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Politica di coesione: avviato percorso partenariale per l'agenda urbana europea

di Francesco Monaco (*)

La Presidenza del semestre olandese del Consiglio dell'Unione europea ha convocato per il 30 maggio 2016 la riunione ministeriale informale per sottoscrivere il cosiddetto Patto di Amsterdam per l'adozione di un'Agenda Urbana Europea (AEU).
L'Establishing the Urban Agendain realtà, è l'esito di un percorso che ha radici profonde (urban acquis communitaire), rinnovate dal trio delle più recenti presidenze (Italia-Lettonia-Lussemburgo) e che oggi acquista una particolare rilevanza, anche ai fini attuativi, nell'ambito delle politiche di coesione, grazie ai dispositivi messi in campo dei regolamenti che disciplinano il ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2014-2020

La road map
La road map proposta dalla Presidenza olandeseprevede una tappa di avvicinamento il 7 aprile prossimo, con un incontro fra esperti della materia e una riunione dei Direttori Generali, competenti per le politiche di coesione e urbane, fissata per 12 maggio prossimo. Nel frattempo, molte iniziative istituzionali e partenariali sono in programma per raccogliere il massimo di contributi sui temi oggetto dell'agenda e variamente riconducibili al ruolo degli interventi di sviluppo urbano sostenibile nella programmazione e al contributo che le città europee possono dare all'attuazione della strategia nazionale Europa 2020.
Il Comitato delle Regioni discuterà un suo progetto di parere dal titolo significativo "Misure concrete per attuare l'agenda urbana europea", redatto da Hella Dunger-Löper (DE/PSE) sottosegretario di Stato del Land Berlino, in occasione della sua 117 sessione plenaria che si terrà il 7 e 8 aprile 2016.
In Italia, l'Agenzia per la coesione territoriale ha promosso una discussione sulla bozza di patto nell'ambito dei lavori del Segretariato tecnico del Programma operativo nazionale "Città metropolitane" chiedendo a città, Anci e amministrazioni centrali contributi scritti a stretto giro.

I contenuti
La bozza di patto è costituita da un testo agile e da un allegato. L'Aue dovrà interessare tutte le aree urbane europee e di tutte le dimensioni; come detto, dovrà contribuire agli obiettivi di Europa 2020 ed alle priorità della Commissione Junker, inclusa la crisi dei rifugiati e gli obiettivi 2013 sull'energia e i cambiamenti climatici, nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Essa dovrà mirare a una migliore focalizzazione sulla dimensione urbana della legislazione vigente, affinché questa rispecchi meglio i fabbisogni urbani e le responsabilità delle città ed eviti i colli di bottiglia e gli oneri non necessari. Contribuirà inoltre a identificare, migliorare e integrare l'utilizzo delle risorse finanziarie per le aree urbane, a livello europeo, nazionale e locale (regionale), al fine ultimo di migliorare gli interventi sul campo.
Non sono previste nuove risorse, ma utilizzerà le piattaforme e i programmi già esistenti: in particolare, farà pieno uso della Iniziativa "Smart cities and regions" che permette di combinare infrastrutture, strumenti finanziari, tecnologie per offrire alle aree urbane opportunità e risorse per azioni di innovazione e trasformazione.

Le priorità
La bozza di documento Aue individua dodici temi prioritari: inclusione dei migranti e dei rifugiati; lavoro e competenze professionali nell'economia locale; povertà urbana; housing; economia circolare; qualità dell'aria; adattamento climatico (incluse soluzioni sostenibili nel settore dell'acqua); transizione energetica; uso sostenibile dei territori e soluzioni nature-based; mobilità urbana; transizione digitale; public procurement innovativo e responsabile.
È importante sottolineare che la lista delle priorità potrà essere revisionata dai Ministri responsabili per le questioni urbane, previa consultazione con la Commissione, il Parlamento Ue, gli organi consultivi dell'Unione e i rappresentanti delle aree urbane europee.

La governance
Dal punto di visto del quadro operativo la struttura di governance dell'agenda urbana europea si presenta complessa e articolata.
Al centro del sistema si collocano le cosiddette partnerships per l'attuazione delle azioni chiave: il loro schema di funzionamento è dettagliato nell'allegato alla bozza di documento in discussione. In sostanza si tratta di meccanismi preposti ad assicurare un coordinamento multilivello e intersettoriale delle azioni di rispettiva competenza dei soggetti associati.
Ogni partnership, che dura tre anni ma può essere rinnovata, deve adottare un suo «piano d'azione» e preliminarmente individuare uno o più temi prioritari su cui lavorare.
Le azioni del Piano di azione potranno riguardare il miglior uso o la riforma - a legislazione esistente - di strumenti e\o fondi già disponibili a livello europeo, nazionale, regionale e la promozione di progetti di ricerca per colmare gap o trovare soluzioni a problematiche comune ovvero diffondere conoscenze e buone pratiche.
Le prime partnership, già decise a livello comunitario, saranno focalizzate sui temi di inclusione dei migranti e dei rifugiati, povertà urbana, housing e qualità dell'aria.
Le attività saranno coordinante dal Consiglio dell'agenda urbana europea che fra l'altro assicurerà che le azioni promosse vengano organizzate in modo trasparente e abbiano il massimo impatto sulle politiche europee.
Il Consiglio è composto da Stati membri, Commissione europea, Parlamento europeo, Comitato delle regioni e Comitato economico e sociale, Cemr e Eurocities (come rappresentanti delle aree urbane), altri stakeholder come Bei, Urbact, Espon (Osservatorio europeo sullo sviluppo territoriale e la coesione).

(*) Responsabile Area Politiche di coesione territoriale Anci


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