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Habitat III, al via il dibattito globale sulle città del futuro

di Simone d'antonio

Il dibattito globale che precede la conferenza Habitat III dell'Onu, che avrà luogo a Quito dal 17 al 20 ottobre prossimo, offre spunti di forte interesse per le città italiane e europee che vedono nel principale evento mondiale dedicato ai contesti urbani un'occasione per rimarcare il protagonismo di medi e grandi centri posti di fronte alle nuove sfide dell'urbanità. Basti pensare che alla precedente edizione di Habitat, svolta nel 1996 a Istanbul, la popolazione urbana mondiale era del 45% mentre ora supera il 54%: un cambiamento significativo non solo sul piano demografico ma soprattutto in termini di modelli di sviluppo urbano.

La nuova agenda urbana
La nuova Agenda urbana rappresenta il quadro di riferimento per la realizzazione di città più sostenibili sul piano economico, ambientale e sociale su scala globale: frutto di un processo essenzialmente intergovernativo, il documento si alimenta però degli spunti emersi da incontri tematici e regionali svolti negli ultimi mesi nei quattro angoli del pianeta, nonché dai risultati degli Urban thinkers campus, eventi locali organizzati dai partner della World Urban Campaign.
La società civile e le istituzioni locali diventano così protagoniste dal basso di un processo che sta facendo emergere spunti originali nei confronti dei principali temi legati alla città del futuro, con particolare attenzione alle specificità nazionali e regionali ma anche al modo di intendere lo spazio urbano. Superando l'approccio del semplice contrasto agli slum, il superamento delle povertà urbane si realizza attraverso inedite forme di integrazione ma anche, e soprattutto, attraverso una migliore governance urbana e una migliore gestione delle risorse finanziarie locali, specie quando queste possono contribuire a creare sviluppo e innovazione sociale come nel caso dei social impact bond.

Le esperienze
Dai documenti conclusivi dei diversi incontri tematici emergono una serie di pratiche e soluzioni capaci di influenzare il dibattito globale sulle città a partire da esperienze concrete ma anche da approcci laterali capaci di riproporre in modo originale un legame fra temi apparentemente distanti tra loro, come ad esempio il mondo dell'arte e lo sviluppo urbano.
Rendere le diverse forme di arte urbana un elemento decisivo per riqualificare spazi pubblici e creare sviluppo, integrazione e partecipazione civica è l'approccio emerso dall'Urban Thinkers Campus organizzato ad Alghero sul tema dalla facoltà di Architettura dell'Università di Sassari: un contributo senza dubbio peculiare che può rappresentare un buon punto di partenza per orientare la posizione italiana e europea verso una città del futuro che sia al contempo smart, umana e inclusiva.

Le sfide di Habitat III
Dal contrasto alle povertà urbane estreme alla realizzazione di spazi pubblici di qualità, il repertorio di temi aperti da Habitat III al confronto globale rappresenta un valido campionario di idee sull'urbanismo del presente e del futuro, con l'obiettivo di restituire la diversità delle visioni in campo ma anche di individuare future traiettorie di sviluppo per i contesti urbani in cui si giocano la quasi totalità delle sfide. A queste ultime saranno dedicati i laboratori tematici che la città di Quito ospiterà a latere rispetto alla conferenza che riunirà ministri e decisori politici provenienti da tutto il mondo: città, università e dipartimenti di pianificazione urbana, associazioni e gruppi della società civile possono partecipare alla call for proposal lanciata dal segretariato di Habitat III (https://docs.google.com/forms/d/1BwlCAb3Fiz8qwt_kurgcnxCPLk0fxjhHIeoapDRFMxk/viewform) per presentare progetti e soluzioni nel villaggio globale che per una settimana renderà la capitale ecuadoriana un enorme laboratorio urbano capace di reinventarsi proprio a partire dal contributo delle realtà urbane più innovative del mondo.


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