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Politiche di coesione: al via la Cabina di regia per il raccordo tra investimenti nazionali e Europa 2020

di Francesco Monaco (*)

Anche per il ciclo di programmazione 2014-2020 della politica di coesione, l'Italia ha confermato la validità del principio dell'unitarietà delle politiche di sviluppo, a qualsiasi titolo finanziate (da bilancio comunitario e/o nazionale/regionale). Il suddetto principio dovrebbe consentire di valorizzare la complementarietà tra le diverse fondi di finanziamento (e fra i relativi strumenti attuativi), anche nella logica di una "specializzazione" del loro diverso utilizzo.
L'assunto è chiaramente ribadito nella introduzione dell'Accordo di Partenariato 2014-2020 e successivamente sviluppato con ampiezza nella sezione 2, dedicata all'analisi delle condizioni volte a garantire un uso efficace delle risorse a disposizione per gli investimenti.
Il quadro delle risorse finanziario è noto. Concorrono a definire il budget complessivo: i finanziamenti provenienti dal bilancio comunitario (31,2 miliardi di euro fra Fesr e Fseal netto delle dotazioni Fears-sviluppo rurale) e la quota di co-finanziamento nazionale assicurata dal fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie ex articolo 5 della legge 183/1987 (20,1 miliardi di euro); il tutto articolato all'interno di più di 50 programmi operativi, fra nazionali e regionali (oltre quelli di cooperazione territoriale europea a cui va circa un miliardo di stanziamento Ue), che declinano su base territoriale e per settori di intervento gli 11 obiettivi tematici assegnati dall'Ue ai singoli Stati.
Occorre peraltro considerare gli importi dei cosiddetti programmi complementari, che verranno adottati dal Cipe sulla base della decisione che, a suo tempo, ha disposto la riduzione del tasso di co-finanziamento nazionale di alcuni programmi operativi.

Il fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc)
Per l'Italia, una componente essenziale della politica di coesione è rappresentata dalle risorse appostate dalla varie leggi di stabilità, a partire dal 2013, nel Fondo Sviluppo e Coesione (Fsc). Istituito dal Dlgs 88\2011, in attuazione della legge delega sul federalismo fiscale, il Fsc ha sostituito il già noto Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas), di cui all'articolo 61 della legge 289\2002. Il decreto in questione definisce le modalità per la destinazione e l'utilizzazione delle risorse aggiuntive "nazionali", al fine di promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale e territoriale (articolo 119, comma 5, della Costituzione) nonché di rimuovere gli squilibri economici sociali, istituzionali e amministrativi del Paese e favorire l'effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza (articolo 3 della Costituzione).
Le leggi di stabilità, che – come detto - ne determinano annualmente la dotazione finanziaria, hanno stabilito che per realizzare i suddetti obiettivi, il fondo debba essere ripartito con una destinazione pari al'80% nelle Regioni del Mezzogiorno e per il 20% nelle regioni del Centro-Nord (vedi da ultimo articolo 1, comma 703, della legge 190/2014).
Anche per le finalità di accelerazione degli investimenti del fondo, l'autorità delegata alla politica di coesione, d'intesa con il Mef e con gli altri ministeri competenti, stipula con le Regioni o le altre amministrazioni competenti (compresi comuni e città metropolitane) appositi «contratti istituzionali di sviluppo», che determinano responsabilità, tempi e modalità di attuazione, oltre che contenere le indicazioni necessarie a stabilire le risorse assegnate per ciascun intervento.

La governance del Fsc
La gestione del Fsc è attribuita a una cabina di regia, prevista dalla legge 190\2014 e istituita, su proposta dell'autorità politica responsabile della politica di coesione, con Dpcm 25 febbraio 2016. Essa rappresenta la sede di confronto inter-istituzionale per la definizione di piani operativi per ciascuna area tematica nazionale, recanti l'indicazione dei risultati attesi, delle azioni e dei singoli interventi necessari al loro conseguimento, la relativa stima finanziaria, i soggetti attuatori a livello nazionale e regionale, i tempi di attuazione e le modalità di monitoraggio, nonché l'articolazione annuale dei fabbisogni finanziari fino al terzo anno successivo al termine della programmazione 2014-2020, in coerenza con l'analoga articolazione dello stanziamento deciso per ogni area tematica comunitaria. La cabina di regia è composta dall'Autorità politica per la coesione (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, giusta delega di cui al Dpcm 25 febbraio 2016, in Gazzetta Ufficiale dell'8 marzo 2016 n. 56), che la presiede, dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con funzioni di Segretario del Cipe, dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, dal Ministro delegato per l'attuazione del programma di Governo, dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nonché da un Presidente di Città metropolitana designato dall'Anci, da due rappresentanti delle Regioni «meno sviluppate e in transizione» e da un rappresentante delle Regioni «più sviluppate».

La missione della cabina di regia
Per la realizzazione delle finalità attribuite dalla legge la cabina di regia dovrà assicurare il raccordo politico, strategico e funzionale necessario a facilitare un'efficace integrazione tra gli investimenti promossi dalla politica di coesione, in qualunque modo co-finanziata (fondi Ue, nazionali e/o regionali), assicurando una più stretta correlazione con le politiche ordinarie.
I piani operativi Fsc rappresentano gli strumenti di raccordo con il resto degli interventi della politica di coesione; dovranno essere coordinati e integrati con gli interventi previsti dalla strategia nazionale per la specializzazione intelligentenonché con le priorità d'intervento definite dai programmi operativi della politica regionale.
In sede ancor non ufficiale, la Cabina di regia in queste settimane ha realizzato una ricognizione delle risorse Fsc libere e, dunque, ancora programmabili (distinguendo fra impieghi già stabiliti per legge, allocazioni disposte dal Cipe ovvero ulteriori allocazioni di legge non deliberate) ed un approfondimento sulle strategie di intervento adottate dai diversi programmi operativi nazionale della coesione.
Nei prossimi giorni sarà chiaro quali saranno gli ambiti strategici su cui sarà opportuno indirizzare la programmazione, tenendo conto delle esigenze di raccordo e della congruità delle scelte rispetto al perseguimento dei risultati attesi della politica di coesione fissati con Europa 2020.


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