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Città metropolitane sospese tra «visioni» e regole incompiute: ecco il Libro bianco con le ricette per i territori

di Gianni Trovati

Ma le città metropolitane sono gli «hub dello sviluppo e dell'innovazione» di cui ieri a Firenze hanno ragionato sindaci, imprenditori, architetti e banchieri davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oppure sono la stanca camuffatura delle vecchie Province di cui si continua a discutere in Parlamento? Mentre a Londra un ambizioso progetto di open data promosso dalla città costruisce grazie all'apporto condiviso della rete un bacino infinito di indicatori e confronti su tutti i capitoli delle politiche urbane, dall'economia al turismo, dalla ricerca ai temi ambientali (per farsene un'idea basta dare uno sguardo ahttp://data.london.gov.uk/), a Roma ci si accapiglia sugli emendamenti al Milleproroghe. E come si addice al più classico dei provvedimenti vecchio stile, la battaglia non si accende esattamente sulla frontiera dell'innovazione: serve un comma per allungare i contratti dei precari delle città, appesi alla lunga attesa di una riorganizzazione che non arriva, ne occorre un altro per alleggerire le sanzioni per un Patto di stabilità sforato da quasi tutte le amministrazioni anche perché i tagli ai bilanci sono stati a lungo l'unica parte attuata della riforma, e così via.
È stata questa distanza fra ambizioni alate e quotidianità deludente a tenere le città metropolitane lontane dal dibattito pubblico, al punto che una buona fetta degli italiani, quelli non troppo attenti all'inner circle della politica, ha appreso davvero della loro esistenza solo dall'ultimo film di Checco Zalone.
Il Libro bianco che l'Associazione dei Comuni e Teh Ambrosetti hanno presentato nella due giorni fiorentina prova a dare la benzina dei contenuti al progetto delle città metropolitane, offrendo a ciascuna di loro numeri e analisi per realizzare quella «pianificazione strategica» che dovrebbe essere il compito fondamentale dei nuovi enti, e che viene chiesta a gran voce dalle imprese. Per ogni città il Libro bianco, costruito interpellando il mondo economico, i ricercatori e le istituzioni dei territori, identifica le "vocazioni", dalla rete della conoscenza e del welfare di Milano al polo del manifatturiero e dell'alto artigianato di Firenze, e suggerisce gli strumenti per esaltarle, su un presupposto semplice: nelle 14 città metropolitane (troppe, forse...) vivono 22 milioni di italiani, si produce il 40% del Pil e l'80% della ricerca, per cui le chance di rilancio del Paese passano da lì.
Per passare dalla teoria delle analisi alla pratica delle decisioni bisogna però affrontare in fretta i paradossi organizzativi e istituzionali di una riforma finora applicata più nella forma che nella sostanza. Se i nuovi enti immaginati dalla legge Delrio sono qualcosa di davvero nuovo, che senso ha che il loro territorio coincida con quello delle vecchie Province in via di eterna abolizione, con il risultato che la città metropolitana di Torino si inerpica fin sulle vette alpine di Sauze d'Oulx e Bardonecchia mentre quella di Milano si ferma alle porte di Monza? Se le città hanno le funzioni, in larga parte inediti, della pianificazione strategica e della programmazione territoriale, perché la struttura dei bilanci e quella degli organici restano quelli delle Province? Da questo punto di vista, la riforma Delrio più che un traguardo è un punto di partenza, e sarebbe tempo di riempirla di nuovi contenuti. Lo stesso Fassino, sindaco "metropolitano" e presidente dell'Anci, ha riconosciuto che per partire davvero serve «un salto culturale di tutta la classe dirigente» per far vivere la riforma, accanto alla ridefinizione del quadro finanziario e dei rapporti con le Regioni che qua e là provano a riempire i vuoti lasciati dall'agonia delle Province. Governo e Parlamento, dal canto loro, invece di accontentarsi di rivendicare una «abolizione delle Province» ancora da avviare davvero dovrebbero affrontare i nodi veri delle regole nazionali.
Non farlo riporterebbe il sistema all'8 giugno del 1990 quando, mentre al Meazza Argentina e Camerun davano il via ai mondiali di calcio, veniva pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la prima legge sulle città metropolitane, lasciata poi tranquillamente a dormire per 24 anni fino all'arrivo della riforma Delrio.


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