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Consulta Comuni aereoportuali: fitta agenda di lavoro, primo obiettivo riunione con il Ministro Delrio

di Antonio Ragonesi (*)

Poter contare su un dialogo costante e contribuire a definire proposte quanto più condivise tra i Comuni interessati, per scongiurare di delegare alle azioni giudiziarie la definizione di equilibri fra piani di sviluppo territoriale e delle infrastrutture aeroportuali, per facilitare insomma le attività istituzionali fra i diversi livelli di amministrazione e di governo, per questi motivi è stata insediata in Anci la Consulta nazionale dei Comuni aereoportuali cui è stata affidata la responsabilità al sindaco di Fiumicino Esterino Montino.
Sono numerose le questioni aperte tra le amministrazioni comunali con sedime aereoportuale e gli enti e le amministrazioni centrali, stanti gli interessi non sempre convergenti fra territori e gestori delle infrastrutture di interesse nazionale, soprattutto in merito alle attività di pianificazione e ai piani di sviluppo.

Il nuovo Piano nazionale degli Aeroporti
Il crescente aumento del traffico aereo, che implica anche crescenti fattori di pressione sui territori, dalla sicurezza alla gestione del traffico veicolare, dal rumore alle attività di compensazione ambientale, devono poter trovare sede permanente di confronto innanzitutto per una corretta gestione territoriale e urbanistica, così come per gli aspetti ambientali, che potrà anche rappresentare un elemento di trasparenza e condivisione rispetto alle necessarie attività di verifica sull'attuazione del recente Piano nazionale aeroporti in vigore dal 2 gennaio 2016.
Con l'adozione del nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti a distanza di 26 anni (l'ultimo piano nazionale è stato adottato nel 1987) il Governo ha dotato il Paese di un documento di programmazione sul tema sul quale l'Anci continua a sollecitare un confronto di merito nella sua applicazione.
Tra «le strategie di potenziamento delle infrastrutture aeroportuali e dell'accessibilità ed intermodalità» infatti è bene evidenziare per il potenziamento e l'accessibilità di uno scalo, come segnalato più volte dal Comune di Fiumicino, non è plausibile la realizzazione di una nuova pista bensì la riorganizzazione del complesso aeroportuale al fine di determinare una migliore e più efficiente gestione, così come accade in tutti gli grandi aeroporti europei. Tale ammodernamento può realizzarsi all'interno dell'attuale perimetro razionalizzando spazi, aree e infrastrutture che possono essere riconvertite in aree dedicate dagli strumenti urbanistici vigenti per lo sviluppo aeroportuale. In un ottica in cui «il Piano deve diventare un strumento agevole di pianificazione», è fondamentale far sì che le previsioni dei Piani di sviluppo aeroportuale non contrastino con gli strumenti urbanistici vigenti.

Le esigenze fondamentali
Considerando la necessità poi, di applicare anche alle politiche infrastrutturali in questione, il principio ormai insito nelle recenti disposizioni di legislativi nazionali e regionali, della limitazione nel consumo del suolo che ha assunto la fisionomia di principale strumento di misurazione della qualità ambientale dei territori, si propone di considerare tra le principali linee guida previste nel piano, che la concretizzazione di gestione di aeroporti tra loro vicini in «rete aeroportuale», costituirà alternativa all'ampliamento anche in relazione alla Vas relativa ai piani di sviluppo di singoli impianti aeroportuali.
Altro aspetto di fondamentale importanza è quello di effettuare in ogni sito in cui è previsto uno scalo, una Valutazione Ambientale Strategica. La VAS è una procedura essenziale prevista dalla normativa nazionale per garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente.

Il ruolo degli enti locali
Ed ancora, il ruolo determinante degli enti locali nella programmazione per uno sviluppo armonico degli aeroporti, con un occhio particolare al tema dell'Expo di Milano 2015, e soprattutto garantire agli enti locali di poter attivare un dialogo diretto e costante con Enac, non solo con gli enti gestori, in un ottica di interesse generale delle comunità.
Gli aeroporti rivestono infatti, una importanza economica sia a livello locale che nazionale. Nel nostro Paese le ricadute economiche sul territorio derivanti dai flussi di passeggeri registrati sono stimabili in circa 100 miliardi di euro all'anno. In termini occupazionali, il settore del trasporto aereo genera complessivamente circa 500 mila addetti tra diretti, indiretti e indotti per un valore aggiunto di circa 15 miliardi di euro/annui (Dati Enac "Piano Nazionale Aeroporti 2012").
Con la decisione di avviare una apposita consulta dei Comuni aereoportuali l'Anci sottolinea il ruolo strategico della pianificazione come opportunità di sviluppo, sia in termini di quantità dei flussi di traffico, sia in termini di qualità delle trasformazioni territoriali. Soprattutto a fronte di quanto accaduto negli ultimi anni in cui si è assistito ad una evoluzione non pianificata dello sviluppo degli aeroporti sul territorio come il numero degli Hub e la crescita disordinata di aeroporti low cost.
I voli low-cost hanno reso accessibili destinazioni fino a qualche anno fa impensabili da raggiungere e oggi sono divenute dei veri competitor dei flussi tradizionali ma è necessario avere un quadro di regole chiare.
La debolezza di una mancata gestione a livello nazionale ha prodotto i suoi effetti immediati innanzitutto sul territorio di quei Comuni dove insistono gli stessi sedimi aeroportuali. I Comuni si trovano a reagire rispetto a una serie di decisioni assunte con effetti rilevanti sul territorio dal punto di vista ambientale, sociale ed economico e senza reali processi di condivisione sul territorio.

