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Le nuove tecnologie cambiano il diritto di copia degli atti

di Esper Tedeschi

In attesa del regolamento che disciplini l’utilizzo dei nuovi mezzi tecnologici, gli uffici giudiziari possono chiedere, ai fini della copia della documentazione in atti utile alla difesa mediante l’utilizzo di tutti gli strumenti informatici e telematici diversi da floppy e Cd (a seconda della scelta del supporto su cui riversare i dati da parte del richiedente e non secondo la scelta dell’amministrazione circa le loro modalità di archiviazione), esclusivamente e per una sola volta un importo forfettario di 295,16 euro. Il costo del servizio per l’estrazione delle copie mediante nuove tecnologie aventi capacità di memoria potenzialmente illimitata non può infatti essere lo stesso previsto dal Tu Dpr n. 115/2002 per le c.d. vecchie tecnologie aventi capacità di memoria limitate.

Il caso
La questione sottoposta al vaglio del Tar di Reggio Calabria, sentenza n. 195 del 17 febbraio 2016, ha profili di rilevante novità dovuti all'ingresso delle nuove tecnologie. Il ricorrente, imputato in un procedimento penale pendente dinanzi la Corte d’assisi di Palmi, aveva chiesto al sostituto procuratore del Tribunale di Palmi l’acquisizione di copia del contenuto dell’hard-disk agli atti del fascicolo del pubblico ministero, ritenuta necessaria per scopi difensivi. In particolare il ricorrente chiedeva che fosse rilasciata una copia “mirroring” del contenuto dell’hard-disk suddetto. Tuttavia, il competente ufficio della Procura di Palmi comunicava di poter rilasciare copia su Dvd del contenuto dell’hard-disk, previo pagamento dei diritti di copia per ciascun Dvd, in base alle modalità indicate dalle disposizioni del Dpr n. 115 del 30 maggio 2002 (cosiddetto Testo unico in materia di spese di giustizia).
Secondo l’interpretazione data alla normativa suddetta dalla Procura di Palmi, il costo che l’imputato avrebbe dovuto sostenere, sarebbe stato di 306,97 euro per ciascun Dvd utilizzato.
Il ricorrente ha quindi lamentato dinanzi al Tar la violazione del suo diritto di difesa, in quanto, per entrare in possesso del materiale informatico necessario a scopi difensivi, avrebbe dovuto corrispondere ingenti diritti di copia. In particolare ha poi censurato l’interpretazione data dalla Procura al Testo unico, lamentandone la violazione degli articoli 40 e 269, nonché dell’allegato n. 8. In conclusione opponeva all’ufficio giudiziario di non aver accolto un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme, in quanto si sarebbe dovuta individuare la modalità arrecante il minor sacrificio possibile agli interessi del privato.

L’estrazione di copia documentale attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie
La peculiare fattispecie dedotta in giudizio è incentrata sull’interpretazione dei due articoli 40 e 269 del Dpr 115: il problema è, appunto, se si possono considerare ricomprese le nuove tecnologie all’interno della normativa relativa all’estrazione di copie nonché ai costi del servizio e per l’incasso dei diritti e, in particolare, se i nuovi mezzi tecnologici possano essere assimilati alle vecchie tecnologie aventi capacità di memoria limitate. L’articolo 40 prevede infatti l’emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica disciplinante “anche con riferimento a nuovi mezzi tecnologici, il diritto di copia e il diritto di certificato e ne sono individuati gli importi sulla base dei costi del servizio e dei costi per l’incasso dei diritti”. Tuttavia, la norma suddetta non ha trovato attuazione, non essendo stati ancora disciplinati i “nuovi mezzi tecnologici”.
L’articolo 269 del Tu, invece, prevede che “per il rilascio di copie di documenti su supporto diverso da quello cartaceo è dovuto il diritto forfettizzato nella misura stabilita dalla tabella, contenuta nell’allegato n. 8 del presente testo unico”. L’allegato n. 8 prevede infatti per ciascun tipo di supporto il corrispondente diritto di copia forfettizzato, non disciplinando quei tipi di supporto aventi capacità di memoria variabile e tendenzialmente illimitata al fine dell’estrazione delle copie documentali. Il Testo unico fa riferimento unicamente ai due tipi di supporto informatico a quel tempo esistenti, ossia il floppy e il Cd, commisurando il costo del servizio al numero dei supporti copiati e alla diversa capacità dei due possibili supporti.
La disponibilità di nuovi apparati aventi memoria potenzialmente illimitata ai fini giudiziali ha di fatto scisso il rapporto tra quantità d’informazione disponibile sia dalla tipologia e dal numero di supporti meccanici, sia dalle operazioni e dai tempi di copiatura, rendendo inapplicabile per analogia legis la disciplina del Tu, se non in seguito ad un preventivo vaglio di costituzionalità, quanto alla sua ragionevolezza in rispetto alle nuove tecnologie (Tar Lazio, sez. I, 12 maggio 2014, n. 4871, confermata in appello da Cons. Stato, sez. VI, 21 settembre 2015, n. 4408).
Ciò che può essere previsto, sulla base di un’interpretazione praeter legem della normativa vigente e in particolare dell’articolo 40 del Testo unico, è un diritto economico in capo all’amministrazione giudiziaria per la copia e la certificazione di atti del giudizio. Ma il costo del servizio, per attualizzare il diritto del privato a ottenere i documenti e dati utili alla propria difesa, non può essere condizionato dalla scelta dell’amministrazione giudiziaria circa il tipo e il numero dei supporti da utilizzare. Il costo va anzi parametrato all’approntamento e il presidio delle strumentazioni informatiche e telematiche necessarie per garantire il “servizio” agli “utenti” degli uffici di giustizia.

Il diritto di difesa 
Il diritto di difesa sancito dall'articolo 24 della Costituzione concorre con le libertà fondamentali riconosciute dagli articoli 13, 14 e 15 a determinare lo statuto della persona umana. L’articolo 24, al comma 1, enuncia il diritto alla tutela giurisdizionale, che la Corte costituzionale ha già annoverato “fra quelli inviolabili dell’uomo, che la Costituzione garantisce all’art. 2” (sent. n. 98 del 1965), e che non esita ad ascrivere tra i principi supremi del nostro ordinamento costituzionale, in cui è intimamente connesso con lo stesso principio di democrazia (sent. n. 18 del 1982). Ai fini della presente riflessione vale ricordare che la Consulta ha affermato che tale diritto “deve trovare attuazione uguale per tutti, indipendentemente da ogni differenza di condizioni personali e sociali” (sent. n. 67 del 1960), e dunque anche economiche.
Nell'ambito del diritto di difesa si colloca precipuamente il diritto alla prova, che consiste nella possibilità - per l'appunto - di presentare fatti e documenti a sostegno o contro un fatto avvenuto nel passato, utili per la decisione finale. L'interpretazione resa dal Tribunale nella sentenza in esame, dunque, offre una lettura della norma coerente con il dettato costituzionale e tale da garantire, nella specie all'imputato, quel diritto alla difesa che la nostra Carta fondamentale prevede come diritto fondamentale. 


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