano alla competitività del Paese e dei rispettivi territori sotto più dimensioni: valore economico generato, sistemi produttivi, dotazione infrastrutturale, innovazione e ricerca, formazione». Non a caso quindi la normativa attribuisce alle istituzioni metropolitane quale prima funzione quella di definire la pianificazione strategica del territorio, individuando su base triennale le principali linee di sviluppo, gli obiettivi e gli strumenti di policy per il perseguimento di essi. I processi di pianificazione strategica si trovano oggi ad affrontare una realtà complessa, in cui nelle città metropolitane più che altrove emergono nuovi problemi e nuove soluzioni. Da una parte la crisi finanziaria, la crisi ambientale e nuovi bisogni sociali emergenti sfidano gli strumenti di policy classici delle città. Dall'altra emergono nuove pratiche di economia urbana che propongono nuove risposte a bisogni sociali insoddisfatti. Si tratta di un'ampia gamma di pratiche che spazia dai coworking al car e bike sharing, dall'agricoltura urbana al co-housing. I promotori di questo diversificato insieme di pratiche sono stati definiti come «city makers», intendendo con questo termine gli attori a diverso titolo coinvolti nella transizione dell'economia urbana, e il cui ruolo è sempre più importante nelle città europee, tanto da essere riconosciuto nel percorso in atto di costruzione dell'Agenda Urbana Europea. Si tratta di pratiche e esperienze che, come ha evidenziato Davide Agazzi in un recente contributo,«postulano la collaborazione tra attori di diversa natura: pubbliche amministrazioni, gruppi di cittadini, imprese, associazioni, ONG». Pongono quindi una sfida per le istituzioni metropolitane alle prese con la formulazione dei propri piani strategici.

L'incontro di Milano
Per accompagnare le città in questo processo di elaborazione Anci ha attivato un Tavolo Nazionale sulla Pianificazione Strategica Metropolitana. I lavori del tavolo consentono il monitoraggio dei processi di pianificazione in corso, il confronto circa le criticità emergenti, lo scambio di buone pratiche. È nel quadro dei lavori del Tavolo che si è tenuto a Milano lunedì 11 aprile l'incontro "Pianificare l'Innovazione, Innovare la Pianificazione. I piani strategici metropolitani alla prova dell'innovazione sociale", che ha consentito un confronto inedito tra città metropolitane e city makers. L'incontro è stato reso possibile dalla partecipazione di ANCI-Cittalia al progetto Europeo SEiSMiC, che da due anni lavora alla costituzione di reti nazionali di innovatori sociali in ambito urbano in dieci paesi europei, tra cui l'Italia. Al centro della discussione dunque sono state poste le sfide e le opportunità derivanti da un fenomeno che le istituzioni metropolitane possono accompagnare e facilitare, e che in alcuni casi devono regolare. I partecipanti si sono confrontati su come le trasformazioni in atto nelle economie territoriali potranno essere affrontate nella pianificazione strategica metropolitana, e su quali strumenti possano favorire relazioni virtuose tra istituzioni metropolitane e innovazione sociale.

