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Dalla Corte Ue via libera al taglio da 79 milioni al Fesr della Puglia

di Daniela Casciola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Corte di Giustizia Ue, in linea con il Tribunale, conferma la legittimità della riduzione di oltre 79 milioni di euro del contributo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) concesso all'Italia, relativo al programma operativo regionale della Regione Puglia per il periodo dal 2000-2006, che prevedeva la messa a disposizione delle autorità italiane di 1,721 miliardi.

La vicenda
Il caso risale al 2007 quando, in seguito a un controllo audit dei servizi della Direzione generale politica regionale, la Commissione aveva rilevato come il sistema di controllo sulla gestione dei fondi vigente nella Regione Puglia non fosse idoneo a garantire la legalità e l'efficienza della spesa comunitaria. In particolare, la Commissione evidenziava quattro aree critiche: l'indipendenza dell'autorità di pagamento dall'autorità di gestione; il numero e la qualità dei controlli di primo livello tanto dell'autorità di gestione quanto dell'autorità di pagamento; il numero e la qualità dei controlli di secondo livello; l'effettiva attuazione delle revoche e dei rimborsi conseguenti al rilievo di irregolarità in sede di controllo. Di qui la sospensione nel 2008 dei pagamenti Fesr intermedi per il programma pugliese. All'Italia venne concesso un periodo di tre mesi per effettuare i controlli e le correzioni necessarie a garantire che solo le spese ammissibili fossero coperte dal contributo europeo.

La riduzione dei contributi
Nel 2009, però, fu constatato che l'Italia non aveva rispettato tali indicazioni, di qui la conclusione: manca «una ragionevole certezza che i sistemi di gestione e di controllo del programma operativo regionale pugliese consentissero di garantire la legittimita', la regolarita' e l'accuratezza delle spese dichiarate per il periodo compreso tra l'inizio del periodo di programmazione e la data di sospensione dei pagamenti intermedi».
I contributi finanziari Fesr vennero così ridotti di 79,335 milioni, corrispondenti a una correzione forfettaria del 10 % sulle spese certificate fino alla data di sospensione dei pagamenti intermedi. Nella primavera 2014 il Tribunale ha respinto il ricorso dell'Italia volto ad annullare la decisione della Commissione.

La convalida della Corte
Le sue conclusioni sono state convalidate dalla Corte, che ha indicato come la Commissione non debba «provare puntualmente e specificamente l'insufficienza dei controlli effettuati dalle amministrazioni nazionali o l'irregolarità dei singoli dati da loro trasmessi, essendo sufficiente che offra elementi tali da far sorgere dubbi seri e ragionevoli in merito al sistema nazionale di controlli e verifiche».
Questo "alleggerimento" dell'onere della prova si spiega con quello che i giuristi nazionali definiscono «criterio di vicinanza (o disponibilità) della prova» e cioè con il fatto che nessuno meglio dello Stato membro è in condizione di raccogliere e verificare i dati necessari alla liquidazione dei conti del fondo in questione.
«È quindi lo Stato membro a dover fornire la prova più circostanziata, puntuale ed esauriente circa l'effettività dei propri controlli e, se del caso, l'inesattezza delle affermazioni della Commissione». Gli stessi principi si applicano anche al Fesr.


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