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Comuni in Senato: «I luoghi di cultura in stato di abbandono sono leva strategica per lo sviluppo dei territori»

di Giuseppe Pellicanò

Trasformare i luoghi d'interesse culturale attualmente in stato d'abbandono, non praticabili o sottoutilizzati, da risorsa inerte in leva strategica con cui contribuire a un'efficiente gestione del patrimonio pubblico. Il tutto partendo dal ruolo attivo degli enti locali, pronti ad agire in partenariato con le reti dell'associazionismo e le cooperative locali inserite nel territorio e nel tessuto sociale. Questo l'aspetto che l'Anci ha sottolineato alla commissione Istruzione e beni culturali del Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui «luoghi dell'abbandono» condotta da Palazzo Madama.
L'associazione (il documento consegnato) si augura, innanzitutto, che la suddetta indagine consenta di realizzare una mappatura dei beni disponibili, considerate le criticità nell'individuazione di criteri pertinenti e confidando nel coinvolgimento dei sistemi amministrativi locali, per stabilire priorità sugli spazi da riqualificare. Ma via dei Prefetti auspica che l'attività della Commissione consenta anche di «inquadrare la dimensione "patrimoniale" del fenomeno dei luoghi culturali abbandonati, cioè quei sistemi di azioni che si attivano tra gli attori, istituzionali e non, che praticano un territorio e le strategie economiche che concorrono a trasformare una risorsa in "bene" prima e "patrimonio" culturale poi».

Il ruolo attivo degli enti locali
Secondo l'associazione, il perno di questa operazione non possono che essere le amministrazioni locali, strategiche per individuare i luoghi di interesse culturale, tanto nel tessuto urbano quanto nelle aree interne, periferiche o rurali, in cui attivare processi di valorizzazione. Processi da sviluppare con ampia condivisione all'interno delle comunità coinvolte, attivando forme di partenariato con le associazioni e puntando anche su una pubblica amministrazione non autoreferenziale e con competenze specifiche, che coinvolga tanto i soggetti gestori quanto la comunità locale nel suo complesso.

Tre interventi per la valorizzazione
Quanto poi al merito concreto di questa filiera, l'Anci indica tre strumenti utili per attivare interventi efficaci di valorizzazione e recupero dei beni culturali in stato di abbandono.
Da un lato l'individuazione, in particolare all'interno della nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, di finanziamenti specificamente destinati a progetti di recupero e valorizzazione di questo genere di beni.
Ancora, l'affidamento dei beni in gestione a soggetti del terzo settore, in un quadro di regole chiaro e trasparente, utilizzando modelli innovativi e coinvolgendo in particolare i giovani. Su questi temi l'Anci sta per firmare un apposito Protocollo d'intesa con il Forum del Terzo settore, che consentirà di definire strategie condivise a livello nazionale e locale, diffondere le buone pratiche e affiancare e aiutare i soggetti locali che vogliano intraprendere sperimentazioni innovative.
Infine, i Comuni segnalano la possibilità di avviare delle campagne di fundraising, anche attraverso l'utilizzo del meccanismo dell'«Art bonus», per sostenere i progetti, sia nella fase di reperimento delle risorse per gli interventi strutturali (recupero, risanamento, restauro ecc.), sia per garantire la successiva sostenibilità della gestione.


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