Gli interventi
L'incontro si è tenuto a Milano nello stesso giorno in cui la Città Metropolitana, presso i cui spazi sono stati ospitati i lavori, ha approvato il proprio piano strategico, primo in Italia. Il Vicesindaco metropolitano Eugenio Comincini, sottolineando l'avvenuta approvazione, ha rimarcato lo spazio dato al tema dell'innovazione nell'ambito della pianificazione strategica. Quello di Milano si è dimostrato un ambiente particolarmente fertile per l'emergere di pratiche di innovazione e sharing economy, come ha mostrato Claudio Calvaresi di Avanzi (think thank e incubatore di innovazione sociale) presentando il progetto Segnali di Futuro, che ha mappato le moltissime esperienze innovative attive nell'area metropolitana milanese. Le pratiche di innovazione, ha sottolineato Calvaresi, sfidano l'organizzazione settoriale delle pubbliche amministrazioni per la loro intrinseca intersettorialità. Comuni e Città Metropolitane non sono però rimasti inermi di fronte alla sfida, come ha ricordato il Capo Area Ricerche ANCI Paolo Testa che ha citato i diversi casi di politiche messe in campo anche a Milano per facilitare e supportare l'innovazione. A dare conto del caso del Comune di Milano è stato Renato Galliano, dirigente del settore Innovazione Economica e Smart City, che ha riportato alcune delle molte iniziative messe in campo, dalla definizione delle linee guida del Comune per la sharing economy alle politiche di supporto per i coworking che, ha ricordato, sono passati da quattro a cento in pochi anni sul territorio comunale. Matteo Brambilla di RENA (Rete per l'Eccellenza Nazionale) ha a sua volta indicato la mappatura, la conoscenza del territorio, il networking come strumenti per «mobilitare le comunità del cambiamento». Si tratta di indicazioni coerenti con la missione dei piani strategici metropolitani, i quali possono giovarsi del contributo di cittadini che non solo esprimono solo bisogni ma sono sempre più anche «inventori delle soluzioni, progettisti e diffusori». A queste sollecitazioni hanno risposto i referenti delle città metropolitane presenti, per primo il direttore del Centro Studi PIMdi Milano Franco Sacchi che ha posto domande rilevanti circa la possibilità o meno di produrre politiche per l'innovazione, e in quale forma. Gli interventi dei referenti delle città metropolitane di Bari, Genova, Roma, Torino, Venezia hanno evidenziato una realtà diversificata in cui i piani strategici si trovano in fasi di elaborazione differenti e quindi possono giovarsi di un confronto sul piano nazionale.

I tavoli di lavoro e i risultati
Il confronto diretto tra city makers e città metropolitane è stato reso possibile dall'organizzazione di due focus group nella sessione pomeridiana, ai quali hanno preso parte interlocutori che promuovono, su diversi territori metropolitani, pratiche di innovazione. Si tratta di pratiche ed esperienze molto diversificate. Ai tavoli hanno partecipato promotori di esperienze nell'ambito del coworking, del car sharing, della finanza, del crowdfunding, del riuso e della cura condivisa degli spazi urbani, dell'agricoltura urbana, della ricerca. A tutti è stato chiesto di elaborare raccomandazioni e suggerimenti per la formulazione dei piani strategici metropolitani. Dal dibattito che si è sviluppato nei tavoli sono emersi alcuni elementi condivisi anche dai referenti delle città metropolitane. Sono emerse diverse criticità attinenti alla scarsità di risorse pubbliche, alla difficoltà per gli attori dell'innovazione di individuare interlocutori, alla difficoltà per le città metropolitane di agire in un contesto di incertezza normativa. Al contempo tuttavia dal tavolo sono emerse indicazioni ampiamente condivise sul ruolo strategico che spetta alle città metropolitane. In particolare emerge come in una fase di crisi dei modelli classici di rappresentanza e partecipazione, alle città metropolitane si chieda di svolgere un ruolo di intermediazione e facilitazione del rapporto tra chi produce innovazione e attori istituzionali. Attraverso la pianificazione strategica si chiede alle città metropolitane di rilevare, legittimare e rappresentare anche nel rapporto con altri livelli istituzionali le opportunità e i bisogni propri delle pratiche di innovazione sociale. Non solo: le città metropolitane possono rappresentare un partner strategico per gli attori dell'innovazione anche nella costruzione di nuovi meccanismi di finanziamento di pratiche e progetti, che faccia leva sulla capacità di costruire partnership e integrare fonti pubbliche e private, nazionali ed europee. Le città metropolitane, in quanto elemento di novità nello scenario istituzionale italiano, sono viste come istituzioni in grado di adattarsi a uno scenario in transizione, e a questa sfida devono saper rispondere i piani strategici.

(*) Area Studi, Ricerche, Banca Dati delle Autonomie Locali Anci


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