Servizi e tributi
I Comuni di sedime aeroportuale, come dicevamo all'inizio, sono chiamati inoltre a garantire una serie di servizi che nascono dalla presenza delle infrastrutture dell'aeroporto: controllo della mobilità stradale, assistenza annonaria e presenza di flussi migratori non programmati, ufficio tecnico, eccetera.
A fronte a questi servizi la legge 24 dicembre 2003 n. 350 ha istituito l'addizionale comunale riconoscendo il maggior carico amministrativo per i Comuni coinvolti.
La Finanziaria 2008 (articolo 2, commi 615 – 617 della Legge 24 dicembre 2007 n. 244) ha previsto che il ministero dell'Economia e delle Finanze assegni in un unico fondo le spettanze di alcuni capitoli di entrata ai vari ministeri competenti.
Fino al 2007 il ministero dell'Economia e delle Finanze riassegnava quanto presente nei capitoli di entrata di competenza degli enti locali direttamente in capitoli di spesa del ministero dell'Interno che provvedeva successivamente al riparto a ciascun Comune in funzione dei flussi passeggeri.
Il risultato di tale novità introdotta è stata una diminuzione della quota parte riconosciuta ai Comuni beneficiari con tagli lineari – su una addizionale comunale - che hanno inciso non poco sui bilanci degli enti senza un intervento di compensazione in termini di fiscalità locale.
È necessaria una rivisitazione dell'attuale normativa senza ulteriori oneri ma con il ripristino della natura di tributo di scopo dell'addizionale comunale di imbarco, con un nuovo regolamento che preveda che le risorse destinate ai Comuni sulla base dei criteri individuati dall'articolo 2, comma 11 dalla legge 24 dicembre 2003 n. 350 siano trasferiti in modo diretto alle amministrazioni comunali nonché una ripartizione più equa dei fondi sui diritti d'imbarco destinati ai suddetti comuni aeroportuali.

Integrazione multimodale
Inoltre, i Comuni vogliono sottolineare l'importanza di non emarginare alcune aree del Paese in cui una limitata accessibilità e in alcuni casi la somma di peculiarità orografiche e demografiche, può determinare un minore sviluppo socio-economico.
Si evidenzia inoltre l'urgenza tra «gli interventi infrastrutturali prioritari» di sviluppare connessioni intermodali adeguate fra il trasporto aereo e il trasporto di terra. Una più efficace ripartizione di traffico tra treno ed aereo, così come può rendere accessibili i poli d'interesse turistico e le aree interne, consentirebbe di ottimizzare al meglio i fattori produttivi del sistema paese. Una necessità peraltro già contenuta nel Libro Bianco sulla politica dei Trasporti del 2011 della Commissione Europea, laddove si chiede che l'Unione intervenga in tempi brevi a favore dell'integrazione multimodale degli spostamenti, caratteristica principale della qualità del servizio, collegando maggiormente tra di loro gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e i porti, gli autobus e la metropolitana, i punti noleggi auto e i parcheggi e trasformandoli in piattaforme di connessione multimodale per i passeggeri.

Ambiente e salute
Altro tema centrale «per migliorare la gestione delle reti aeroportuali» è quello di garantire la funzionalità degli aeroporti anche a livello di qualità della vita in linea con le disposizioni in materia di salute pubblica e di contenimento degli impatti sulle matrici ambientali, in materia di sicurezza e di presidio del territorio nonché in materia di protezione civile in caso di eventi calamitosi.
La presenza degli aeroporti comporta taluni effetti (inquinamento acustico, inquinamento atmosferico, eccetera) sul territorio e sulle comunità locali, sempre più approfonditi e conosciuti dal mondo scientifico, che devono prevedere delle compensazioni ambientali.
È fondamentale in un ottica di sviluppo e programmazione del sistema aeroportuale ed economico dell'intero Paese che il ministero responsabile, in particolare Enac insieme ad Anci possano condividere e monitorare la situazione dei flussi.

La concertazione di governo
Una maggiore concertazione tra i vari livelli di governo è indispensabile se si pensa che, anche a livello europeo, le proposte complessive sul futuro assetto dei servizi aerei nell'Ue prevede un peso sempre maggiore della dimensione degli aeroporti regionali come da ultimo la Proposta di Risoluzione del Parlamento Europeo (Proposta di risoluzione del parlamento europeo «sul futuro degli aeroporti regionali e dei servizi aerei nell'Ue» aprile 2012) del 2 aprile 2012.
Gli aeroporti regionali e i servizi aerei sono essenziali non solo come nodi di trasporto, in quanto contribuiscono a facilitare il buon funzionamento del mercato unico dell'Ue trasportando persone e merci tra le regioni, ma sono anche essenziali come generatori di crescita economica. In tale proposta si ritiene che gli aeroporti regionali, a causa del loro impatto ambientale ed economico, debbano essere adeguatamente sostenuti dalle autorità nazionali e regionali, essere oggetto di consultazione locale e regionale e, sulla base di analisi costi-benefici, essere considerati ammissibili alla domanda di finanziamento nel quadro dei fondi dell'Ue, così come di altri strumenti di ingegneria finanziaria dell'Unione europea nell'ambito del nuovo quadro di programmazione 2014-2020. Una fitta agenda di lavoro che vedrà tra i primi incontri quello con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio cui è stata già trasmessa una lettera per avviare un confronto permanente sul tema.

(*) Responsabile Area Sicurezza e legalità, Partecipazione, Infrastrutture, Pari opportunità, Politiche ambientali, Territorio, Sport, Associazioni internazionali cooperazione e sviluppo Anci


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